fondo pensione dei dirigenti

Previndai investe 200 milioni nell’economia reale

Il fondo pensione dei dirigenti - circa 80mila dirigenti iscritti e 870 milioni annui di entrate - destinerà fino a 100 milioni al mercato domestico

di Giorgio Pogliotti


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3' di lettura

Previndai, fondo pensione per dirigenti industriali, ha rivisto la strategia di investimento dei comparti finanziari destinando oltre 200 milioni all'economia reale; di questi fino a 100 milioni andranno al mercato domestico. È stato il presidente del Fondo, Giuseppe Noviello, a illustrare i dettagli del piano strategico in un convegno che si è svolto ieri pomeriggio in Confindustria, con un contributo del presidente Vincenzo Boccia, del presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla e del sottosegretario al ministero dell'Economia Pier Paolo Baretta, tra i numerosi interventi.

Il fondo dei dirigenti
Il Fondo pensione di Confindustria e Federmanager ha circa 80mila dirigenti iscritti, 870 milioni annui di entrate contributive e un patrimonio complessivo che a fine 2018 superava 11,5 miliardi di euro, investiti in due comparti assicurativi (9,5 miliardi) e in due comparti finanziari (2 miliardi).

Investimenti illiquidi
Con la nuova asset allocation strategica Previndai ha destinato il 10% dei portafogli dei due comparti finanziari ad asset alternativi illiquidi, si tratta dunque di oltre 200 milioni di capitali pazienti, con un orizzonte temporale di investimento fino a 15 anni, che andranno a private equity (44 milioni), direct lending (59 milioni) e infrastrutture azionario (107 milioni). Sei player di mercato, individuati tra i fondi di investimento mobiliare chiuso, sono stati selezionati tra 60 candidature dopo una procedura a evidenza pubblica.

La strategia
«Abbiamo avviato un'operazione unica nel suo genere - ha detto Naviello-. Fino al 50% dei circa 210 milioni sarà destinato al mercato domestico, a dimostrazione delle opportunità di investimento che offre il sistema Italia. Ma non finisce qui. Nei prossimi 10 anni investiremo 60 milioni l'anno». Per il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia questo modello va esportato: «La nuova strategia di investimento di Previndai rappresenta un punto di riferimento nel panorama italiano della previdenza integrativa - ha detto Boccia-. Se fondi pensione e casse previdenziali destinassero un 5% aggiuntivo del loro patrimonio ad asset simili, alle nostre imprese arriverebbero oltre 10 miliardi».

Il modello replicabile
Anche per Alessio Rossi, presidente dei giovani imprenditori «questa best practice va diffusa ad altri fondi, è un segnale importante per l'economia reale e per le nostre aziende». Ma non tutti i fondi hanno dimensioni e competenze per investire in asset alternativi. Per Cuzzilla la sfida è quella di creare «manager delle Pmi specializzati sulla finanza». Il presidente di Federmanager ha rivolto un appello per «una politica fiscale illuminata che dovrebbe premiare la previdenza complementare in modo da promuoverne la diffusione» e, guardando alla manovra, ha aggiunto: «sarebbe bene che il legislatore tenesse conto di questa propensione e rafforzasse anche l'incentivo fiscale per realizzare la spinta necessaria a sostenere le imprese che chiedono a gran voce di svincolare le risorse per ripartire».

Il nodo fiscale
Ha riconosciuto che sotto il governo Renzi fu compiuto «un errore alzando al 26% la tassazione su Fondi e Casse» il sottosegretario Baretta, perchè «si sono confusi gli investimenti previdenziali con quelli speculativi», ma ha anche ricordato che come parziale correttivo «l'anno successivo si portò lo sgravio fiscale al 5% e lo scorso anno al 10%». Quest'anno non ci sono novità in legge di Bilancio, ma Baretta ha aperto ad un «aumento dello sgravio per gli investimenti fatti da più casse o fondi insieme».

Lo scenario
Qualche segnale positivo sulla situazione italiana l'ha evidenziata il Chief investment strategist di BlackRock Italia, Bruno Rovelli: «Abbiamo registrato una progressiva riduzione del rischio Paese - ha detto -, i punti deboli sono ancora la crescita economica anemica e l'alto livello di debito pubblico, ma i fondamentali di credito dell'intera economia sono piu solidi del passato. L'adozione di sistemi alternativi in Italia è ancora in ritardo rispetto ai mercati piu maturi, si aprono spazi importanti per invertire questa tendenza».

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