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Previsioni 2019: crescita in vista nonostante i protezionismi

di Andrea Goldstein


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3' di lettura

Il nuovo anno porterà una trasformazione all’economia italiana? Ci sarà da mangiare tutto l’anno e i troppi furbi spariranno? Oppure prevarranno comunque i cretini di ogni età? Difficile fare pronostici, piuttosto che dividersi tra ottimisti e scettici meglio essere consapevoli che molto di ciò che accadrà nel 2019 è già determinato dalla crescita acquisita a fine 2018 e che il resto, salvo l’imponderabile dovuto a cataclismi naturali e manine varie, dipenderà dall’andamento dell’economia globale.

Sebbene il carry-over della crescita italiana sia modesto, a causa dell’inatteso rallentamento della domanda interna registrato nella seconda metà del 2018 e che ha arrestato il ciclo espansivo in essere dal 2014, il quadro esterno è quanto mai favorevole. Senza entrare nel dettaglio, tutti i principali osservatori privati e pubblici concordano nell’attendersi per il 2019 una crescita mondiale elevata, in linea con quanto registrato nell’ultimo biennio, e abbastanza ben distribuita tra le principali geografie.

Se l’economia americana continuerà la sua espansione fino a metà anno, magari grazie a una ripresa di Wall Street dopo un autunno difficile, a giugno saranno 120 mesi di crescita ininterrotta, il periodo più lungo dal 1857 secondo i conti del Nber. Per la Cina, al netto delle riserve che si possano esprimere sull’affidabilità dei dati della contabilità nazionale, è ragionevole prevedere un altro anno di crescita oltre il 6% - certo, il minimo dai tempi di Tienanmen, ma pur sempre un new normal dignitoso per un’economia che, quanto meno nelle zone urbane e costiere, ha ormai livelli di reddito e di ricchezza paragonabili all’Europa meridionale. In generale, l’outlook è favorevole per tutta l’Asia, compresa l’India (dove si vota in primavera), e moderatamente espansivo per l’America Latina, che si prepara a vivere l’esperienza di governi anti’establishment di destra, in Brasile, e di sinistra, in Messico. E non è certo cattivo neppure nell’Eurozona, anche se ci sono segnali di raffreddamento sia in Germania, sia in Francia, dovuti in entrambi i casi almeno in parte a fattori politici interni.

Se sussiste il timore che il 2019 possa essere un anno difficile per l’economia italiana, che resta tuttora lontana dai livelli pre-crisi, esso sembra riflettere preoccupazione per ciò che avviene sul piano interno, piuttosto che per un drammatico deterioramento della situazione internazionale. Il che non significa però che non si siano rischi al ribasso - anche se nulla permette di affermare che siano più numerosi e/o intensi che nel passato.

Il protezionismo, e in particolare l’innalzarsi di quella che l’ex segretario al Tesoro Henry Paulson ha chiamato «la cortina di ferro economica» tra America e Cina, sta già rallentando l’evoluzione del commercio internazionale, nonché degli investimenti cross-border. L’incertezza a proposito delle future regole sugli scambi, le politiche industriali, la protezione della proprietà intellettuale, le acquisizioni e la tutela della concorrenza nei settori strategici incita le imprese alla cautela. Identico effetto ha Brexit, con l’aggravante che un’uscita del Regno Unito dall’Unione senza accordo che ne sancisca le condizioni avrebbe effetti negativi immediati sui circuiti produttivi, ben al di là della Manica.

In secondo luogo, i mercati sono perplessi riguardo le decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea, ma soprattutto della Fed. Il cambio di guida all’Eurotower avverrà dopo le elezioni europee, che potrebbero avere un effetto dirompente e accentuare le pressioni sulle autorità monetarie a rinviare la progressiva stretta dei tassi. Le stesse dinamiche di crescenti interferenze politiche che vanno manifestandosi a Washington e dal cui esito dipenderà l’indipendenza della politica monetaria, uno dei principali pilastri del policy-making negli ultimi decenni. Sempre in ambito finanziario, in Cina l’incognita fondamentale concerne la determinazione a ridurre l’indebitamento di famiglie, imprese e settore pubblico. Se l’aggiustamento fosse troppo rapido, la crescita potrebbe ridursi ulteriormente (e tra l’altro ciò renderebbe ancora più difficile realizzare la promessa di aumentare l’import di prodotti stelle-e-strisce che Xi ha fatto a Trump); ma se prevalesse la cautela, ciò equivarrebbe a nascondere i problemi sotto il tappeto, rinviando nel tempo il redde rationem.

La terza fonte di preoccupazione è politica. Raramente come nell’ultimo biennio la Casa Bianca è stata oggetto di tante attenzioni giudiziarie, e non si può escludere che le investigazioni in corso portino alla messa in stato d’accusa del presidente. In politica estera, le tensioni, anche militari, tra Stati Uniti e Cina si sono moltiplicate nel 2018 e, anche se non è nell’interesse di nessuno, potrebbero essere acuite da qualche incidente e incomprensione. Difficile immaginare che ci siano le condizioni per registrare progressi nella costruzione di un multilateralismo efficace, che rifletta nuovo equilibri e dia risposte soddisfacenti alle sfide dello sviluppo sostenibile. Che non sia meglio celebrare Blade Runner lasciandole in mano agli androidi?

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