ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe ipotesi di calcolo

Premi di risultato, con la conversione in welfare aumenta il vantaggio fiscale

La scelta comporta la totale non imponibilità ai fini fiscali per il lavoratore, alla quale consegue la non imponibilità ai fini contributivi, sia per il lavoratore, sia per il datore di lavoro

di Diego Paciello

Partecipate: aumentare la produttività misurando le performance

3' di lettura

La prima bozza della legge di bilancio 2023 prevede il dimezzamento, dal 10% al 5%, dell’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali applicabile ai premi di risultato erogati in base alla legge 208/2015. Possono fruire di questa aliquota agevolata i premi, di ammontare variabile ed entro il limite di 3mila euro lordi annui, la cui corresponsione sia legata a incrementi di produttività, redditività, efficienza, qualità e innovazione, nonché le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa.

Premi per redditi fino a 80mila euro

I premi agevolabili devono inoltre essere erogati in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali previsti dall’articolo 51 del Dlgs 81/2015 e i beneficiari possono essere unicamente i titolari di reddito di lavoro dipendente, del settore privato, di importo non superiore, nell’anno precedente quello di percezione del premio, a 80mila euro. I premi ai quali si può applicare l’imposta sostitutiva possono essere convertiti, per scelta dei beneficiari, in tutto o in parte, nel cosiddetto welfare aziendale, ossia in somme, beni e servizi di cui ai commi 2, 3 ultimo periodo e 4 dell’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir). La conversione del premio comporta la totale non imponibilità ai fini fiscali per il lavoratore, alla quale consegue la non imponibilità ai fini contributivi, sia per il lavoratore, sia per il datore di lavoro.

Loading...
I CONTRATTI DI PRODUTTIVITÀ
Loading...

In sostanza, la conversione in welfare del premio consente al lavoratore di poter fruire di un importo netto pari al lordo del premio maturato, che corrisponde altresì al costo del premio per il datore di lavoro.

Il risparmio per l’addetto

Considerando l’importo medio dei premi di risultato a livello nazionale, pari a circa 1.500 euro, e che la contribuzione a carico dipendente è circa del 10%, la riduzione dell’aliquota dell’imposta sostitutiva del 5% comporterà un aumento del valore netto del premio mediamente percepito pari a circa 67,50 euro, portando il suo valore netto dagli attuali 1.215 euro a circa 1.282,50 euro. Sebbene la conversione in welfare continuerà a comportare per il dipendente un incremento del potere d’acquisto di quasi il 17% (1.500 euro invece che 1.282,50), la riduzione dell’aliquota dell’imposta sostitutiva potrebbe rendere la conversione in welfare del premio - che si attesta, a livello nazionale, tra il 20 e il 25% - leggermente meno conveniente rispetto a oggi, con una conseguente possibile riduzione del tasso di conversione.

È però ormai prassi consolidata di mercato che il datore di lavoro, per incentivare la conversione in welfare dei premi da parte dei dipendenti, rinunci, in tutto o in parte, al conseguente risparmio in termini di contribuzione a suo carico - pari a circa il 30% del premio lordo riconosciuto al lavoratore - riconoscendolo ai dipendenti sotto forma di incremento on top del valore del premio convertito. Sempre prendendo in considerazione l’importo lordo medio del premio a livello nazionale di 1.500 euro, in caso di erogazione in denaro il costo per il datore di lavoro sarebbe di circa 1.950 euro, a fronte, come detto, di un netto per il dipendente, considerando la nuova aliquota dell’imposta sostitutiva del 5%, pari a circa 1.282,50 euro.

A fronte della conversione da parte del dipendente dell’intero valore del premio in somme, beni e servizi di welfare, in caso di riconoscimento, da parte del datore di lavoro, dell’intero risparmio contributivo conseguente alla conversione, mantenendo quindi il costo del premio allo stesso livello dell’erogazione in denaro, il dipendente avrebbe a disposizione 1.950 euro netti. Nel caso esposto, il dipendente avrebbe quindi un potere netto di acquisto superiore di oltre il 50% rispetto al premio erogato in denaro: in termini di convenienza, il trade off tra denaro e welfare continuerebbe ad essere a favore di quest’ultimo.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti