Alta velocità

Pressing delle imprese sulla Tav Brescia-Verona: sì alla fermata del Garda

Confindustria e Coldiretti: «La nuova stazione è strategica
per dare impulso a turismo, enogastronomia, commercio e artigianato»

di Marco Morino

Treni veloci. Un'immagine del Frecciarossa di Trenitalia (Gruppo Fs Italiane)

3' di lettura

Il sistema economico bresciano, con l’appoggio di Regione Lombardia, chiede con forza la creazione della stazione Tav del Basso Garda lungo la futura linea ferroviaria ad alta velocità Brescia-Verona. L’appello di imprese e istituzioni lombarde è rivolto a governo e Ferrovie dello Stato. Al momento, la Tav Brescia-Verona non prevede fermate intermedie. La stazione potrebbe sorgere nei pressi del casello autostradale di Sirmione, ma le alternative in campo sono almeno due, con costi che oscillano tra i 35 e i 58 milioni di euro, a seconda del progetto. In questa fase, il problema non è dove collocare l’eventuale fermata o quale soluzione privilegiare, ma decidere se realizzare o meno la stazione del Basso Garda. La discussione, cioè, verte sull’idea stessa della fermata. Il problema nasce dal fatto che dal 2026, con la messa in esercizio della Tav Brescia-Verona, i treni veloci non passeranno più sulla linea storica e, a differenza di quanto avviene oggi, non fermeranno più a Desenzano del Garda. Un intero territorio ad alta vocazione turistica rischia così di essere tagliato fuori dalle grandi direttrici degli spostamenti. Spiega l’assessore ai Trasporti di Regione Lombardia, Claudia Maria Terzi: «Realizzare la stazione del Basso Garda sulla linea ad alta velocità Brescia-Verona, attualmente in costruzione, è strategico per il territorio. Ho scritto una lettera al commissario straordinario dell’opera, Vincenzo Macello e alla direzione generale Trasporti e Infrastrutture ferroviarie del ministero delle Infrastrutture, evidenziando l’importanza della stazione per lo sviluppo turistico e territoriale e chiedendo il coinvolgimento di Regione Lombardia rispetto alle ipotesi in campo».

Tra le associazioni di categoria, a favore del progetto si è schierata con convinzione la Coldiretti, attraverso il proprio presidente Ettore Prandini, già dallo scorso mese di maggio. Secondo Prandini, l’assenza di una fermata alta velocità nel Basso Garda porterebbe a una perdita importante di presenze turistiche per le numerose attività della zona. Ma non c’è solo il turismo. C’è anche tutto il resto. Spiega Prandini: «La fermata del Garda non riguarda solo il lago. Certamente gli aspetti turistici rappresentano una spinta propulsiva importante, ma insieme possiamo promuovere ciò che tutta Brescia ha da offrire: dall’enogastronomia all’industria, dall’artigianato al commercio».

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Idee condivise da Franco Gussalli Beretta, presidente di Confindustria Brescia. Dice Beretta: «L’alta velocità è già oggi una realtà che sta procedendo. In questo senso auspichiamo che quella nel Basso Garda sia qualcosa di più di una semplice stazione. La fermata dovrà essere – in termini internazionali – un hub, un centro servizi, che ci consenta in senso sistemico di rendere ancora più attrattivo il nostro territorio, attirando in modo ragionato i flussi turistici e promuovendo il Garda. Come Confindustria Brescia, perciò, non possiamo che sostenerne la realizzazione. Allo stesso tempo - continua Beretta - siamo convinti che la stazione, interconnessa ad altre infrastrutture della zona, possa dare un importante impulso non solo al lago, ma anche allo sviluppo dell’entroterra, valorizzando le numerose attività legate all’enogastronomia locale e dando ulteriore spinta alle attività industriali esistenti».

L’area gardesana, prima della diffusione del Covid, vantava nel suo insieme un’affluenza turistica di 25 milioni di visitatori l’anno, collocandosi sul podio delle zone più visitate di tutto il Nord Italia. La fermata di un solo treno all’ora, garantirebbe in media 1.700 passeggeri al giorno e 620mila potenziali turisti l’anno. Nel 2018, uno studio di fattibilità, condotto dal gruppo Fs, aveva individuato due possibili soluzioni per la stazione Tav del Basso Garda: la soluzione Ovest, giudicata più realistica, prevede la fermata a un paio di chilometri dal casello di Sirmione (autostrada A4 Milano-Venezia), in mezzo ai vigneti di San Martino. Il costo stimato è di 58 milioni di euro. La soluzione Est, meno ambiziosa della Ovest, prevede che la stazione sorga a Pozzolengo. Il costo stimato, in questo caso, è inferiore: 35 milioni di euro. In entrambi i progetti, dal momento dell’effettiva disponibilità del finanziamento (ancora tutto da reperire) saranno necessari circa 5 anni per l’attivazione della fermata.

A livello politico, a fine luglio, Forza Italia ha annunciato la nascita di un coordinamento per spingere verso la realizzazione dell’opera (orientata sulla soluzione Ovest) e il possibile finanziamento del governo alla stessa. In campo sono scesi i sindaci Roberto Tardani (Lonato) e Paolo Bellini (Pozzolengo), oltre alla consigliera regionale e presidente della Commissione trasporti Claudia Carzeri, l’assessore regionale Alessandro Mattinzoli e il sindaco di Desenzano Guido Malinverno. La stazione gode comunque di un appoggio trasversale ai partiti: la Provincia di Brescia ha approvato la mozione per la richiesta di realizzazione della stazione con quasi la totalità dei voti a favore. Anche il Consiglio regionale lombardo ha, a sua volta, approvato una mozione a favore della stazione Tav del Basso Garda.

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