prove tecniche di GOVERNO

Premier M5S-Lega, tutti i veti incrociati da superare per arrivare all’accordo

di Mariolina Sesto


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(AFP)

2' di lettura

La casella delle caselle rappresenta ancora un rebus. Mentre la trattativa su metodo e programmi prende quota, il nome del premier resta il più grande punto interrogativo nel cantiere per costruire il governo già ribattezzato “Giamaica” (dallo stato che ha una bandiera di colore giallo-verde).

Per la verità, sia la Lega che i Cinque stelle hanno messo sul tavolo dei nomi di potenziali premier, che si sono però incagliati nei veti incrociati degli alleati. Veti che però dovranno cadere entro la giornata di domenica, quando tutti i nomi dovranno essere comunicati (seppure in via informale) al Quirinale.

M5S dice no a candidati di «garanzia» per Berlusconi
I pentastellati hanno tolto dal piatto il loro leader e candidato premier Luigi Di Maio ma hanno chiarito che non accetteranno alla guida del governo un uomo (diciamo così) troppo gradito a Silvio Berlusconi. Gli stessi forzisti in queste ore chiariscono che il loro comportamento al momento della fiducia (astensione o opposizione) sarà dettato dalla figura scelta come premier. Il veto M5S ha dunque fatto cadere l’ipotesi di Giancarlo Giorgetti premier. Il capogruppo della Lega alla Camera, che vanta peraltro ottimi rapporti con l’inner circle pentastellato, è vissuto come troppo garantista nei confronti dell’ex Cavaliere.

L’alt della Lega ai profili «tecnici»
All’intolleranza dei grillini per profili di garanzia nei confronti di Forza Italia fa da contraltare la netta opposizione del Carroccio a personalità di tipo tecnico, specie se provenienti dalle istituzioni europee. «Non appoggerò mai governi guidati da dame di compagnia della Commissione europea» ha tuonato solo qualche giorno fa Matteo Salvini. Anche se non è un mistero per nessuno che il Colle non accetterà un premier e dei ministri che non garantiscano una linea di politica estera ispirata all’atlantismo, all’adesione all’Unione europea e al rispetto dei Trattati internazionali. Più o meno seguendo la stessa logica, la Lega ha bocciato la candidatura avanzata da M5S di Enrico Giovannini. Ex ministro del Lavoro del governo di Enrico Letta e presidente dell’Istat, Giovannini ha portato in Italia un indice economico alternativo al Pil, che piace ai pentastellati, il Bes, benessere equo e sostenibile. Un profilo giudicato tecnico e con l’aggiunta di venature di sinistra. Dunque, indigeribile dall’ala verde dell’alleanza.

Nelle ultime ore salgono le quotazioni del direttore generale della Farnesina Elisabetta Belloni, proposta dai Cinque stelle e (pare) non ostacolata dalla Lega. Poiché faceva parte anche della lista del Colle per il governo neutrale potrebbe essere davvero la carta giusta. Almenoché questo particolare non venga considerato da qualcuno un peccato originale. Sul quale porre l’ennesimo veto.

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