Santo Natale

Presepio, finzione fragile e incantevole

di Armando Torno

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2' di lettura

Vangelo di Luca, 2,7. Si legge che Maria quando si compirono i giorni del parto “ diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo”.
Il versetto non parla del bue e dell'asinello, ma i due animali sono stati dedotti da una profezia di Isaia. Non si ricordano, almeno nei vangeli canonici che raccontano della nascita di Gesù (Matteo e Luca), né stalla, né grotta. E molti particolari sui Re Magi derivano da un apocrifo, il “Vangelo dell'infanzia armeno”. Il loro numero fu stabilito in tre, come i doni da loro offerti, da un decreto di Leone I Magno (papa dal 440 al 461), mentre prima oscillava fra due e dodici.

Sono soltanto alcune considerazioni che si possono scrivere intorno al piccolo Gesù da poco venuto alla luce e alle rappresentazioni che si fanno con il presepio. Ma, come si suo dire, la raffigurazione della nascita del Salvatore è altro: non desidera essere un documento, nemmeno far concorrenza alle molteplici opere che ha lasciato la storia dell'arte, è semplicemente una “finzione fragile e incantevole” che ritorna a Natale e che tocca ognuno di noi, indipendentemente da quello in cui crede.

La definizione riportata è di Maurizio Bettini, saggista e scrittore, in particolare filologo classico, autore di libri documentati e di ottima leggibilità come questo, intitolato appunto “Il presepio” (Einaudi, pp. 184, euro 19; con numerose illustrazioni).
Bettini prende per mano il lettore e, dopo aver ricordato che preferisce “presepio” a “presepe”, confessa che ha continuato a farlo “anche dopo aver lasciato l'infanzia, la scuola cattolica e con loro la religione”. Forse perché “tirare fuori dalla cantina quelle due scatole e disporre i pastori sul prato di muschio dava l'illusione che da noi il tempo non fosse passato, che almeno una volta l'anno tutto potesse tornare uguale”.

Poi il filologo prosegue e, partendo dai racconti dei Vangeli, si sofferma nella grotta (dove sono nati altri bambini divini), sulla mangiatoia (si trova qualcosa di simile in molte altre narrazioni), esamina il ruolo che ebbe Virgilio che entrò anch'esso in questa storia, poi i Magi, “dall'aura indistinta in cui li avvolgeva il racconto di Matteo alla precisione di dettagli che essi hanno assunto nella tradizione”.

Ecco poi Francesco d'Assisi che a Greccio riesce a dar forma a qualcosa che potremmo chiamare “il primo presepio”, anche se fu un evento singolare, restando comunque – nota Bettini – “un'esperienza isolata”. Si prosegue con spettatori, attori, con figure e figurine, giungendo alla “presenza” della divinità. La quale, quasi certamente, riassume tutte le componenti di questo teatro incantato che si ripete prima di ogni Natale e offre un rifugio alla nostalgia rimasta in noi.

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