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Prezzi della spesa, crescono per frutta e verdura, pasta, salumi e pesce congelato

di E.Sg.

(AdobeStock)

2' di lettura

Continua la crescita dei prezzi dei beni alimentari, in controtendenza rispetto a un contesto di prezzi fermi o in calo. Lo registra l’Istat nella rilevazione relativa al mese di giugno. L’istituto di statistica stima infatti che «l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,1% su base mensile e una diminuzione dello 0,2% su base annua (come nel mese precedente), confermando la stima preliminare».

I prezzi dei beni alimentari «continuano invece a crescere (+2,3%), con un'accelerazione di quelli degli alimentari non lavorati (da +3,7% di maggio a +4,1%) e un lieve rallentamento dei prezzi degli alimentari lavorati (da +1,7% a +1,2%)». A determinare l'inflazione negativa per il secondo mese consecutivo sono invece i prezzi dei beni energetici (-12,1%).

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A crescere di più rispetto a un anno fa sono i prezzi della frutta (+11,5%) e della verdura fresca (+4,6%) ma anche pesce surgelato (+3,5%), pasta (+3,3%), salumi (+3,5%) e latte (+3,1%).

A incidere sulle quotazioni – sottolinea in una nota la Coldiretti – «sono le difficoltà in cui continua a versare la ristorazione, ancora alla prese con una difficile ripartenza.
Una situazione che ha favorito le speculazioni al ribasso nei campi e nelle stalle con il paradosso che mentre i prezzi al consumo aumentano quelli pagati agli agricoltori e agli allevatori crollano, dalla carne al latte fino a molti ortaggi. Le quotazioni riconosciute ai produttori in molti settore non coprono più neanche i costi e mettono a rischio il sistema agroalimentare nazionale».

«Occorre dunque – prosegue Coldiretti – evitare che i comportamenti scorretti di pochi compromettano il lavoro della maggioranza degli operatori della filiera ai quali va il plauso in una situazione in cui quasi 4 aziende agricole su 10 (37%) secondo l'indagine Coldiretti/Ixe' hanno registrato un deciso calo dell'attività a causa degli effetti della pandemia».

Tra le cause dei rincari di prodotti agricoli va anche inserito il fattore meteo con tempeste e grandinate che hanno colpito le campagne a macchia di leopardo compromettendo parte dei raccolti già messi a dura prova dalla primavera anomala, «con la perdita a livello nazionale di più un frutto su tre e milioni di euro di danni nelle campagne».

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