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Prezzi delle case: Italia ancora l’unica in calo, mentre l’Europa cresce

I prezzi delle case misurati dall’Eurostat sono aumentati del 4,2% sia nell’area euro che nell’intera Unione nel secondo trimestre 2019 rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente.

di E.Sg.


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Budapest: in Ungheria i prezzi delle casa salgono del 14%

2' di lettura

I prezzi delle case misurati dall’Eurostat sono aumentati del 4,2% sia nell’area euro che nell'intera Unione nel secondo trimestre 2019 rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Rispetto al primo trimestre le quotaizioni sono aumentate rispettivamente dell’1,7% e dell’1,6%.

«Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili dati – si legge in una nota dell’istituto di statistica europeo – i maggiori aumenti annuali dei prezzi delle abitazioni sono stati registrati in Ungheria (+14%), Lussemburgo (+11,4%), Croazia (+10,4%) e Portogallo (+10,1%), mentre i prezzi sono diminuiti in Italia (-0,2%). Rispetto al trimestre precedente, i prezzi delle abitazioni sono aumentati in tutti gli Stati membri per i quali sono disponibili i dati».

La lieve crescita congiunturale registrata la settimana scorsa dall’Istat (+1,3% da aprile a giugno rispetto a inizio anno) è l’unica piccola nota positiva per il nostro Paese, che ormai da tempo è l’unico a registare cali. Con prospettive per lo meno incerte secondo i principali osservatori:  se Nomisma sottolinea la debolezza del mercato ma registra un segno più dopo 12 anni di crisi, S&P stima ancora cali per i prossimi due anni.

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L’eccezione italiana è sottolineata da Confedlizia:  «La tendenza è talmente conclamata – ha dichiarato il presidente dell’associazione, Giorgio Spaziani Testa – che ormai Eurostat fa ‘copia e incolla' quando diffonde le statistiche sui prezzi delle case in Europa. Ha già la frase pronta: ‘...while prices fell in Italy'’ Nonostante questo, il nostro Parlamento e il nostro Governo non sembrano aver colto la gravità della situazione. Nella nota di aggiornamento del Def, infatti, non abbiamo letto nulla in merito a propositi di rilancio del settore immobiliare».

Per Confedilizia «la patrimoniale Imu-Tasi da 22 miliardi l'anno va ridotta, anche per stimolare i consumi. Al contrario si legge di progetti di ridurre gli incentivi per le ristrutturazioni immobiliari (l’unico sistema che ha consentito di muovere il settore negli ultimi anni) e non si sono ancora ricevute rassicurazioni sulla stabilizzazione della cedolare secca per gli affitti, nonostante lo stesso Governo abbia scritto nella Nadef che si tratta di un formidabile disincentivo all'evasione».

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