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Premio Michelin Chef Donna, la vincitrice è Martina Caruso

di Fernanda Roggero

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Martina Caruso (Foto: Lido Vannucchi)


4' di lettura

Giovane, solare e decisa, radicata nel suo territorio. È Martina Caruso, una stella Michelin all'hotel Signum di Salina, la vincitrice del premio Michelin Chef Donna 2019 supportato da Veuve Clicquot. L'assegnazione è avvenuta a Milano nel corso di una serata decisamente rappresentativa dell'universo femminile ai fornelli. Molte le donne chef presenti, diverse delle quali riunite nell'Atelier des Grande Dames che è stato creato dalla maison nel 2016 a sostegno del talento femminile nell'alta ristorazione.

Si è discusso di cucina e di donne chef, ci si è chiesti se ha ancora senso un premio dedicato (sì, non in quanto tutela di una sorta di “riserva indiana” ma come stimolo a sostenere, scovare e formare giovani cuoche in gamba) e come si esprima - se c'è - una specificità femminile nell'alta cucina.

La motivazione della scelta

Veuve Clicquot sostiene il premio Michelin da tre anni: prima di Martina Caruso erano salite sul podio Caterina Ceraudo del ristorante Dattilo a Strongoli e Fabrizia Meroi del Laite di Sappada. Con Martina si torna al Sud e, nel suo caso, il legame con il territorio è vitale, come si legge anche nella motivazione del premio. “Una cucina strutturata - spiega Michelin - ma allo stesso tempo fresca e delicata, con proposte originali che esaltano i sapori e i profumi dei prodotti locali. Martina Caruso riceve il premio Michelin Chef Donna 2019 per la grande volontà e capacità di progredire e di rappresentare la sua isola raggiante, attraverso una grande tecnica e il tocco femminile di una giovane donna appassionata e determinata”.

La storia del premio
Non è un caso se Veuve Clicquot ha deciso di sostenere l'altra metà del cielo della gastronomia. Lo si evince dal nome stesso della maison che oggi fa capo al colosso del lusso Lvhm. La “veuve” è Madame Barbe-Nicole Ponsardin, vedova Clicquot appunto, audace e determinata quanto lungimirante e creativa. È lei, a soli 27 anni, a prendere in mano le redini dell'azienda di famiglia fondata nel 1772 dal suocero. È lei a creare il primo Champagne millesimo e la table de remuage (l'attuale pupitre), tecnica per l'affinamento perfetto.
Uno spirito indomito che rappresenta un ottimo riferimento per le giovani cuoche, chiamate proprio come lei a conciliare ruoli diversi in un ambiente estremamente competitivo ed esigente.

Chiamate a definire ciò che esprime la loro femminilità nel contesto in cui operano - tema del portfolio fotografico realizzato da Veuve Clicquot - alcune cuoche presenti alla premiazione hanno richiamato una serie di parole-chiave: energia, empatia, dedizione e condivisione. Elementi necessari ad ogni cuoco e in generale ad ogni professionista che si rispetti. Per ribadire che anche nell'alta cucina non è opportuna una rivendicazione di genere ma la possibilità di partire e competere, se necessario, senza handicap. “La mia femminilità in cucina è espressione della mia terra - ha dichiarato la vincitrice del premio Martina Caruso -. La mia vita è fatta di pescatori che mi raccontano le storie del mare e dei suoi tesori, di donne che raccolgono i capperi e che se ne prendono cura per conservarli, degli orti e dei frutteti curati da mio papà, della montagna con le sue erbe spontanee funghi, castagne e radici”.

L’ospite valuta la qualità del piatto non il genere
“L'ospite di un ristorante raramente vede il cuoco - ha rimarcato Antonia Klugmann de L'Argine a Vencò -. Non sa se questo sia un uomo o una donna. Sia alto, basso, bello, brutto, simpatico o antipatico. Il cuoco comunica attraverso il prodotto del proprio lavoro, come un artigiano, e viene valutato in base alla bontà del proprio piatto”. “Nella mia cucina - ha spiegato Solaika Marrocco di Primo Restaurant a Lecce - non esistono urla, piatti rotti, o situazioni di caos. A volte, uno sguardo rimprovera più di parole urlate ad alta voce e a volte consola e dirige più di una parola dolce. È empatia, è il capirsi comunicando con uno sguardo”. “Tenacia, perseveranza, fatica, ottimizzazione, amore. Ecco cosa serve ad una donna per gestire una famiglia, e lo stesso serve ad una donna che arriva a gestire una cucina nel mondo dell'alta ristorazione” ha concluso Katia Maccari de I Salotti del Patriarca a Chiusi.

Le 16 cuoche che fanno parte dell'Atelier des grande dames sono:
1. Martina Caruso * – Hotel Signum - Malfa Salina (ME)
2. Caterina Ceraudo *– Dattilo - Strongoli (KR)
3. Maria Cicorella * - Ristorante Pasha – Conversano (BA)
4. Tina Cosenza – Ristorante Teresa - Genova Pegli (GE)
5. Iside de Cesare * - La Parolina – Trevinano (VT)
6. Michelina Fischetti *- Oasis-Sapori Antichi – Vallesaccarda (AV)
7. Giuliana Germiniasi * - Ristorante Capriccio – Manerba del Garda (BS)
8. Antonia Klugmann * - L'Argine a Vencò – Dolegna del Collio (GO)
9. Katia Maccari * - I Salotti del Patriarca – Chiusi (SI)
10. Solaika Marrocco * - Primo Restaurant - Lecce
11. Isa Mazzocchi * - La Palta – Borgonovo Val Tidone (PC)
12. Aurora Mazzucchelli * - Ristorante Marconi – Sasso Marconi (BO)
13. Fabrizia Meroi * - Ristorante Laite – Sappada (UD)
14. Anna Tuti – Castello di Trussio dell'Aquila d'Oro – Dolegna del Collio (GO)
15. Marianna Vitale * - Sud Ristorante – Quarto (NA)
16. Mara Zanetti * - Ristorante Osteria da Fiore - Venezia

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