INTERVISTA AL FT

Presidente Eba: «Insufficienti i poteri per combattere il riciclaggio»

di Angelo Mincuzzi


(AFP)

3' di lettura

I nuovi poteri conferiti all’Autorità di controllo del sistema bancario europeo non sono sufficienti per contrastare l'ondata di denaro sporco che ha investito l'Europa e che è stata rivelata dai recenti scandali come quello della Danske Bank.
Lo ha affermato il nuovo presidente dell’Eba (European Banking Authority), lo spagnolo José Manuela Campa, in un’intervista al quotidiano britannico Financial Times.
Campa ha dichiarato all'Ft che l’Eba ha potuto svolgere esclusivamente un ruolo di coordinamento sullo scandalo dei 200 miliardi di euro transitati dalla filiale estone del più importante istituto di credito della Danimarca. E che non ha potuto agire efficacemente per difendere il sistema bancario europeo da casi di riciclaggio come quello della Danske Bank. Ma questi, ha affermato Campa, sono attualmente i poteri dell'Eba.

“Ci sono stati casi di riciclaggio di denaro in Europa. Sì, in alcuni casi piuttosto considerevoli. Non sto dicendo che abbiamo un buon sistema - ha detto Campa al giornale britannico dal nuovo quartier generale dell'Eba a Parigi -. Ma non credo che il mandato che l'Eba ha ricevuto sia il mandato che risolverà il problema. Non è un mandato per armonizzare l'antiriciclaggio, né la regolamentazione e le pratiche all'interno dell'Unione europea. Perché per iniziare questo processo c'è bisogno prima di una legislazione adeguata”.
Campa ha assunto la sua funzione di presidente dell'Eba il mese scorso in un momento cruciale per l'Autorità bancaria europea, il cui ruolo è quello di garantire che le norme bancarie siano applicate in modo uniforme in tutta la Ue. È arrivato al vertice dell'agenzia mentre la credibilità dell'Eba è stata gravemente compromessa dal suo approccio allo scandalo Danske Bank. Il consiglio di amministrazione dell'Autorità bancaria, infatti, costituito dalle agenzie nazionali di regolamentazione di tutti i 28 Stati membri della Ue, ha votato per chiudere un'indagine sulle carenze delle autorità di regolamentazione danesi ed estoni, nonostante fossero state individuate quattro potenziali violazioni delle leggi europee, scrive il Financial Times.

Nell'intervista, Campa afferma che questa decisione non significa che l'Eba abbia affievolito la sua propensione a combattere il riciclaggio di denaro sporco.
Le rivelazioni sulla Danske Bank fanno parte di un'ondata di scandali di riciclaggio che ha colpito l'Unione europea negli ultimi 18 mesi, mettendo a nudo le debolezze delle norme Ue che impongono alle banche di effettuare controlli di due diligence sui clienti.
In risposta allo scandalo, quest'anno la Commissione europea ha centralizzato all'interno dell'Eba i poteri di antiriciclaggio. Ma il suo mandato è limitato alla raccolta, all'analisi e alla diffusione di informazioni per garantire che le autorità nazionali “controllino in modo efficace e coerente i rischi del riciclaggio di denaro sporco e cooperino e condividano le informazioni”. Dunque un ruolo limitato al coordinamento delle autorità di contrasto dei 28 paesi Ue.
Campa sottolinea che all'Eba è stato assegnato un staff di sole 10 persone per svolgere il suo nuovo lavoro di antiriciclaggio: “Dobbiamo essere prudenti sulle aspettative del mandato che Eba ha riguardo alla lotta al riciclaggio. È una situazione in evoluzione e abbiamo il mandato di provare a coordinare il quadro normativo unico nella Ue”.

“È necessaria una regolamentazione omogenea. E noi non ce l'abbiamo – ha aggiunto -. L'antiriciclaggio in Europa è regolamentato con le direttive europee, che per definizione non forniscono un unico testo legislativo. Solo se c'è un unico regolamento si può iniziare a pensare a un'unica autorità. Quindi forse la discussione è stata portata avanti troppo velocemente”.

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