IL MAXI PROCEDIMENTO

Prima condanna Consip. Mandate le carte in procura sul Capitano Ultimo

di Ivan Cimmarusti

(Ansa)

2' di lettura

È la prima sentenza del maxi procedimento Consip. L’ex dirigente della Centrale acquisti, Marco Gasparri, ha patteggiato una pena a un anno e otto mesi di reclusione con l’accusa di essere stato corrotto con 100mila euro dall’imprenditore partenopeo Alfredo Romeo. La decisione è del Tribunale di Roma, che ha ratificato il patteggiamento deciso dalla Procura capitolina e dai difensori dell’ex dirigente, gli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro. Intanto si complica la posizione del neo nominato maggiore dei carabinieri Gianpaolo Scafarto (l’investigatore già indagato a Roma per aver falsificato una informativa Consip col presunto scopo di “incastrare” Tiziano Renzi a illeciti in concorso con Romeo) ed emerge anche un presunto ruolo dell’ex comandante del Noe Sergio De Caprio.

Il Csm ha inviato al procuratore capo Giuseppe Pignatone atti relativi alla pratica Consip-Cpl Concordia - inchieste su cui ha lavorato Scafarto - ritenendo che possano emergere profili penalmente rilevanti per il comportamento tenuto da alcuni investigatori. La decisione è stata presa dalla Prima Commissione che in questi mesi ha ascoltato diversi magistrati: dal pm Nunzio Fragliasso, che ha retto la Procura di Napoli sino alla nomina di Giovanni Melillo, al pg partenopeo Luigi Riello e al capo della Procura di Modena Lucia Musti. Gli atti inviati a piazzale Clodio sarebbero relativi proprio al contenuto di alcune di queste audizioni.

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Gli ufficiali di polizia giudiziaria in questione si sarebbero occupati della trasmissione da Napoli a Modena del fascicolo Cpl Concordia, avviato dalla Procura del capoluogo campano e poi trasmesso per competenza ai colleghi emiliani. Quel fascicolo conteneva la famosa telefonata tra Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Adinolfi, che finì sulle pagine dei giornali. Solo in uno dei due faldoni inviati a Modena quel colloquio sarebbe stato omissato, in un altro no.

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