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Precompilata, l’invio senza modifiche evita controlli e documenti

Spese sanitarie: detraibili tamponi e autotest Covid; Ffp2 solo se sono «dispositivo medico». Chi accetta la dichiarazione non conserva copie

di Marcello Tarabusi

Fisco, al via la precompilata: si scarica online

6' di lettura

Tempo di precompilata e, con l’avvento della pandemia, è soprattutto sul versante delle spese sanitarie che si concentrano domande e dubbi. Allora, proviamo a mettere in fila criteri e meccanismi normativi delle detrazioni, per aiutare a confrontarsi con la precompilata.

Va detto che per il 2021 non ci sono particolari novità relative alle spese sanitarie, per cui in linea generale valgono le regole applicate anche negli anni precedenti.

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La regola generale

Tutte le spese sostenute presso farmacie, laboratori di analisi, strutture sanitarie (come poliambulatori, cliniche, ospedali), o presso medici e altri professionisti sanitari sono detraibili e – salvo errori – dovrebbero essere state regolarmente trasmesse al Sistema tessera sanitaria e comparire nella precompilata.

Regola generale è che la detrazione spetta esclusivamente per le prestazioni sanitarie rese da un professionista abilitato o una struttura sanitaria autorizzata; per gli acquisti di beni, la detrazione vale solo se il bene è classificato come medicinale, dispositivo medico con marcatura Ce o altro presidio sanitario (ad esempio le protesi e i dispositivi medici costruiti su misura).

Non sono detraibili, invece, gli integratori alimentari, nemmeno se acquistati su prescrizione del medico. Per gli acquisti, oltre alla classificazione come medicinali (antipiretici e antinfiammatori) o dispositivi medici (i kit autotest per tamponi Covid sono dispositivi medico diagnostici in vitro, o Ivd secondo la sigla europea; le mascherine chirurgiche sono dispositivi medici) occorre dimostrare la conformità alle norme italiane ed europee: per i medicinali vale il codice Aic, per gli omeopatici senza Aic il codice identificativo attribuito da organismi privati, per i medicinali galenici – allestiti in farmacia - è necessario che la natura di “farmaco” o “medicinale” sia indicato sul titolo di spesa (scontrino o fattura), per i dispositivi medici occorre provare la “marcatura Ce”.

Le mascherine Ffp2 e Ffp3 sono invece classificate – salvo rare eccezioni che risultano dalla confezione - come Dpi e non come dispositivi medici e quindi nella stragrande maggioranza dei casi sono indetraibili. I tamponi eseguiti presso laboratori pubblici e privati sono detraibili, ma occorre il pagamento tracciato se il laboratorio non è accreditato al Ssn; attenzione ai tamponi eseguiti in farmacia: alcune farmacie li indicano sullo scontrino come «fornitura di dispositivo», altre come «servizio sanitario»: nel primo caso non occorre provare il pagamento tracciato, nel secondo invece sì.

Quanto alla documentazione da conservare, occorre fare una distinzione: se la dichiarazione precompilata viene accettata così come proposta dall’agenzia delle Entrate, senza correggere i dati relativi al calcolo dell’imposta, il contribuente è esonerato dai controlli formali e non è quindi tenuto a conservare la documentazione.

Si perde tale beneficio se invece si modifica anche un solo dato che influisce sul calcolo dell’imposta: non solo aggiungendo, togliendo o modificando redditi o oneri detraibili/deducibili, ma anche semplicemente modificando le quote dei familiari a carico o i giorni di spettanza delle detrazioni di lavoro dipendente: basta anche una sola di tali modifiche e scatta l’obbligo di conservare tutta la documentazione probatoria, anche per i redditi e gli oneri già presenti sulla precompilata.

Talvolta è capitato che per errore chi ha venduto mascherine Ffp2 abbia indicato sullo scontrino «dispositivo medico» e inviato la spesa alla precompilata: chi si trovasse in tale condizione sappia che se non si modifica nulla, quella spesa non verrà contestata; ma se si operano modifiche, anche su altri dati, è meglio stralciare l’onere delle Ffp2 erroneamente inserito dal venditore, altrimenti in caso di controllo la spesa potrebbe essere contestata.

È sempre possibile detrarre il vaccino pagato in proprio

Quest’anno ho fatto il vaccino influenzale a pagamento in farmacia. È detraibile? Con quali documenti va dimostrato?

I soggetti che pagano il vaccino di tasca propria possono certamente detrarlo, trattandosi pacificamente di una prestazione sanitaria. Il costo pagato è il corrispettivo previsto dagli accordi regionali, a cui si aggiunge il prezzo del vaccino. Alcune farmacie sullo scontrino hanno battuto l’intero importo come prezzo del vaccino; altre come due prestazioni distinte (una cessione di bene e una prestazione di servizio), altre ancora come un’unica prestazione sanitaria di servizio.

In tutti e tre i casi spetta la detrazione, ma sono diverse le regole relative alle modalità di pagamento. Dove lo scontrino indica una vendita di “medicinale”, non serve tracciamento; laddove invece dal documento di spesa risulta erogato un servizio, è preferibile conservare prova del pagamento tracciato. L’esenzione da tracciamento, infatti, vale solo – oltre ai farmaci e dispositivi – per le prestazioni delle strutture sanitarie “accreditate al Ssn”; la farmacia non è, a rigore, struttura “accreditata”, ma solo “convenzionata”, per cui l’interpretazione più rigorosa impone il tracciamento.

Fisco, conviene prorogare l’abbonamento per la palestra

Nel 2021 mi è stato rimborsato l’abbonamento alla palestra di mio figlio, che è stata chiusa per Covid. Avevo pagato a marzo per l’intera annualità, pari a 350 euro. Mi avevano proposto di sospendere l’abbonamento e riattivarlo a fine pandemia, ma ho preferito riavere i soldi. Devo dichiarare il rimborso nel 730?

I rimborsi di oneri dedotti o detratti in anni precedenti sono soggetti a tassazione separata con l’aliquota media del biennio procedente (minimo 23%), evitando così di sommarli al reddito complessivo ed assoggettarli all’aliquota marginale dello scaglione più elevato. Se nella dichiarazione dei redditi 2020 (precompilata o 730 2021) la spesa per la palestra era stata detratta, il rimborso va indicato nel quadro D, al Rigo D7, indicando nella colonna 1 il codice “4” e nella colonna 3 l’anno “2020”.

Non sarà tassato il totale di 350, ma solo la quota proporzionale all’importo detratto: se nell’anno è stato rimborsato l’intero, quindi, al Rigo D7 va indicato l’importo 210. Se il rimborso è stato parziale, si dovrà fare il seguente calcolo proporzionale = 210 : 350 x R (dove “R” è il rimborso ricevuto).

In ogni caso, il rimborso risulterà sconveniente: la detrazione goduta era infatti del 19% (quindi 40 euro) , mentre le tasse sul rimborso saranno, come minimo, pari al 23% (quindi non meno di 48 euro). Sarebbe stato quindi preferibile richiedere la proroga dell’abbonamento (mantenendo la detrazione goduta) o, avendo chiesto il rimborso, escludere direttamente l’onere dal 730 dell’anno scorso.

Lo stesso calcolo va fatto quest’anno: se già sappiamo che una spesa pagata nel 2021 sarà rimborsata nel 2022, bisogna comparare la tassazione del rimborso con il bonus fiscale che si potrebbe godere sulla spesa. Se l’onere è detraibile al 19%, conviene sempre eliminarlo dalla precompilata quest’anno (altrimenti l’anno prossimo si verrà tassati al 23%). Se si tratta di oneri deducibili, o spese che danno una detrazione più alta (ad esempio manutenzioni edilizie), se l’aliquota media di tassazione separata è più alta converrà invece inserire la spesa quest’anno, e pagare (meno) sul rimborso l’anno prossimo.

Nella causa per un incidente perizie legali e Ctu si scontano

Ho intentato una causa di risarcimento del danno biologico a seguito di un incidente. Ho dovuto prima pagare la perizia del mio medico legale, poi le spese del Ctu nominato dal Tribunale, che il giudice ha posto provvisoriamente a mio carico. La causa non è stata ancora decisa. Posso detrarre i costi come spese sanitarie?

La detrazione non è correlata alla finalità ma solo alla natura della spesa, e quindi spetta anche per le perizie medico-legale (si veda la circolare 95/E del 12.05.2000, risposta 1.1.4).

Per le spese di Ctu dovrebbero valere le medesime regole, ma una recente risposta ad interpello (625/2021) ha sostenuto che l’onorario del consulente tecnico d’ufficio (Ctu) non si detrae perché la fattura è intestata al tribunale e non alla parte. Non condividiamo tale orientamento. La stessa Agenzia (risoluzione 88/E del 2015) riconduce l’attività del Ctu a prestazione medico-legale.

Si tratta quindi certamente di “spesa sanitaria”. Che le fatture dei Ctu siano intestate al tribunale è solo un formalismo Iva (preteso dall’Agenzia), ma per legge le spese processuali sono a carico delle parti. Il “documento di spesa”, quindi, è costituito della prova del pagamento – necessariamente tracciato – al Ctu, abbinato alla fattura (che deve recare l’indicazione che la spesa è pagata dalla parte), unita al provvedimento del giudice che pone la spesa a suo carico.

La regressività delle detrazioni si applica a partire dal 2020

Nel 2020 ho detratto 10.000 euro per manutenzione su immobile vincolato. Il mio reddito era di 160mila euro, per cui ho goduto della detrazione solo sull’importo di 10.000 x (240.000 – 160.000) / 120.000 = 6.666,67. Nel 2021 l’assicurazione mi ha rimborsato l’intero importo. È tassato?

Il caso non è previsto dalla legge e da nessuna circolare dell’Agenzia, perché la regressività delle detrazioni per chi ha redditi tra 120mila e 240mila euro si applica solo dal 2020. La detrazione si riduce proporzionalmente al crescere del reddito, fino all’azzeramento oltre il tetto massimo.

La soluzione più ragionevole ci pare tenere conto del pro-rata con cui è stata detratta la spesa nell’anno precedente, indicando in dichiarazione solo la quota di rimborso corrispondente a tale proporzione. Nel caso del quesito si dovrebbe quindi tassare solo l’importo di 6.666,67 euro, pari a quello a suo tempo detratto. Il principio è coerente con varie indicazioni dell’agenzia delle Entrate in casi analoghi, pur in assenza di pronunce ufficiali.

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