ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe misure del Governo

Carburanti, cosa cambia: le 5 cose da sapere su prezzi e buoni benzina

Dallo sconto sulle accise cancellato al ruolo controverso della speculazione, fino alle misure approvate dal governo: ecco qual è lo stato dell’arte

Carburanti, in una settimana aumenti superiori al 10%

4' di lettura

Il governo Meloni è appena intervenuto per rafforzare la trasparenza sui prezzi dei carburanti. Ecco le cinque cose da sapere sui fattori che hanno condizionato i rincari e sulle azioni messe in campo finora.

Il ripristino delle accise senza sconto

Lo scorso marzo il governo Draghi, davanti a quotazioni che avevano raggiunto il valore record dal 1996, complice la guerra in Ucraina, aveva introdotto con il decreto legge energia uno sconto sulle accise che pesano sui carburanti, riducendo il prezzo di benzina e gasolio da autotrazione di 25 centesimi al litro, più l’Iva per altri 5,5 centesimi (totale 30,5 centesimi al litro). Il taglio è stato prorogato di mese in mese fino a quando, il 23 novembre, l’esecutivo Meloni con un altro decreto ha ridotto lo sconto fino al 31 dicembre, portandolo a 15 centesimi al litro più l’Iva, per un totale di 18,3 centesimi, e lo ha del tutto azzerato a partire dal 1° gennaio 2023. Una decisione motivata con il calo dei prezzi del petrolio rispetto a quando lo sconto sulle accise era stato previsto.

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L’aumento dei prezzi

Tra gli ultimi giorni del 2022 e i primi del 2023 si è verificato un aumento medio dei prezzi dei carburanti sovrapponibile a quello dello sconto cancellato delle accise, proprio intorno ai 18 centesimi per benzina e diesel. I dati diffusi il 10 gennaio dal ministero dell’Ambiente lo confermano. Per la benzina il prezzo medio si attesta a 1.812,01 per 1000 litri (1,812 a litro) di cui 728,40 di accise, 326,76 di Iva e un prezzo netto di 756,85 con un aumento complessivo di oltre il 10% rispetto alla settimana scorsa quando il pezzo si attestava a 1.644 euro per mille litri. Il gasolio da autotrazione costa in media 1.868,13 per 1000 litri (1,868 euro a litro) di cui 617,40 di accise, 336,88 di Iva e con un netto di 913,85: in questo caso l'aumento è pari al 9,39% (la scorsa settimana si attestava a 1.708 euro per mille litri). I rincari non sono stati omogenei sul territorio nazionale: è stato soprattutto in autostrada e nelle isole che sono stati osservati gli incrementi maggiori, con diversi sforamenti della soglia di 2 euro al litro.

Il ruolo controverso della speculazione

Anche sulla base di questa disomogeneità, diversi esponenti del governo Meloni hanno imputato i rialzi a fenomeni speculativi. Tra loro c’è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che a Porta a Porta ha detto di aspettarsi una stabilizzazione dei prezzi. «Ci sono una serie di situazioni che vanno monitorate», ha aggiunto, citando le autostrade o le zone dove c'è un solo distributore, come nelle isole. «Per un prezzo sopra i 2 euro, ci vuole una giustificazione specifica. C'è una richiesta da parte dell'Antitrust di una verifica di quei casi dove c'è stata un'eccedenza, ricordando che il prezzo è libero». Ma le accuse di speculazione sono state respinte come «infondate» dai petrolieri italiani riuniti nell’Unem, secondo cui, proprio alla luce dei dati, la differenza dei prezzi oggi «è dovuta interamente all’aumento delle accise». Anche i benzinai di Confesercenti Faib hanno risposto duramente alle parole del ministro.

Il contesto globale e il costo dello sconto

Al di là delle polemiche, la cancellazione dello sconto sulle accise e sull’Iva relativa viaggia di pari passo con il calo delle quotazioni del petrolio sotto gli 80 dollari, che hanno fatto scendere il prezzo alla pompa, oggi, nonostante i rincari, molto più basso dei livelli di marzo. Di contro, l’embargo al petrolio russo deciso dal 5 dicembre dall’Unione europea, che dal 5 febbraio si estenderà ai prodotti della raffinazione, a partire dal diesel, potrebbe generare altra volatilità. E rialzi sono già visibili in questi giorni per le riaperture in Cina e per il cedimento del dollaro. Ma l’Italia non può dimenticare il costo degli sconti sulle accise, tornati ora ai livelli pre-crisi: il taglio pieno valeva circa un miliardo al mese, per un totale di nove miliardi di minori entrate nelle casse dello Stato nel 2022. Un sacrificio imponente per un Paese alle prese con gli impegni per contrastare il caro bollette e con un debito pubblico in aumento.

Le misure adottate dal Consiglio dei ministri

Ecco perché il governo ha finora tenuto il punto, rifiutando di tornare indietro sulla decisione di eliminare lo sconto sulle accise e invece puntando al monitoraggio dei prezzi. Il pacchetto di misure approvato il 10 gennaio in Consiglio dei ministri prevede per i benzinai l’obbligo di esporre il prezzo medio giornaliero nazionale calcolato dal ministero delle Imprese accanto al prezzo di vendita praticato, rafforzando le sanzioni in caso di violazione, fino alla sospensione dell’attività da sette a 90 giorni. Si potenzia inoltre la collaborazione di Mister Prezzi sia con l’Antitrust sia con la Guardia di finanza «per sorvegliare e reprimere sul nascere condotte speculative». Si istituisce una Commissione rapida di allerta sui prezzi e, infine, si stabilisce che nel trimestre gennaio-marzo il valore dei buoni benzina ceduti dai datori di lavoro privati ai dipendenti, nel limite di 200 euro a lavoratore, non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente.

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