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Prestiti e mutui, perché la cura Bce ha aiutato più le famiglie che le aziende

Le condizioni di finanziamento per le imprese sono favorevoli da tempo grazie alla politica espansiva della Bce. Dopo il mix di misure annunciato giovedì 12 settembre lo sono ancora di più

di Andrea Franceschi


Bce, ecco perché Draghi non ha deluso i mercati

3' di lettura

Le condizioni di finanziamento per le imprese sono favorevoli da tempo grazie alla politica espansiva della Bce. Dopo il mix di misure annunciato giovedì 12 settembre lo sono ancora di più. Soprattutto per via dell’ammorbidimento delle condizioni del cosiddetto piano Tltro (i finanziamenti agevolati al settore bancario vincolati all’erogazione di crediti a famiglie e imprese) . Una revisione che prevede che il costo della raccolta per gli istituti che si finanziano alla Bce sia azzerato per arrivare, nel caso degli istituti che superano determinate soglie di impieghi, ad essere negativo fino allo 0,5 per cento. In alcuni casi insomma la Bce potrebbe arrivare a pagare le banche per spingerle a prestare soldi.

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Si vedrà nei prossimi mesi l’impatto del nuovo pacchetto di stimoli voluto dalla Bce sui crediti all’economia reale. Ad oggi tuttavia non si può fare altro che registrare il fatto che, più che le imprese, siano state le famiglie a beneficiare della politica ultraespansiva della Bce. Almeno nell’ultimo anno e mezzo. Le statistiche sui nuovi mutui di Bankitalia fanno segnare numeri in costante crescita e a luglio (ultima rilevazione disponibile) i prestiti alle famiglie risultavano in rialzo del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Discorso diverso per i prestiti alle imprese che, dall’inizio dell’anno, stanno facendo registrare una continua flessione e a luglio risultavano in calo dello 0,44 per cento. Questa frenata dei prestiti alle imprese è frutto in parte dell’andamento altalenante della domanda di credito da parte delle imprese (dopo quattro anni di crescita la richiesta di nuovi prestiti si è fermata tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 per registrare una leggera ripresa nel secondo trimestre di quest’anno) e in parte di un atteggiamento più prudente da parte delle banche che, a partire dalle seconda metà del 2018, hanno inasprito le condizioni (cosa che invece non è accaduta per i mutui). Nel secondo trimestre di quest’anno - segnala sempre Bankitalia - «i criteri di offerta sui prestiti alle imprese hanno registrato un moderato inasprimento che ha riflesso un lieve aumento della percezione del rischio tra gli intermediari».

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Non siamo di fronte alla stretta creditizia che ha strozzato l’economia tra il 2011 e il 2012 ma c’è stato comunque un peggioramento. Frutto di diversi fattori: l’instabilità finanziaria che si è vista soprattutto nella seconda metà del 2018 con i saliscendi dello spread innanzitutto, ma anche il peggioramento delle prospettive di crescita dell’economia globale nel 2019 per via della guerra commerciale tra Usa e Stati Uniti. In un contesto di elevata incertezza la propensione all’investimento delle imprese si è ridotta e di riflesso anche la domanda di credito. Le banche, dal canto loro, hanno irrigidito i criteri di erogazione. In che modo? Prestando meno, applicando spread più alti e soprattutto chiedendo più garanzie. La maggior selettività delle banche nell’erogare prestiti alle imprese è in realtà un fenomeno che è in atto da tempo ed è con ogni probabilità correlato all’esplosione della mina dei crediti deteriorati nei bilanci degli istituti. La crisi delle “sofferenze bancarie” ha lasciato cicatrici profonde e ha spinto gli istituti in questi anni ad assumere un atteggiamento più cauto. Il che, in pratica, si è tradotto in una tendenza a privilegiare le imprese più grosse e patrimonializzate quando c’è stato da fare impieghi. Tra il 2017 e il 2018, stando ai calcoli di Bankitalia e Cerved, le aziende a basso rischio medio-grandi hanno visto aumentare i crediti del 6 per cento. Per contro quelli delle aziende meno patrimonalizzate sono calati. Soprattutto nel caso delle piccole e piccolissime imprese che hanno fatto registrare flessioni del 3 e del 6% rispettivamente.

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    Andrea Franceschiredattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Mercati, finanza, bond, azioni. obbligazioni, titoli di stato, banche, borsa, politica monetaria, Bce, Fed, tassi

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