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Presidi, a settembre i 450 euro di aumento. Ma 2.300 istituti rischiano di non avere il dirigente

Via libera definitivo all’Aran al Ccnl 2016-2018: per i 7.542 dirigenti anche una tantum con gli arretrati. In attesa del consiglio di Stato il nuovo anno potrebbe partire con almeno 2.300 istituti senza “capo”

di Claudio Tucci


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2' di lettura

Settembre sarà un mese importante per i presidi. E non solo perché inizia il nuovo anno scolastico. Intanto perché con la firma definitiva all’Aran del Ccnl 2016-2018 arriveranno in busta paga aumenti di circa 450 euro netti al mese. Ma, poi, perché c’è anche la questione concorso, dopo la recente pronuncia del Tar che ha annullato le prove d’esame . E che porta con sè il rischio di far partire il nuovo anno con circa 2.300 istituti senza dirigente di ruolo (e quindi da affidare a un reggente). Alle 1.999 sedi vacanti, che tengono già conto delle 450 uscite per effetto di quota 100, vanno aggiunti i 364 istituti sottodimensionati.

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Gli aumenti contrattuali
Partiamo dal Ccnl. A essere interessati dagli aumenti contrattuali sono 7.452 presidi. All’incremento di circa 450 euro netti in più al mese per i dirigenti scolastici si arriva sommando l’aumento “standard” del 3,48%, pari a 160 euro lordi al mese, intorno agli 80 euro netti, ai 370 euro netti aggiunti sulla retribuzione di posizione parte fissa, che sale di 9mila euro, passando da poco più di 3.500 euro a oltre 12.500.

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Le sede “vacanti”
Più delicata, e dai contorni ancora incerti, è la vicenda concorso da 2.900 posti, ormai giunto alle battute finali, con solo due commissioni che non hanno ancora svolto l’orale, e che è stato invece annullato dalla sentenza del Tar Lazio di martedì scorso per la situazione di incompatibilità in cui versavano tre membri della commissione plenaria che ha fissato i criteri di valutazione delle prove. Contro quella pronuncia Anp ha presentato ricorso. Così come il Miur che nell’appello al Consiglio di Stato ha chiesto la sospensiva in via cautelare (una decisione dovrebbe arrivare in settimana). Ottenerla o meno non è questione di poco conto. Se i giudici di Palazzo Spada la negassero, la macchina della selezione si fermerebbe (forse si salverebbe la prova preselettiva). Se invece la accordassero si potrebbero concludere le operazioni concorsuali, ammettere con riserva, magari in tempo per l’avvio del nuovo anno, i vincitori e preparare nel frattempo un piano B qualora il Consiglio di Stato desse ragione al Tar nel merito (in pratica, una nuova “salva presidi”).

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