ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’incontro tra Meloni e Macron

Nuovo asse Italia-Francia, ecco i tre dossier: price cap sul gas, guerra in Ucraina e Ita

I dossier economici aperti e le sfide nel Mediterraneo, con l’Ucraina in primo piano

di Carlo Marroni

Macron: "Parlare di pace è qualcosa di grande"

3' di lettura

Emmanuel Macron e Giorgia Meloni vanno per le vie brevi. Incontro serale in una terrazza con affaccio su San Pietro, per avviare un rapporto che necessariamente per entrambi è strategico. Lo è per Parigi vista la difficoltà (momentanea) dei rapporti con Berlino, consumate sui temi dell’energia e della difesa. Tanto che il consiglio franco-tedesco, tradizionale motore delle iniziative in Europa, per ora è stato rinviato. Lo è per Meloni, che in Macron può avere una sponda fondamentale nell’avvio delle relazioni internazionali del nuovo governo, specie alla luce di attacchi alla Francia del passato anche recente – sul Trattato del Quirinale e sul dossier migranti per citare i principali – che ora sembrano sullo sfondo.

L'attivismo economico di Parigi e l'alleanza nelle navi militari

I due campi sensibili delle relazioni sono in economia e in politica estera, su tutte. L’Italia spesso vive con fastidio l’attivismo economico francese, con acquisizioni di prestigio, specie nella moda, ma anche in campo bancario e finanziario, anche se l'apice delle tensioni fu toccato nel 2000 con l’opa della Edf su Edison, e poi anni dopo l’attivismo di Enel verso Suez, per poi arrivare alla “pax energetica” tra Prodi e Sarkozy nel vertice di Nizza del 2007. Resta da capire se questi deal avrebbero potuto avere una diversa soluzione, ma anche l’Italia compra in Francia. Certo il caso di Fincantieri-Stx, accordi dal vertice di Lione del 2017 e poi naufragato è la dimostrazione di come il nazionalismo economico resta un elemento chiave anche nell'Europa del mercato unico. Ma resta comunque un caso abbastanza isolato, tanto che nel segmento militare l'alleanza Fincantieri-Naval Group va bene e da molti anni produce navi tra le migliori (su tutte la Fremm). E va ricordata la storica e fruttuosa alleanza in St Microeletronics.

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Vendita di Ita, prossima la scadenza della trattativa esclusiva con Air France

Ora il dossier forse più delicato è quello relativo alla vendita di Ita, la compagnia aerea a cui il Mef (governo Draghi) ha dato alla cordata guidata da Certares e di cui fanno parte Air France, Klm e Delta Airlines l'esclusiva della trattativa, tagliando fuori Lufthansa-Msc, nonostante quella tedesca (a detta degli esperti) fosse l'opzione migliore. La scadenza delle trattative è per il 31 ottobre, e nel frattempo la governance di Ita è entrata nel caos per lotte di potere interne: di certo FdI non era d'accordo con la cessione decisa dal governo Draghi, e ora si vedrà cosa accade. L'altro dossier infinito è la Torino-Lione, la cui tratta in territorio italiano è ferma, e si muovo solo le opere accessorie.

I dossier internazionali: Ucraina, migranti e Libia

Su tutti la questione principale è la guerra in Ucraina e il sostegno a Kiev, in armi e aiuti. Macron è considerato il solo in Europa che può portare qualche risultato verso Mosca, vista anche la debolezza oggettiva di Olaf Scholz. Oltre a questo il tema forte è la politica mediterranea, con il dossier migranti. L'Italia nel 2017-2018 chiese una revisione del Trattato di Dublino, ma nessuno è d'accordo, compresa la Francia, che via via ha chiuso la frontiera di Ventimiglia, provocando anche delle micro-crisi diplomatiche poi rapidamente risolte, così come il caso della visita del ministro Luigi Di Maio ai gilet gialli, tanto da provocare il temporaneo richiamo dell'ambasciatore.

Il Mediterraneo e la Libia

L'altro dossier è il Mediterraneo, e in particolare la Libia, paese dove ormai da mesi sono presenti due governi – che si combattono – e che potrebbero progressivamente portare ad una spaccatura territoriale. La Francia è stata vicina al generale Haftar, quindi nell'asse cirenaico Egitto-Emirati, presente anche la Russia, l'Italia era inizialmente più sulla Tripolitania, ma non chiude le porte. La partita libica in realtà è stata quasi completamente ignorata dai governi precedenti, salvo i presidi diplomatici, e ora serve una ripresa reale di iniziativa.


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