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Preraffaelliti: poesia e bellezza al Palazzo Reale di Milano

La mostra raccoglie circa 80 opere, tra cui la celebre Ofelia di John Everett Millais, provenienti dalla Tate di Londra

di Stefano Biolchini


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3' di lettura

Dolente e sinuosa La Dama di Shalott va incontro al suo destino funesto: non vedrà mai Lancillotto e troverà la morte. La forza misteriosa delle donne, la loro sensualità dirompente ma anche la necessità di veder loro riconosciuti diritti che la società vittoriana neppure contemplava, e ancora l’ambientazione attenta in una natura dettagliata e selvaggia sono tra i temi più cari ai Preraffaelliti e ai loro seguaci. In principio furono 7. Correva l’anno 1848, anno di rivolte popolari nei paesi europei, quando Dante Gabriel Rossetti, suo fratello William Michael, Thomas Woolner, William Holman Hunt, John Everett Millais, James Collinson e Frederic George Stephens diedero vita al Pre-Raphaelite Brotherhood, la confraternita e prima fra le avanguardie europee che avrebbe cambiato il corso dell’arte inglese . Nel rigido mondo del secondo ottocento la loro era una controcultura che rifiutando l’accademia guardava ai modelli medievali e al loro naturalismo e simbolismo, a Dante e Boccaccio, al Roman de la Rose e ai grandi pittori italiani, ai romanzieri contemporanei ma anche ai poeti, primo fra tutti John Keats. Il loro osservare in maniera ravvicinata e intima alla natura come ai protagonisti delle scene dipinte, come dimostra la celebre Ofelia shakespeariana di Millais, produssero un’eco profonda nella società dell’epoca, portando alla ribalta non solo donne cockney e bambini, ma l’intero complesso sistema di restrittive convenzioni sociali che venivano messe a dura prova dalla vita privata e dalle critiche della confraternita. La bellezza inaudita dai capelli ramati della proletaria Elizabeth Siddal, che posò per Millais in una vasca da bagno fino ad ammalarsi, la ritroviamo nelle vesti della Beatrice dantesca della Vita Nuova in Beata Beatrix, creatura terrena e transumanata, con il papavero mortifero, per lei che era deceduta da poco per un’overdose di laudano ad appena due anni dal matrimonio con l’autore del ritratto, il Rossetti per l’appunto. Ancora capelli rosso fulvo per Aurelia, L’amante di Fazio sempre del Rossetti e per la tizianesca , sensualissima e indolente Monna Vanna, virtuosistica rappresentazione di una bellezza per la bellezza che precorre l’estetismo. Sempre di Rossetti è tra i ragguardevoli prestiti dalla Tate - con circa 80 opere provenienti da Londra - in mostra al Palazzo Reale di Milano l’acquerello con il bacio di Paolo e Francesca da Rimini.

Poesia, mito, natura e bellezza: i Preraffaelliti a Milano

Poesia, mito, natura e bellezza: i Preraffaelliti a Milano

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Claudio e Isabella di Hunt nella loro ambientazione medievale sono un esempio di immediatezza sorprendente, quasi che il sacrificio della sorella si compia nel presente. Il tema della fine d’amore impegna Hughes nel capolavoro di Amore d’Aprile con il linguaggio dei fiori che vede prevalere le rose che appassiscono sull’edera fedele e sul lillà amoroso. Sempre di Millais è il portentoso e placido La valle del riposo con le due suore, una delle quali anticonvenzionalmente e brutalmente intenta a lavorare con la pala in un placido camposanto che si stempera in luci crepuscolari. Ugualmente anticonvenzionale e scandaloso il Cristo bruto lavoratore di Madox Brown nel Gesù lava i piedi di Pietro . E’ del gran sacerdote dei preraffaelliti Hunt La Nave oltre al ritratto del critico del gruppo, George Stephens. Conclude il percorso il bellissimo La Dama di Shalott di John William Waterahouse del 1888.

I preraffaelliti al Palazzo reale a Milano

Tra fedeltà alla natura, poesia, mito e bellezza la mostra Preraffaelliti amore e desiderio - prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE è organizzata in collaborazione con Tate e curata da Carol Jacobi - è al palazzo Reale di Milano fino al 6 ottobre.

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