WELFARE AZIENDALE

Premi ai dipendenti, «perdono» per i ritardi nella Cu

dalla Redazione

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Aziende «perdonate» per i ritardi nell’invio di una nuova Cu alle Entrate, se questo è dovuto per consentire al dipendente di applicare in dichiarazione dei redditi l'imposta sostitutiva del 10% sui premi di risultato ricevuti.
Su questo e su molti altri temi è intervenuta oggi l’Agenzia con la circolare n. 5/E , redatta d'intesa con il ministero del Lavoro. E domani, sul Sole 24 Ore, una pagina intera intera sarà dedicata alla nuova corcolare, con i commenti degli esperti.
L’atto era particolarmente atteso perché costituisce il necessario approfondimento applicativo sulle novità normative contenute nella legge di Stabilità 2017 e nel Dl n. 50/2017 rispetto all'agevolazione prevista per i titolari di reddito di lavoro dipendente. Con la «Certificazione unica tardiva», l'imposta sostitutiva potrà così essere applicata dal lavoratore anche sugli acconti o anticipazioni dei premi di risultato, già assoggettati a tassazione ordinaria, in sede di dichiarazione dei redditi.
Il datore di lavoro, in questi casi, dovrà emettere quindi una nuova Certificazione unica (Cu), in base alla quale il lavoratore dipendente potrà applicare l'imposta sostitutiva sugli acconti o anticipazioni dei premi di risultato in sede di dichiarazione dei redditi. L'Agenzia chiarisce chenon ci saranno sanzioni.
In ogni caso, il limite dell'importo che può essere soggetto ad imposta sostitutiva (ora di 3mila euro) è riferito al singolo periodo di imposta.
Altri chiarimenti sono stati forniti sul regime di favore nei gruppi aziendali, che viene riconosciuto se la contrattazione collettiva aziendale subordina l'erogazione del premio di risultato al raggiungimento di un obiettivo di gruppo. In questo caso, precisa l’Agenzia, sarà possibile individuare nell'obiettivo raggiunto dal gruppo societario il presupposto per l'agevolazione, se i rapporti di lavoro siano gestiti, nell'ambito del Gruppo, in maniera unitaria ed uniforme e se la contrattazione collettiva per tutte le aziende del Gruppo sia gestita in maniera centralizzata in capo ad una sola società (di solito la casa-madre). Il beneficio però spetta solo nel caso di società residenti in Italia o di società non residenti che esercitano l'attività nel territorio dello Stato, proprio perché la norma punta ad agevolare i risultati di redditività che contribuiscono alla crescita del sistema produttivo nazionale.

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