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Pranzo di Pasqua, i ristoratori: ancora il 10% di clienti in meno rispetto al 2019

Secondo Fipe-Confcommercio fatturato atteso di 317 milioni, manca però la fascia di turisti internazionali disposta a spendere di più e pesa il caro materie prime e dei costi energetici

di Emiliano Sgambato

(rilueda - stock.adobe.com)

2' di lettura

Ancora il 10% di presenze in meno al ristorante rispetto ai livelli pre-crisi. E con guadagni minori a causa da un lato della mancanza della fascia di turisti che spendono di più e dall’altro dei prezzi dei menu che sono rimasti pressoché fermi a fronte di materie prime e costi energetici sempre più alti. È il quadro tracciato da Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, in vista del tradizionale pranzo di Pasqua, secondo cui anche quest’anno «la piena ripresa è rimandata».

Nei giorni di Pasqua 10 milioni di turisti, tra italiani e stranieri, sono pronti a mettersi in moto lungo tutta la penisola, ma – denuncia Fipe – gli incassi attesi per i ristoranti sono in calo rispetto ai livelli pre-crisi: «Colpa, in particolare, dei flussi internazionali, con i turisti stranieri tradizionalmente più propensi sia a mangiare al ristorante che a spendere cifre più importanti, che non supereranno i 3 milioni nel nostro Paese durante il periodo pasquale».

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Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, le persone che mangeranno al ristorante nella domenica di Pasqua sono complessivamente 5,7 milioni, il 10% in meno rispetto al 2019, cioè rispetto al periodo prepandemia, l’unico con cui abbia senso fare un vero confronto. «Ciò nonostante – continua una nota Fipe – 9 locali su 10 sono pronti ad aprire i battenti per provare ad intercettare quanta più clientela possibile».

La forma preferita sarà quella del menu degustazione al prezzo medio di circa 55 euro, bevande incluse, per un fatturato complessivo di 317 milioni di euro.

«La ripresa, seppur parziale, dei flussi turistici internazionali è un’ottima notizia che fa ben sperare anche per l'estate – sottolinea il vicepresidente di Fipe-Confcommercio, Aldo Cursano –. Ciò che però è bene ricordare è che i turisti non si contano ma si pesano. In questa primavera le nostre città d'arte si stanno riempiendo di giovani e di turisti provenienti dai Paesi europei vicini all’Italia. Manca il target alto spendente, in particolare statunitensi, russi e giapponesi. Da qui il calo dei fatturati che stiamo già registrando».

Inoltre, aggiunge, «mentre l'industria alimentare, i fornitori di servizi di trasporto, i gestori di energia e carburante scaricano ogni loro extra costo a valle, con i titolari dei locali costretti ad acquistare prodotti a prezzi anche raddoppiati, questi ultimi continuano a tenere quanto più fermi possibile i listini. Una scelta dettata dallo stretto rapporto che ci lega alla nostra clientela che sappiamo essere in difficoltà economica in questo periodo, ma che vogliamo comunque possa godere della socialità e della professionalità del mondo del fuori casa. Il risultato è i prezzi del menu di Pasqua sono più o meno in linea con quelli di 3 anni fa. Ma non si può tirare troppo la corda: occorre un patto di filiera che veda tutti gli operatori impegnati a svolgere la funzione di ammortizzatori sociali per contenere i prezzi al consumo. Questo, in attesa di una vera ripresa per tutti».

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