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«Preoccupati per rete unica, a rischio decine di migliaia di esuberi nel settore»

La denuncia di Alessandro Faraoni, segretario della Fistel Cisl, dopo la firma del memorandum per la creazione di un'unica infrastruttura in fibra

di Simona Rossitto

Alessandro Faraoni, segretario generale della Fistel Cisl

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Preoccupazione dopo la firma del mou sulla rete unica per i risvolti occupazionali di Tim e dell’intero comparto oltre che per il «silenzio» da parte del Governo. Così Alessandro Faraoni, nuovo segretario generale della Fistel Cisl, commenta con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore e della Luiss Business School) il primo tassello, con la firma del memorandum of understanding, della realizzazione della società che metterà a fattor comune gli asset di rete di Tim con Open Fiber. Il rischio, se il processo non viene gestito bene, è quello di generare in tutto il comparto «decine di migliaia di esuberi».

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«Auspichiamo il coinvolgimento di tutti gli operatori del settore»

«Sul tema della rete unica – spiega Faraoni - sindacalmente abbiamo sempre sostenuto un ruolo importante del Governo nella governance attraverso Cdp e auspicheremmo anche un coinvolgimento di tutti gli altri operatori del settore, creando finalmente un'unica rete nazionale in fibra. È un settore, quello della fibra, dove non ha senso la duplicazione delle infrastrutture che diventa un inutile spreco di risorse pubbliche e private. D'altronde, la doppia copertura, da una parte di Tim e dall'altra Open Fiber si è rivelata a tutti gli effetti un fallimento; le aree grigie o bianche sono rimaste pienamente scoperte e ce ne siamo accorti durante la pandemia con oltre 11 milioni di italiani senza una vera e propria connessione degna di questo nome». Il sindacalista punta il dito anche sulla gestione del Pnrr con i bandi indetti dal ministero della Transizione digitale. «Abbiamo sempre sottolineato – dice - il rischio che le gare indette dal Governo non risolvono il problema del digital divide, dell'inclusione sociale e del raggiungimento degli obiettivi della Ue. Lo dimostra il fatto che alcuni bandi sono andati deserti. Gli operatori non sono incentivati a cablare queste aree e così non si raggiunge l'obiettivo di assicurare a tutti li diritto universale alla connessione. Ne deriva un'Italia a due velocità, a seconda che ci sia la connessione veloce o meno. Noi, invece, necessitiamo di una copertura totale sul territorio, anche grazie al contributo di tutti gli operatori, per realizzare un'infrastruttura moderna e accompagnare la digitalizzazione del Paese».

«A livello occupazionale oggi forte divario tra numero dipendenti di Of e di Tim»

Tornando alla rete unica, «il memorandum è un primo tassello rispetto al progetto del Governo, per noi allo stato attuale è ancora pieno di incognite poiché di fatto non viene chiarito come si strutturerà, quali sono i perimetri delle attività e soprattutto il numero dei dipendenti che vi confluirà». A livello occupazionale, in particolare, «occorre tener presente che attualmente c'è una sperequazione notevole tra il mondo Tim e il numero di dipendenti in Open Fiber che ha lavorato molto facendo ricorso a personale esterno. Sotto questo punto di vista è fondamentale che nella rete confluiscano tutti i dipendenti delle due società salvaguardando le professionalità esistenti, le esperienze e la storia di ogni singolo lavoratore. Dobbiamo, inoltre, capire qual è l'idea da parte di Tim e del governo riguardo alla società dei servizi di Tim, ServiceCo, e se si pensa cioè a tutelare solo gli interessi dell'azionista Vivendi. In questo caso noi non siamo d'accordo: non possiamo ‘distruggere' un'azienda importante come Tim, l'unica italiana nel settore, andando ad arricchire a livello finanziario gli azionisti stranieri. Inoltre, noi dobbiamo pensare anche a riqualificare una fetta dei dipendenti Tim, legata a tecnologie obsolete, adeguandola allo sviluppo dei nuovi servizi, alla innovazione tecnologica e digitale. Nell'ottica della formazione, anche il Governo deve fare la sua parte finanziando il fondo bilaterale di settore creato da aziende e sindacati. Non dobbiamo dimenticare che, se si accende la miccia Tim, si rischia di far deflagrare tutto il comparto delle tlc».

«Sul settore tlc non c'è un attento e giusto sguardo del Governo»

Guardando allo scenario complessivo, in conclusione, «si rischiano esuberi da decine di migliaia di posti di lavoro e tutto ciò sarà evidente quando Tim farà le sue scelte e si capirà l'eventuale impatto interno e sull'indotto. I primi a soffrirne saranno i call center che lavorano molto con commesse date da Tim dove sono impiegati molte donne e giovani. Noi siamo molto preoccupati per il settore tlc, ci sembra di poter dire che non c'è un giusto e attento sguardo da parte del Governo che è stato su queste vicende molto silente, nonostante i confronti avuti a livello formale e informale».

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