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Precompilata, rimborsi in busta paga da luglio a dicembre

Compilazione invariata, modifiche significative o non, contribuenti recidivi sulle irregolarità, le «incongruenze», oltre 4mila euro di credito: queste le variabili che incidono sulle tempistiche dell’erogazione del credito da parte del Fisco

di Enrico Bronzo


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(Fotolia)

4' di lettura

Se dalla dichiarazione precompilata - la cui presentazione scade il 23 luglio - emergesse un credito (o un debito), il relativo rimborso (o trattenuta) a favore del contribuente verrà curato direttamente dal datore di lavoro (o dall'ente pensionistico). In caso di debito il datore di lavoro o l'ente pensionistico effettuerà la trattenuta. La somma sarà accreditata (o trattenuta in caso di debito) nella busta paga o nella rata di pensione a partire da luglio oppure da agosto per i pensionati.

E per chi ha perso il lavoro?
I contribuenti che non hanno un sostituto d'imposta, per esempio perché hanno perso il lavoro nel corso dell’anno, riceveranno l'eventuale rimborso direttamente dall'agenzia delle Entrate. Qualora il contribuente abbia fornito all'Agenzia le coordinate del suo conto corrente bancario o postale (codice Iban), il rimborso viene accreditato sul conto.

Se, al contrario, emerge un debito, il contribuente che invia direttamente la dichiarazione può effettuare il pagamento tramite la stessa applicazione online (la procedura consente, infatti, di indicare l’Iban del conto corrente su cui effettuare l'addebito). In alternativa può anche stampare il modello F24 che l'Agenzia ha già precompilato con i dati necessari e pagare con le modalità ordinarie.

Il contribuente, invece, che si rivolge per l'assistenza fiscale a un Caf o professionista abilitato, può trasmettere in via telematica il modello F24 all'agenzia delle Entrate tramite lo stesso intermediario, oppure versare con il modello F24 che gli sarà consegnato.

Ecco i motivi per cui il pagamento può essere bloccato
Con provvedimento del 19 giugno 2019 l'agenzia delle Entrate ha fissato i criteri per l'individuazione degli elementi di incoerenza delle dichiarazioni dei redditi modello 730/2019 con esito a rimborso, nonché le modalità di cooperazione finalizzata ai controlli preventivi (con l’Inps). I casi soggetti a possibili controlli sono:

1) le dichiarazioni presentate direttamente, o tramite il sostituto d’imposta, con modifiche* rispetto alla dichiarazione precompilata che incidono sulla determinazione del reddito, o dell'imposta, e che presentano elementi di incoerenza rispetto ai criteri pubblicatidalle Entrate;

2) in caso di rimborso superiore a 4mila euro.

3) la presenza di situazioni di rischio individuate in base alle irregolarità verificatesi negli anni precedenti.

* le modifiche devono consistere nello scostamento per importi significativi dei dati risultanti nei modelli di versamento, nelle certificazioni uniche e nelle dichiarazioni dell'anno precedente, o nella presenza di altri elementi di significativa incoerenza rispetto ai dati inviati da enti esterni o a quelli esposti nelle certificazioni uniche.

Controlli entro quattro mesi
L’agenzia delle Entrate può effettuare controlli preventivi, in via automatizzata o mediante verifica della documentazione giustificativa, entro quattro mesi dal termine previsto per la trasmissione della dichiarazione, o dalla data della trasmissione, se questa è successiva a detto termine.

Rimborsi entro sei mesi
Il rimborso spettante al termine delle operazioni di controllo preventivo è erogato dall'Agenzia delle Entrate non oltre il sesto mese successivo al termine previsto per la trasmissione della dichiarazione (quindi non oltre il 22 gennaio, presumibilmente entro la busta paga di dicembre).

Quindi, va sottolineato che i controlli preventivi possono trovare applicazione anche con riferimento alle dichiarazioni presentate ai Caf o ai professionisti abilitati.

Quindi ecco quando si riceverà il rimborso
A partire dalla retribuzione di competenza del mese di luglio - scrive l'agenzia delle Entrate sul proprio sito - il datore di lavoro o l'ente pensionistico deve effettuare i rimborsi relativi all'Irpef.

Per i pensionati queste operazioni sono effettuate a partire dal mese di agosto o di settembre (anche se è stata richiesta la rateizzazione).

Per concludere ecco i casi possibili:
Caso a) a chi non ha toccato la precompilata - presentata da oltre tre milioni di contribuenti - il rimborso può essere erogato subito con lo stipendio di luglio (considerando che si poteva inviare dal 2 maggio 2019), da agosto per i pensionati;

caso b) per chi avesse modificato la precompilata:

1) se lo ha fatto in maniera poco significativa, ottenuto il via libera dalle Entrate, nelle mensilità successive allo stesso;

2) se invece la modifica fosse stata significativa, allora le Entrate potrebbe dare vita a un controllo entro quattro mesi dal 23 luglio, quindi entro il 22 novembre: per cui se in busta paga non ci saranno, mese dopo mese, i soldi è perché l’Agenzia sta valutando, o effettuando, un controllo che:
- se negativo, potrebbe al più tardi far trovare i soldi un busta paga a novembre:
- se positivo vedrà attivarsi un confronto con il contribuente per le necessarie verifiche;

caso c) chi è ritenuto un contribuente a rischio, a causa di dichiarazioni infedeli negli anni precedenti, può subire la stessa sorta dei controlli;

caso d) idem per chi sfora i 4mila euro di credito;

Comunque sia
Le Entrate garantiscono comunque, e per iscritto, che entro sei mesi dalla scadenza della dichiarazione il rimborso verrà erogato. Quindi, tenendo conto della modalità del rimborso, i soldi entreranno in busta paga entro dicembre o integralmente o con importi rivisti dopo la fase di verifica.

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