IL NODO DELLA LIQUIDITà

Prestiti garantiti e risparmio privato verso le Pmi

di Gian Paolo Manzella

(AdobeStock)

3' di lettura

In queste settimane l’Ocse sta analizzando come, a livello globale, gli Stati stiano contrastando gli effetti del Covid-19 sulle loro economie. E i risultati indicano che, a tutte le latitudini, si seguono essenzialmente tre strade: iniezioni di liquidità alle imprese, sostegno al reddito dei lavoratori, sospensioni di scadenze fiscali e adempimenti burocratici.

È la strada sin dall’inizio tracciata dall’Italia, mai come oggi, suo malgrado, modello globale di policy: sia per quel che concerne l’emergenza sanitaria, sia quella economica.

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Nel mezzo di questi tempi difficili – e di un contrasto europeo che gli storici considereranno miope, se non folle – siamo oggi chiamati a continuare l’azione di sostegno all’economia, in attesa di poterci dedicare alla ricostruzione.

Due temi vanno affrontati in queste ore.

Il primo è, immediato, ed è continuare a immettere liquidità nel sistema. L’opzione più veloce ed efficace è lavorare all’ulteriore rafforzamento del Fondo centrale di garanzia: rifinanziandolo, eliminando strozzature e semplificandolo ancora rispetto a quello che è stato già fatto con il Cura Italia. Solo nel 2019 più di 130mila imprese – piccole e medie, del settore manifatturiero e della ristorazione, realtà artigiane e startup innovative, sino a professionisti – lo hanno utilizzato. Imprese attratte dalla semplicità – e velocità – di uno schema che vede il Fondo centrale garantire sino all’80% di un prestito bancario in presenza di garanzie dell’imprenditore per una quota minima del valore complessivo del prestito (il restante 20%). Le stime dicono che, già oggi, con gli ulteriori 1,5 miliardi stanziati con il Cura Italia è possibile raddoppiare questa platea e generare un volume complessivo garantito vicino ai 50 miliardi. Sono cifre che in questa congiuntura vanno evidentemente incrementate. Per questo è necessario prevedere nei prossimi interventi normativi un ulteriore significativo rifinanziamento del Fondo e cercare di ridurre al minimo la quota da garantire dall’impresa. D’altra parte, sempre sul piano della liquidità, ci sono da sfruttare tutte le possibilità di Cassa depositi e prestiti (Cdp) e del gruppo Banca europea per gli investimenti (Bei). Entrambi sono attualmente già impegnati con prestiti a lungo termine e strumenti di garanzia. Sulla Bei, in particolare, va verificata in sede europea la possibilità di una ricapitalizzazione-lampo che la porti a poter emettere obbligazioni a lungo termine sul mercato dei capitali e, con le risorse ottenute, a concedere prestiti alle imprese, direttamente e attraverso il sistema finanziario. Prestiti che andranno assistiti da un sistema di garanzia statale o di abbattimento del tasso di interesse perché arrivino ai beneficiari alle migliori condizioni: in termini di tasso e di durata.

Il secondo obiettivo deve essere portare il risparmio privato e previdenziale immediatamente verso le nostre imprese, in particolare quelle medio piccole. È materia complessa, sulla quale si lavora da anni con risultati non sempre all’altezza delle aspettative – né con i Pir (piani individuali di risparmio), né con altri strumenti come gli Eltif (European long-term investment fund), né con le varie incentivazioni promosse per canalizzare risparmio, anche previdenziale, verso il nostro sistema d’impresa. Ma è proprio questo il momento per affrontare la questione: centrale per noi più che per altri, vista la quantità del nostro stock di risparmio e la rilevanza delle Pmi nel nostro tessuto imprenditoriale. Anche qui ci sono soluzioni praticabili, su cui si sta lavorando. Prevedere, immediatamente, una finestra temporale fiscalmente privilegiata che incentivi chi ha liquidità a investirla, proprio ora, negli strumenti finanziari esistenti. Con un orizzonte più lungo, definire subito nuovi veicoli di investimento capaci già dei prossimi mesi di indirizzare il risparmio verso le Pmi non quotate: il cuore, spesso troppo poco visibile, del nostro sistema d’impresa.

Dare liquidità alle imprese e portare il risparmio privato italiano verso il tessuto imprenditoriale. Sono queste le linee d’azione per sostenere la nostra economia in questo frangente così drammatico, in questa terra incognita il cui attraversamento esige a tutti impegno e coraggio.

Un passaggio difficile: che mette alla prova più dura le nostre imprese e le nostre istituzioni; apre una fase nuova nei rapporti con l’Europa, destinata a inevitabili e profonde conseguenze; vede già lo svilupparsi di nuove forme di dialogo tra pubblico e privato nella sfera economica. Un passaggio che dobbiamo affrontare tenendo a mente le indimenticabili parole dello scrittore argentino Juan Rodolfo Wilcock: «Comunque sia, questo mondo è per te».

Sottosegretario di Stato al ministero dello Sviluppo economico

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