intervista Guido Guidesi

«Presto nuove misure per aumentare il capitale circolante»

di Sara Monaci

Rimpasto. Guidesi è arrivato da poco più di un mese in Regione Lombardia dopo il rimpasto voluto dal Governatore Fontana

4' di lettura

Guido Guidesi - 42 anni, ex sottosegretario del primo governo Conte e sulle spalle un’esperienza da leghista doc - sarà l’uomo che dovrà accompagnare la Lombardia verso la ripresa economica. La sua carriera nel Carroccio è quella indicata dalla tradizione politica, ormai in estinzione: dirigente del territorio, consigliere comunale, segretario di partito a Lodi, poi il Parlamento dal 2013 al 2018. In piena pandemia, con una sanità regionale che ha mostrato lacune nella medicina territoriale, Guidesi deve pensare a come sostenere quelle attività che non hanno neppure ripreso a lavorare a pieno regime.

Assessore Guidesi, prima di mettere a punto gli strumenti per la ripresa, avete un’idea di come la Lombardia si risveglierà dopo il coronavirus, con numeri e proiezioni?
Non possiamo avere ancora la certezza, con tutti i numeri. Ma intanto le dico già che è inutile girarci intorno, le conseguenze sono devastanti per il lavoro e per il commercio soprattutto. Inoltre rischiamo di trovarci di nuovo di fronte ad una crisi di liquidità, con tutto ciò che ne consegue sulla programmazione delle imprese e sui consumi.

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La programmazione è un tema a lei caro. Lei spesso critica il governo su questo punto.
Certo. Basti pensare a cosa è accaduto a Natale: prima si dice ai ristoranti di poter aprire, spingendoli quindi a fare acquisti di merce. Improvvisamente la retromarcia. Quindi non solo ci rimettono per la mancata apertura, ma hanno pure una perdita per colpa della mancanza di idee.

La situazione è complicata per tutti, tutti i paesi sono stati messi a dura prova, anche i governi più solidi nel resto d’Europa.
Noi non neghiamo la pandemia, ma ci dicano cosa fare con più criterio, non la domenica sera per il lunedì. Senza contare le contraddizioni: si va dal parrucchiere ma non dall’estetista, non si vendono alcolici all’enoteca ma sì al supermercato, tanto per fare qualche esempio. Manca il senso della realtà da parte di chi ci governa.

Ma lei cosa avrebbe fatto?
Prima chiariamo cosa è accaduto. Mesi fa il Cts ha redatto un protocollo sanitario per poter tenere aperti negozi e ristorazione. Commercianti e lavoratori e imprenditori lo hanno seguito, sostenendo investimenti. E ora dove è finito? O era sbagliato, o è incomprensibile questa retromarcia. Atteniamoci a quel protocollo, direi.

Ormai è tempo di parlare di ristori. La Regione Lombardia come contribuirà?
Noi abbiamo già realizzato decine di milioni di indennizzi. Ma siamo chiari, non basta. Certo, va assicurato un reddito, perché senza si bloccano i consumi. Ma per salvaguardare il sistema produttivo dobbiamo anche immaginare strumenti nuovi, come il sostegno dell’innovazione, l’abbattimento di costi per chi investe. Non dobbiamo indicare la strada agli imprenditori, ma esserne alleati e chiedere a loro di cosa hanno bisogno. Metteremo in piedi un tavolo permanente per il confronto.

Intanto sul fronte del sostegno al reddito, la Regione avrebbe inviato in ritardo i dati della cassa integrazione e molti lavoratori lamentano ancora di non aver percepito tutto. Come si spiega?
Non è dipeso da noi ma dai mancati aggiornamenti dei database.

Il prossimo governo dovrà gestire i progetti del Recovery fund. Avete consigli pratici da dare?
Prima di tutto va detto che non possono essere gestiti soldi da maggioranze traballanti. Già adesso sono rimasti senza attuazione più di 200 decreti. E poi manca la progettualità. Senza progetti e calendarizzazione dei lavori, di cui verrà valutata la fattibilità e l’utilità, questi soldi non arriveranno, rischiamo di doverli restituire.

E secondo lei come vanno utilizzate queste risorse?
Per esempio nel completamento della banda ultra larga, nell’intermobilità, nell’idrogeno blu, nella formazione. Per esempio il mondo delle imprese e gli istituti tecnici e professionali vanno messi in maggiore contatto con le aziende. E invece noi abbiamo avuto un governo che non solo ha pensato a incentivare il monopattino, ma non ha neppure pensato che questo tipo di produzione è realizzata all’estero. Almeno aiutiamo le imprese italiane.

Pensa che le Regioni potranno dire la loro?
Mi auguro di sì. Il dibattito dovrebbe proprio essere affrontato a livello territoriale. Noi siamo pronti a portare sul tavolo i nostri progetti.

Nel frattempo cosa intende fare?
Stiamo continuando a mettere a punto alcuni strumenti come il sostegno al credito, non solo sotto forma di garanzia. Gli strumenti ordinari adesso non bastano. Sto pensando ad un nuovo sistema per recuperare risorse e aumentare il capitale circolante. A breve lo presenteremo. L’obiettivo è sburocratizzare e sostenere gli investimenti.

Ci sono anche altri strumenti, come il Mes, in prospettiva. Lei che ne pensa?
Sono critico, rischia di pesare sulle nuove generazioni, togliendoci libertà decisionale. Intanto, per cominciare, possiamo anche copiare le idee buone degli altri paesi che funzionano.

Per esempio?
Per esempio in Svizzera per avere un ristoro si fa domanda, si certifica la perdita e senza grandi burocrazie arrivano i soldi. In Francia c’è il contratto di espansione: i lavoratori vicini alla pensione possono essere sostituiti con altri lavoratori, senza perdere i contributi.

Ha qualche consiglio da dare al neo assessore alla Sanità, Letizia Moratti, che dovrò riformare il sistema?
Suggerisco di realizzare un accordo con i medici del lavoro per fare vaccini a tappeto e dare una sorta di bollino “Covid free” alle imprese. Le aziende sanitarie potrebbero trovare delle intese con le imprese per sostenere la vaccinazione capillare.

Ma come sa i vaccini in Italia stanno arrivando a rilento, per ora è un progetto irrealizzabile.
Ecco, chiediamoci dove stanno le penali che ci tutelano dai ritardi della Pfizer. Spetta al governo velocizzare l’approvvigionamento.

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