DIARIO DI VIAGGIO

Praga-Venezia al tempo di Covid19, a/r in 72 ore con tampone obbligatorio

Anche dopo il 15 giugno agli italiani che vogliono andare in Repubblica Ceca potrebbe essere richiesto di effettuare il test

di Giambattista Marchetto

L'Austria pronta a riaprire all'Italia a meta' giugno

Anche dopo il 15 giugno agli italiani che vogliono andare in Repubblica Ceca potrebbe essere richiesto di effettuare il test


3' di lettura

Mi sono trovato a cercare un modo per raggiungere l'Italia prima del 3 giugno, sia pure per meno di 72 ore, per impegni professionali.
Viaggiare in aereo risultava improbabile (salvo fare scalo per 15 ore a Kiev o ad Amsterdam) e anche viaggiare in bus e treno attraverso l'Austria rischiava di esser complicato da controlli e vincoli certificativi
Ho dovuto attendere l'offerta di un passaggio in automobile da parte di un business partner in partenza da Praga e diretto in Italia per programmare la discesa verso il Veneto.

Nei giorni precedenti la partenza, oltre a sottopormi al “tampone” all'ospedale militare di Praha 6, ho dovuto verificare l'allineamento tra il mio viaggio tutte le condizioni normative previste nei Paesi da attraversare. Il sito dell'Ambasciata italiana a Praga offriva già alcune informazioni e soprattutto rimandava al sito del Ministero dell'Interno ceco, dove tutti i requisiti per l'uscita e il rientro erano indicati con chiarezza (in ceco e in inglese). Anche le indicazioni relative al transito attraverso l'Austria erano chiare, mentre più sfumata risultava la situazione in Germania. Infine, le informazioni sul sito del Ministero dell'Interno italiano erano adeguatamente esplicite.
In sostanza, per poter viaggiare senza trovare intoppi ho predisposto, assieme al test, l'autocertificazione per il transito in Austria (reperibile sul sito dell'Ambasciata italiana a Vienna e tutt'ora valida), l'autocertificazione per l'ingresso in Italia per motivi di lavoro, una dichiarazione del mio committente e un paio di lettere di invito per incontri.


Viaggio in Italia senza intoppi

Il viaggio si rivela più sereno del previsto. Alla frontiera tra Repubblica Ceca e Germania i poliziotti cechi controllano i documenti e ci apostrofano con un saluto in italiano; ci attendiamo un check-point lato Germania, ma non appare nessuno e attraversiamo il Paese senza intoppi; alla frontiera austriaca si restringe l'autostrada e la polizia controlla chiunque transiti, ma con l'autocertificazione la procedura è veloce.
Finalmente in Italia... e non cambia nulla rispetto a 6 mesi fa: nessun controllo, transito quieto fino all'ingresso del tratto a pedaggio, una sosta all'autogrill deserto (consumazioni all'esterno), poi dritti fino in Veneto.
In Veneto gli spostamenti - sia su veicoli con targa italiana che sull'auto battente targa ceca - sono fluidi e non percepisco alcuna pressione nei controlli.


Ritorno a Praga via Villach

Dopo 48 ore in Italia (solo in Veneto), dopo un paio di incontri di lavoro e dopo aver salutato alcuni congiunti, sono ripartito alla volta di Praga.
Questa volta, guidando da solo, son passato dal Friuli e ho attraversato senza alcun ostacolo la frontiera Italia-Austria a Tarvisio, mentre all'altezza di Villach di nuovo il controllo e la raccomandazione: “no stop in Austria, Sir”. Ho attraversato le valli montane della Carinzia e della Stiria, ho superato Linz sotto la pioggia e finalmente ho raggiunto il confine ceco. Per rientrare nel Paese, ecco l'unico controllo stringente: un check al tampone (ogni Covid-test emesso in Repubblica Ceca ha un codice seriale), una verifica su passaporto e documento di residenza, un'occhiata alle mie credenziali professionali. Tutto in regola, dopo meno di 72 ore sono rientrato a Praga.


Cosa cambia dal 3 giugno

Per l'ingresso in Italia, il 3 giugno è stato il vero spartiacque.
Da quella data sono liberamente consentiti gli spostamenti per qualsiasi ragione da e per i seguenti Stati: Stati membri dell'Unione Europea; Stati parte dell'accordo di Schengen; Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord; Andorra, Principato di Monaco; Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano. Le persone che entrano o rientrano in Italia da questi Paesi non saranno più sottoposte a sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per 14 giorni, a meno che non abbiano soggiornato in Paesi diversi nei 14 giorni anteriori all'ingresso in Italia.
Ora il vero nodo sono i limiti che gli altri Paesi europei impongono a chi arriva dall'Italia o a chi trascorre un periodo oltre le 72 ore (per esempio per turismo) in Italia. Al momento la regolamentazione è frammentaria.
La Repubblica Ceca, ad oggi, mantiene il limite delle 72 ore e l'obbligo del Covid-test negativo per accedere da altri Paesi, mentre dal 15 giugno i confini saranno completamente aperti per i turisti in viaggio verso Croazia, Grecia, Bulgaria, Slovacchia, Germania, Austria e Polonia, ma anche Svizzera, Slovenia, Romania, Lituania, Latvia, Estonia, Finlandia, Norvegia e Islanda. L'Italia si colloca in una fascia intermedia di sicurezza, con Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Portogallo e Irlanda: per i residenti di questi Paesi potrebbe servire il test per entrare, ma ai residenti in Cechia di ritorno non dovrebbe esser richiesto. Infine per chiunque arrivi da UK e Svezia sono richiesti test e quarantena.

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