IL DATO ISTAT DI AGOSTO

Prezzi al consumo, per l’Italia (e non solo) cresce il rischio deflazione

In agosto quarta variazione consecutiva in negativo (-0,5%). Ora l’inflazione acquisita per l’anno è pari a zero e nel 2021 in trend potrebbe peggiorare senza una ripresa del mercato del lavoro e dei contratti. La Bce monitora gli indici ma il target del 2% è fuori dai suoi radar ormai da sette anni

di Davide Colombo

La Bce attenua la previsione su crollo del Pil eurozona 2020: -8%

In agosto quarta variazione consecutiva in negativo (-0,5%). Ora l’inflazione acquisita per l’anno è pari a zero e nel 2021 in trend potrebbe peggiorare senza una ripresa del mercato del lavoro e dei contratti. La Bce monitora gli indici ma il target del 2% è fuori dai suoi radar ormai da sette anni


3' di lettura

I prezzi del petrolio e il cambio euro/dollaro, due driver principali della frenata dell’inflazione europea, sono fuori portata per la Bce. Se la politica monetaria ultra-espansiva su questi fronti poteva ben poco prima della crisi sanitaria, ora è quasi certo che se alla recessione da coronavirus seguirà una deflazione nessun bazooka potrà fermarla. Non a caso la Fed ha avviato un dibattito su quale debba essere l’inflazione obiettivo. Mentre la Bce, per il momento, si limita a comunicare che il monitoraggio degli indici è costante, senza tuttavia ricordare che il suo obiettivo di inflazione per l’eurozona è sparito dai radar ormai dal 2013; sette anni.

L’inflazione acquisita è zero
E l’Italia? Con un’economia strutturalmente in ritardo rispetto ai principali partner continentali, i prezzi al consumo hanno segnato in agosto il quarto mese consecutivo in negativo (-0,5%). Mentre l’inflazione acquisita per l’anno è zero. Guardando alle serie storiche dell’indice Ipca di Eurostat, da quando la moneta unica è in circolazione solo nel 2016 si sono toccati questi minimi, e quelli dell’Italia anche allora erano più bassi degli altri. Come andrà a finire? E, soprattutto, che cosa succederà nel 2021, l’anno del parziale recupero del Pil? Stefania Tomasini, partner di Prometeia, invita a distinguere tra congiuntura e considerazioni di medio termine. «In generale, si può dire che fra gli effetti di offerta (si contrae l’offerta di beni e servizi e ciò spinge verso l’alto i prezzi) e quelli di domanda (la caduta del Pil spinge verso il basso i prezzi) stanno ora ancora dominando gli effetti di domanda, cosicché l’inflazione di fondo italiana è scesa negli ultimi mesi dallo 0.8% allo 0.3%». Insomma il rischio di un prolungato periodo di prezzi negativi c’è. «Nell’ipotesi che il percorso di ripresa in atto prosegua e si consolidi - prosegue Tomasini - anche con il supporto delle politiche fiscali nazionali ed europee, il rischio di deflazione potrà via via perdere di forza. Dall’inflazione nulla di quest’anno si potrà tornare in territorio positivo (0.7%) il prossimo, livelli ancora inferiori a quelli dei principali paesi europei, riflesso di un gap negativo di crescita che continua a penalizzare il nostro paese».

Spese moderate finché resta l’incertezza
Ma quali saranno gli effetti sul conti di un Paese che, per contenere il danni del Covid19, ha deciso di aumentare di 100 miliardi il suo debito pubblico? Sergio De Nardis (Luiss) fa due considerazioni. «Proprio perché la caduta dell’inflazione è indotta dalla componente importata - spiega - non vi saranno quest’anno apprezzabili conseguenze per il deflatore del Pil (e quindi, tramite questo canale, per il Pil nominale). Nel primo semestre, a fronte di un aumento del deflatore dei consumi di appena lo 0,3%, il deflatore del Pil è salito dell’1,3%. È possibile, quindi, che non ci siano, su questo fronte, sorprese negative rispetto alla previsione che il Governo faceva ad aprile per il 2020 (+1%)». Gli interrogativi si spostano dunque sul 2021. «Venendo meno l’anno prossimo lo sganciamento tra deflatore del Pil e deflatore dei consumi indotto dal calo del petrolio (il greggio non è previsto scendere ulteriormente), potrebbero emergere nel deflatore del Pil, nonostante l’attesa ripresa, i fattori di debolezza fondo che contraddistinguono l’inflazione italiana. La domanda aggregata (consumi e investimenti) risulterà in ripresa ma comunque frenata dai comportamenti precauzionali e dalle incertezze che rimarranno fin quando vi sarà rischio sanitario in Italia e nel mondo, mentre il mercato del lavoro rimarrà fiacco con modeste pressioni sui costi di produzione».

Dal mercato del lavoro un trascinamento negativo
I rischi per il Pil nominale, secondo questa analisi, aumentano i margini per un consolidamento strutturale, al ribasso, di questo trend. Fedele De Novellis, di Ref., li spiega così: «La ripresa appena dopo le riaperture di maggio non basterà a recuperare interamente le perdite subite dall’economia mondiale in marzo-aprile. La contrazione del Pil sarà in parte di natura permanente, e porterà a perdite di posti di lavoro sinora non ancora evidenti nelle statistiche sugli occupati grazie all’effetto degli schemi di lavoro a orario ridotto, che incoraggiano il labour hoarding. La pressione della forza lavoro inutilizzata sul mercato del lavoro si dispiegherà pienamente con il palesarsi delle perdite di posti di lavoro. La crescita dei salari nei prossimi anni sarà bassa, inferiore a quella già modesta del periodo pre-crisi, mentre la presenza di spazi di capacità inutilizzati influenzerà negativamente il potere di mercato delle imprese. Per queste ragioni, la bassa inflazione è destinata a protrarsi ancora per molto tempo».


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