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Prestiti garantiti, la crescita del tasso variabile spaventa 800mila imprese

Almeno una metà del 1,5 milioni di attività e aziende che hanno avuto linee di credito di valore oltre 30mila euro si è indebitata a tasso variabile

di Laura Serafini

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3' di lettura

L’aumento dei tassi di interesse rischia di togliere efficacia alle misure a supporto della liquidità delle imprese. E cioè quei prestiti garantiti dallo Stato varati con la pandemia e tuttora in piedi per affrontare il caro energia. E, probabilmente, destinate ad essere ampliate con una nuova modifica del framework europeo sugli aiuti di Stato per fare fronte alle nuove difficoltà legate ai razionamenti di energia elettrica e di gas.

Quanti hanno scelto il tasso variabile

Le imprese che hanno fatto ricorso ai finanziamenti garantiti non saranno al riparo dai rincari: almeno una buona metà del milione e mezzo di attività e di aziende che hanno avuto linee di credito di valore superiore ai 30mila euro a partire dal 2020, infatti, ha preferito indebitarsi a tasso variabile.

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L’ANDAMENTO
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Si tratta di circa 110 miliardi di finanziamenti. Gli aumenti dei tassi spinti dal mercato sono iniziati già dal mese scorso, anticipando da una parte le attese di una revisione della politica monetaria annunciata dalla Bce. Dall’altra riflettendo l’inizio di una politica più prudente del credito da parte delle banche, perché il peggioramento del contesto economico a causa del caro energia e della guerra sta spingendo a una maggiore cautela nei finanziamenti per ridurre il rischio della formazione di Npl.

A settembre aumento della Bce

Sta di fatto che quel bacino di 800mila imprese che ha chiesto prestiti garantiti a tasso variabile alla prossima scadenza della rata vedrà sicuramente un primo aumento dell’importo da pagare. E la situazione non è destinata a migliorare, perché a settembre ci sarà il primo rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea, anche se dovrebbe trattarsi di un adeguamento limitato allo 0,5 per cento. Resta il fatto che molte imprese che avevano ottenuto prestiti garantiti dal fondo per Pmi si trovavano in una situazione di difficoltà dalla quale non tutte sono uscite dopo la pandemia. Frattanto, in questi mesi, il contesto si sta deteriorando con l’impennata dei costi di materie prime e dell’energia e le difficoltà per molti imprenditori potrebbe aumentare.

Per fortuna tassi ancora bassi

È vero che il livello dei tassi di interesse è ancora decisamente molto basso: paradossalmente, come evidenziato dai dati della Banca d'Italia, i tassi sui mutui per le famiglie stanno aumentando molto più rapidamente di quelli dei prestiti alle imprese non finanziarie, soprattutto in Italia. Il costo del denaro per le imprese resta invece più contenuto (almeno fino al mese di maggio), anche rispetto alla media europea, e questo perché la presenza di garanzie pubbliche sui finanziamenti contribuisce a limitare il livello dei tassi. Nel mese di maggio il valore medio (anche se molto indicativo, visto che il numero include finanziamenti di tipologie e durate molto eterogenee) evidenziato dal bollettino mensile dell’Abi era pari all’1,13%, peraltro in flessione rispetto al mese di aprile. Dunque, un’emergenza immediata non c’è ma una situazione che a tendere può andare a ridurre la capacità di imprese già in difficoltà di fare fronte al costo del debito sicuramente sta cominciando a prendere forma. La consapevolezza a livello politico del nuovo fattore di rischio che si profila all’orizzonte probabilmente ancora non c’è: peraltro proprio in questi mesi scade il periodo di preammortamento, durante il quale chi ha richiesto prestiti garantiti ha pagati osolo interessi; periodo che per molti finanziamenti era stato concesso dalle banche fino a 24 mesi. L’inizio dell’ammortamento del capitale comporterà un aumento considerevole della rata da pagare; alcuni emendamenti approvati nelle scorse settimane hanno previsto la possibilità di prolungare fino a fine anno il preammortamento, ma la decisione se concedere o meno questa flessibilità è lasciata alla discrezione degli istituti di credito.

Cosa fare

La complessità della situazione richiede nuovi interventi legislativi e un veicolo immediato è rappresentato dal provvedimento di conversione in legge del decreto Aiuti. Diversi emendamenti per potenziare la capacità di intervento del fondo per le Pmi sono già stata presentati; l’esame in Parlamento entrerà nel vivo la prossima settimana. Tra questi sicuramente è fondamentale il correttivo con il quale si prevede che sia reintrodotta una garanzia al 70% sulle operazione di rinegoziazione dei prestiti con allungamento della scadenza e riduzione dell’importo della rata. Questa garanzia è prevista dalle misure in vigore, ma scadrà a fine giugno. Il governo aveva previsto nel decreto Aiuti l’introduzione di un altro strumento per consentire le rinegoziazioni garantite: la garanzia Sace a condizioni di mercato che può essere attivata su prestiti con durata fino a 20 anni (contro gli 8 anni delle garanzie pubbliche). Purtroppo, però, ad oggi ancora non è arrivato il via libera della Commissione europea necessario a renderlo operativo.

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