«precari e senza diritti»

Precari e senza diritti: Apple e Foxconn sotto accusa in Cina per la produzione di iPhone 11

Un report dell'organizzazione non governativa americana «China Labor Watch» parla di violazioni dei diritti dei lavoratori nella fabbriche e disparità di trattamenti.

di Biagio Simonetta


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(Reuters)

2' di lettura

Domani è il giorno dell'iPhone 11. Oggi, però, per Apple c'è un'altra grana a cui pensare. Secondo un report dell'organizzazione non governativa americana China Labor Watch – specializzata nel valutare le condizioni di lavoro in Cina – la casa di Cupertino e la sua partner storica, la taiwanese Foxconn, avrebbero violato le leggi cinesi sul lavoro precario. E lo avrebbero fatto proprio nel corso degli ultimi mesi, per la produzione di iPhone 11.

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L'accusa è abbastanza rigida: Apple e Foxconn avrebbero impiegato un numero di lavoratori a tempo determinato superiore a quello consentito dalle leggi cinesi. Il fatto si sarebbe verificato nello scorso mese di agosto, nello stabilimento di Zhengzhou. Qui sarebbero stati assunti a tempo determinato circa il 50% degli operai impiegati nella produzione del nuovo smartphone della società di Cupertino. E nel corso di tutto il 2018, i lavoratori precari avrebbero toccato anche percentuali più alte (il 55%). Un reato, considerando che in Cina il limite massimo per i lavoratori con contratto a termine è fissato al 10% dell'intera forza lavoro, in modo da favorire le assunzioni a tempo indeterminato.

Ma c'è di più. Perché la denuncia della China Labor Watch, Ong con sede a New York, va a toccare molte altre corde. Secondo l'accusa, ad esempio, a molti dei precari assunti non sarebbe stato riconosciuto il bonus di produzione precedentemente pattuito. E poi ancora: la maggior parte degli assunti a termine sarebbero stati studenti (rientrati a scuola a settembre), con salari medi di 295 dollari al mese. Precari senza grandi garanzie, impiegati per molte ore al giorno e senza straordinari riconosciuti.

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«Apple e Foxconn – ha commentato Li Qiang, direttore esecutivo di China Labor Watch - sanno che la questione dei loro lavoratori a tempo determinato viola le leggi sul lavoro, ma siccome è vantaggioso assumere lavoratori a tempo non hanno affrontato la questione e hanno lasciato che queste violazioni continuassero negli anni».

Sia Apple che Foxconn hanno riconosciuto la violazione, rigettando però molte altre accuse. È necessario ricordare, però, che proprio Foxconn non gode di un passato roseo, in fatto di qualità della vita dei lavoratori. Negli anni, la società taiwanese che da sempre produce gli iPhone, ha fatto notizia per condizioni lavorative pessime, finendo più volte nell'occhio del ciclone.

Quest'ennesimo report, inoltre, arriva in un periodo storico molto delicato. I rapporti fra Usa e Cina sono ai minimi storici, e molte aziende americane – considerati i dazi imposti da Trump – stanno pensando seriamente di abbandonare la Cina per spostare la produzione altrove. Nello specifico, Apple è in costante contatto con l'India, Paese che sta predisponendo misure interessanti per sfruttare al meglio la guerra commerciale in corso fra Washington e Pechino. Ma questa, per ora, è un'altra storia.

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