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Prezzi del gas mai così bassi in Europa a dicembre

La svolta nelle trattative Russia-Ucraina per il transito del gas ha spazzato via il timore di difficoltà di approvvigionamento dal 1° gennaio. Sul mercato pesa anche l’eccesso di offerta, con spedizioni record di Gnl dagli Stati Uniti. Il prezzo del combustibile è ora sceso sotto 13 euro per Megawattora al Ttf, il minimo storico per il mese di dicembre

di Sissi Bellomo

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(REUTERS)

La svolta nelle trattative Russia-Ucraina per il transito del gas ha spazzato via il timore di difficoltà di approvvigionamento dal 1° gennaio. Sul mercato pesa anche l’eccesso di offerta, con spedizioni record di Gnl dagli Stati Uniti. Il prezzo del combustibile è ora sceso sotto 13 euro per Megawattora al Ttf, il minimo storico per il mese di dicembre


3' di lettura

Nel cuore dell’inverno il gas non è mai costato così poco sui principali hub europei. Un regalo di Natale ai consumatori che dipende anche dal risveglio dell’ottimismo sulla continuità delle forniture dalla Russia.
L’«accordo di principio» sul transito del gas russo in Ucraina ha incoraggiato gli operatori, provocando vendite concentrate soprattutto sul gas per consegna gennaio, mese in cui non sarà più in vigore il vecchio contratto decennale tra Gazprom e Naftogaz.

Al Ttf olandese – hub che ormai fa da benchmark persino per il Gnl statunitense – il prezzo è crollato del 9% in apertura, a 13,70 euro per Megawattora, mentre al Psv italiano si è scesi fino a 15,65 €/MWh. A fine seduta il ribasso rimaneva vicino al 6%, con il Ttf poco sopra 14 € e il Psv appena sotto 16 €.

Il mercato è sotto pressione anche a causa dell’eccesso di offerta, con enormi quantità di gas liquefatto che continuano a raggiungere il Vecchio continente, soprattutto dagli Stati Uniti. Metà dei carichi di Gnl esportati dagli Usa a novembre hanno raggiunto l’Europa, recapitando l’equivalente di 360 milioni di metri cubi al giorno di gas, un record storico.

Nel frattempo anche la Russia ha accelerato l’export di gas, per favorire l’accumulo di scorte in previsione del rischio di uno stop ai transiti in Ucraina. Nella prima settimana di dicembre, osserva Icis, i flussi di Gazprom si sono spinti al record da 34 mesi (611 milioni di metri cubi), quelli via Ucraina hanno raggiunto un record da 26 mesi (323 mcm).

Il prezzo del gas day-ahead al Ttf è sceso sotto 13 €/MWh, a livelli mai visti nel mese di dicembre. La svolta nelle trattative Russia-Ucraina ha dato il colpo di grazia.

L’annuncio della svolta tra Russia e Ucraina era arrivato nella serata del 19 dicembre, dopo dieci ore di colloqui a Berlino mediati dalla Commissione europea e dalla Germania.

Ventiquattr’ore dopo la conferma da parte del vicepremier russo Dmitry Kozak: «Ci sarà un nuovo contratto di transito, gli articoli chiave per i prossimi 5 anni sono stati concordati. Firmeremo il contratto entro l’anno nuovo».

Gazprom, attraverso il portavoce Sergei Kupriyanov, ha precisato che per ora è stato siglato solo un «protocollo d’intesa» e che questo riguarda non solo i futuri transiti di gas ma anche un concordato che mette fine a tutte le azioni legali tra le parti.

Fonti Reuters avevano anticipato che Mosca si sarebbe offerta di pagare 3 miliardi di dollari a Kiev, all’incirca la cifra che Gazprom è tenuta a versare a Naftogaz dopo aver perso – quasi due anni fa – un arbitrato alla Corte di Stoccolma. In cambio la società che gestisce i gasdotti ucraini avrebbe rinunciato a un secondo arbitrato, con cui puntava a recuperare altri 12 miliardi.

Di particolare importanza è il c ompromesso sulla durata del nuovo contratto di transito: Mosca insisteva per un solo anno, Kiev per altri dieci anni. Il risultato finale sarà una via di mezzo.

La Russia avrà così il tempo di completare i nuovi gasdotti, che attenuano la dipendenza dalla rotta ucraina. E l’Ucraina potrà proseguire la trasformazione del suo sistema di approvvigionamento, che già fatto molti passi avanti: dal 2015 Kiev non compra più gas direttamente da Gazprom e la sua produzione domestica sta crescendo al punto che tra qualche anno dovrebbe riuscire ad essere autosufficiente.

La costruzione del NordStream 2, già realizzata al 90%, rischia di ora di essere rallentata dalle sanzioni appena approvate dagli Stati Uniti. Quanto al TurkStream, le due linee di collegamento con la Turchia saranno inaugurate l’8 gennaio. Ma le connessioni con l’Europa centrale non sono pronte.

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