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Pressing per il salario minimo, sul Ddl fermo in Senato si profila uno scontro

M5S, Pd e LeU vogliono chiudere una partita diventata soprattutto politica, non si esclude un coinvolgimento del governo per il processo di mediazione

Salario minimo, Letta: "Pronti a trovare accordo entro fine legislatura"

3' di lettura

Come per concorrenza e delega fiscale, alla fine potrebbe servire la mediazione del governo anche per sbloccare il braccio di ferro sul salario minimo. Una priorità per il M5S, una riforma che sarebbe ideale chiudere entro fine legislatura per il Pd, mentre il centrodestra si prepara a bloccarla in commissione Lavoro al Senato, dove l’iter che proseguiva al rallentatore dal 2018 si è sbloccato un mese fa.

Sei proposte da inizio legislatura

Se e quando si comincerà a votare sugli emendamenti, si profila un altro scontro politico nella maggioranza. «Speriamo di poter ripartire con l’esame dopo le Comunali», auspica Susy Matrisciano (M5S), presidente della commissione Lavoro del Senato dove da inizio legislatura sono state depositate sei proposte, ed è stato scelto come testo base quella (dei tempi del Conte 1) di Nunzia Catalfo, ex ministro 5S del Lavoro che poi ad aprile 2021 ne ha presentata un’altra, non più solo sul salario minimo ma anche sulla rappresentanza delle parti sociali nella contrattazione collettiva, proponendo pure la detassazione degli aumenti dettati dai rinnovi contrattuali.

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Lo stop

È il modello a cui tendere, a partire dai 9 euro netti orari come base sotto cui non si può scendere, livello ora non garantito a circa 4,5 milioni di lavoratori secondo i dati Inps. I lavori si sono sbloccati il 10 maggio, dopo le accuse del leader del M5S Giuseppe Conte ai senatori dem, secondo lui responsabili della stasi in commissione. Gli emendamenti sono già stati illustrati (molti sono sostitutivi o abrogativi), si attendono le relazioni tecniche dei ministeri dell’Economia e del Lavoro e i pareri della commissione Bilancio di Palazzo Madama.

Chi spinge per un’accelerazione

Nessuno, però, può fare previsioni sui tempi, mentre in Germania il parlamento concretizza una delle promesse del nuovo cancelliere Olaf Scholz, approvando l’aumento dal 1° ottobre del salario minimo legale da 9,82 euro a 12 all’ora, con un passaggio intermedio a 10,45 a luglio. «È una battaglia da completare subito - avverte Conte -. Dico alle altre forze politiche: avete delle osservazioni da fare, confrontiamoci. La legge si può approvare in poco tempo». Farlo «entro questa legislatura sarebbe l’ideale», altrimenti il Pd la presenterà «dentro il progetto per le prossime elezioni», chiarisce Enrico Letta. E il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni definisce il salario minimo «indispensabile».

Il quadro normativo europeo

Il ministro dem del Lavoro Andrea Orlando annuncia un tavolo con le parti sociali sul «lavoro povero» e guarda anche alla direttiva europea sui salari minimi: lunedì sarà al centro dei negoziati fra Commissione, Parlamento europeo e Stati, e la presidenza francese del Consiglio Ue intende approvarla formalmente il 16 giugno. Il quadro normativo europeo sarà completato poi dalla direttiva sul lavoro su piattaforma digitale, che riguarda i rider ma non solo. Prima del recepimento delle normative europee, però, potrebbe essere necessario uno step intermedio con la legge sul salario minimo, per tutelare i dipendenti delle imprese meno sindacalizzate ma, anche in questo caso, salvaguardando rappresentanza e contrattazione. Nel Pd è forte la convinzione che siano le due leve per arginare contratti pirata e paghe non dignitose.

Il fronte dei contrari

Ad ogni modo, il salario minimo legale non piace alla Cisl, né al centrodestra, pronto a opporsi in commissione, dove l’equilibrio nei numeri è precario. «Il salario minimo non deve essere un tabù ma bisogna vedere come si fa», nota il ministro dello Sviluppo economico, il leghista Giancarlo Giorgetti. «Siamo contro - spiega la senatrice di FI Roberta Toffanin -. Per garantire maggiore potere d’acquisto ai lavoratori va ridotto il cuneo fiscale e rivisto il Reddito di cittadinanza che blocca il sistema». M5S, Pd e LeU vogliono chiudere quanto prima una partita diventata soprattutto politica, e non si esclude un coinvolgimento del governo in un complesso processo di mediazione.

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