la riunione del 7 aprile

Prestiti Mes senza condizioni e un fondo ad hoc: le proposte sul tavolo dell’Eurogruppo

di Beda Romano

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Il ministro tedesco delle Finanze Olaf Scholz (Afp)


3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – A poche ore dalla prossima riunione dei ministri delle Finanze della zona euro, prevista per martedì 7 aprile, si moltiplicano le prese di posizione pubbliche a favore di una reazione congiunta europea allo shock economico provocato dalla pandemia influenzale. Il momento è politicamente delicato. In alcuni paesi europei, come la Germania, il dibattito è accesissimo mentre l'establishment tocca con mano la gravità della situazione economica.

La lettera di Maas e Scholz
In una lettera congiunta pubblicata da alcuni giornali europei, i ministri tedeschi Heiko Maas (Affari esteri) e Olaf Scholz (Finanze) hanno spiegato che «i Paesi più duramente colpiti dalla crisi del coronavirus devono essere stabilizzati a livello finanziario in modo rapidissimo, non complicato e in misura sufficiente». E ancora: «I mezzi finanziari non devono essere vincolati a condizioni inutili che equivarrebbero a una ricaduta nella politica dell'austerità» post-crisi finanziaria.

Verso prestiti Mes senza condizioni
I due ministri socialdemocratici si dicono convinti che il Meccanismo europeo di Stabilità debba concedere generosi prestiti ai governi in difficoltà senza condizioni particolari. La questione della condizionalità è stata discussa animatamente a livello europeo in queste ultime settimane. L'Italia, con altri paesi, ha chiesto che il MES potesse prestare denaro senza condizioni macroeconomiche, tenuto conto che la crisi è sanitaria. Su questo fronte, alla luce della lettera tedesca, un accordo è vicino.

Il dibattito sui coronabond
Ciò detto, i due uomini politici non discutono della possibilità di emissioni congiunte di debito, i cosiddetti Coronabonds. Il tema rimane controverso in Germania, ma a differenza che in Olanda il dibattito interno è avviato. Questo fine settimana in un editoriale, Der Spiegel spiega che l'opposizione tedesca ai Coronabonds è «poco solidale, meschina e codarda». Dello stesso avviso è la Süddeutsche Zeitung che avverte: «Se il veto del governo si dovesse imporre, la crisi italiana rischia di spazzare via l'euro».

Norber Röttgen, uomo vicino alla cancelliera Angela Merkel, candidato alla presidenza della CDU e presidente della commissione affari esteri del Bundestag, ha scritto su Twitter lunedì 6 aprile: «Il No categorico ai Coronabonds è economicamente fondato, ma emotivamente fatale. La Germania può rifiutare questa soluzione, ma deve fare molto più che riferirsi all'ESM. È necessario un chiaro segnale che nessuno sarà lasciato solo anche dopo la crisi in Europa».

La proposta di Breton e Gentiloni
Nel frattempo, a prendere posizione nel fine settimana sono stati anche due commissari europei, Paolo Gentiloni (Affari economici) e Thierry Breton (Mercato interno). In una lettera aperta pubblicata su vari quotidiani europei i due uomini politici affermano che i paesi devono agire insieme «per arginare la crisi, preservare le imprese, proteggere i dipendenti e poi rilanciare presto, Paese per Paese, il tessuto produttivo e il mercato interno dell'Unione».

I due commissari propongono quindi la nascita di «un fondo europeo espressamente concepito per emettere obbligazioni a lungo termine» dotato di «una governance che consenta di evitare qualsiasi azzardo morale» nell'uso del denaro. La proposta è in linea con quella presentata la settimana scorsa dal ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire. Si tratterebbe di uno strumento che raccoglierebbe denaro sui mercati per aiutare i paesi membri.

Per l’Italia previsto un balzo del debito
Tornando alla riunione dei ministri delle Finanze, difficilmente ci saranno scelte definitive sugli aspetti più controversi. I ministri metteranno nero su bianco le decisioni prese finora e legate all'emergenza della crisi, probabilmente sancendo l'idea dei prestiti del MES senza condizioni. L'ipotesi di un fondo da dedicare soprattutto al rilancio economico, appoggiata dalla Francia e dall'Italia, sarà oggetto di nuove discussioni. Agli occhi di Parigi e Roma, l'obiettivo è di lavorare i partner ai fianchi.
Una ultima informazione, questa volta economica: secondo le ultime previsioni degli economisti di UniCredit, il prodotto interno lordo scenderà nel 2020 del 10% in Germania, del 13,8% in Francia e del 15% in Italia. Il debito francese salirebbe dal 98,1 al 123,4% tra il 2019 e il 2020, quello italiano aumenterebbe dal 134,8 al 167% del PIL. Anche la Germania soffrirebbe di un forte aumento dell'indebitamento, dal 58,8% al 77,8% del PIL.

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