ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDecreto Agosto - Le misure per la liquidità

Moratoria prestiti Pmi fino a gennaio ma la stretta sugli Npl aumenta i rischi

Altri quattro mesi di rate sospese: 300 miliardi per 2,7 milioni di contratti (il 44% di Pmi). Nel 2021 crescerà però il rischio default a causa di criteri più rigidi sui crediti deteriorati

di Michela Finizio

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(Adobe Stock)

Altri quattro mesi di rate sospese: 300 miliardi per 2,7 milioni di contratti (il 44% di Pmi). Nel 2021 crescerà però il rischio default a causa di criteri più rigidi sui crediti deteriorati


3' di lettura

Altri quattro mesi di sollievo per le casse delle imprese italiane. L’estensione fino al 31 gennaio 2021 della moratoria sui mutui e prestiti attivi, concessa dal Governo con il Dl agosto, rinvia a dopo Capodanno l’esame dei conti per le società che hanno aderito a questa misura temporanea di sostegno all’economia, introdotta a marzo con l’articolo 56 del Dl cura Italia. Finora sono state presentate adesioni per circa 2,7 milioni di linee di credito e un controvalore che sfiora i 300 miliardi di euro. Gli importi congelati sono più della metà a carico di piccole e medie imprese.

La scelta di allungare la misura (e consentire nuove adesioni fino al 31 dicembre) fa leva sul ragionevole dubbio che le imprese aderenti siano capaci di recuperare la necessaria liquidità entro la scadenza della moratoria, prima fissata al 30 settembre, oggi posticipata al 31 gennaio. Al termine del periodo di sospensione le imprese saranno chiamate a riprendere i pagamenti e - in caso di finanziamenti in scadenza - a versare una tantum l’intero importo oggetto di moratoria (la quota interessi non versata, invece, viene diluita nel piano di ammortamento). Pertanto, quanto più la durata della sospensione sarà agganciata alla ripresa economica, tanti meno rischi si correranno. Nel frattempo si potranno utilizzare altre misure per il rafforzamento patrimoniale introdotte con il Dl Agosto (dagli aumenti di capitale agevolati alle nuove regole per partecipazione Stato nelle Pmi strategiche con meno di 250 dipendenti), riducendo la necessità di un rifinanziamento che, in caso di difficoltà, potrebbe diventare più oneroso.

LA FOTOGRAFIA DEI DEBITI CONGELATI

Le richieste di moratoria (Fonte: Banca d'Italia, dati al 24 luglio)

LA FOTOGRAFIA DEI DEBITI CONGELATI

La moratoria disegnata con il Dl cura Italia, inoltre, non comporta alcuna riclassificazione dei crediti interessati: le rate sospese sono contribuite dagli intermediari a importo dovuto pari a zero alle centrali rischi; i beneficiari non possono essere segnalati a sofferenza e l’affidabilità del soggetto resta intatta; le linee guida dell’Eba escludono la riclassificazione in «esposizioni oggetto di misure di tolleranza» dei finanziamenti che usufruiscono di moratoria in caso di richieste (o proroghe) prima del 30 settembre. «Concedere tempo alle imprese è fondamentale - afferma Antonio Deledda, direttore Credit Bureau Services di Crif - per prevenire eventuali segnalazioni negative o sofferenze».

La proroga opererà automaticamente, senza necessità di alcuna formalità amministrativa, salvo che l’impresa esplicitamente decida di rinunciarvi. Una boccata di ossigeno per qualche mese, prima che dal 1° gennaio entrino in vigore le nuove regole di definizione del default che introducono criteri più stringenti per la classificazione a non performing loans (Npl) dei finanziamenti (tra cui una soglia percentuale e una quota fissa da non superare, oltre al tradizionale tetto dei 90 giorni di mancato rimborso). Il rischio è che, conclusa la moratoria, la riclassificazione delle esposizioni scatti per molte imprese economicamente sane ma in temporanea difficoltà finanziaria. Per questo motivo l’Abi aveva chiesto almeno altri 12 mesi in più al Governo (e non solo quattro). Ma non è detto che, in sede di conversione del provvedimento, i tempi non vengano ulteriormente estesi, magari solo per le imprese di alcuni settori. A pesare sugli istituti di credito è il rischio di una risalita dei tassi di deterioramento, dopo una lunga fase di riduzione dello stock di Npl accumulati in precedenza.

MORATORIE CONCESSE ALLE IMPRESE
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In parallelo sono state varate anche altre moratorie per iniziativa del settore finanziario, a livello di sistema con «Imprese in ripresa 2.0» dell’Abi ma anche da parte dei singoli istituti con iniziative bilaterali nei confronti del singolo debitore. Alla moratoria Abi, però, sono arrivate solo 50mila adesioni per 12 miliardi di finanziamenti: finora le imprese hanno preferito l’automaticità della misura prevista con il Cura Italia (la banca non è chiamata a una delibera di merito creditizio, in quanto è obbligatoria) che, scadendo il 30 settembre, lasciava ulteriore spazio sino al 31 dicembre per poi chiedere l’applicazione della moratoria Abi prevista fino a 12 mesi ulteriori di durata. Non è escluso che le banche proroghino anche la loro procedura, ma l’eventuale “cumulo” con quella statale non sarà automatico e potrebbe rivelarsi difficile gestire le richieste.

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