lettera al risparmiatore

Prima Industrie, in Cina la sfida è duplicare i ricavi. La spinta dell’industria 4.0

di Vittorio Carlini


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6' di lettura

Spingere le vendite in Cina. Inoltre: riportare nel 2017 la divisione Prima Electro a break even. Ancora: sfruttare, dopo gli investimenti compiuti negli ultimi anni, da un lato la leva operativa. E, dall’altro, un marketing «proattivo». Sono tra le priorità di Prima Industrie a sostegno del business.

L’attività, a ben vedere, nel 2016 ha visto sia i ricavi che la redditività aumentare. Il fatturato si è assestato a 393,9 milioni in salita dell’8,1% rispetto all’esercizio precedente. L’utile operativo invece è stato di 18,53 milioni a fronte dei 17,49 milioni realizzati due anni fa. L’Ebitda marging, cioè il Mol in rapporto ai ricavi, è salito al 9 per cento. Al di là dei numeri di conto economico il risparmiatore è tuttavia interessato a conoscere le strategie di sviluppo aziendale.

BILANCI ANNUALI A CONFRONTO

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Su questo fronte una delle priorità è, per l’appunto, la Cina. Nel 2016 la multinazionale tascabile di Torino ha realizzato nel Paese asiatico circa 50 milioni di ricavi. L’obiettivo, nel giro di tre anni, è raddoppiare le vendite.

Un target da raggiungere in che modo? Il gruppo, va ricordato, nel 2015 ha inaugurato l’impianto di Suzhou vicino a Shangai. La fabbrica è focalizzata sulla produzione (eccetto i componenti hi-tech realizzati in Occidente) dei macchinari destinati al «Mid market» locale. Cioè: il business delle macchine di «livello» medio che in Cina è molto vasto.

In tal senso i prodotti top di gamma continuano ad essere importati dall’Italia, Finlandia o Stati Uniti. Quelli di fascia media, che rappresentano uno dei key driver per la crescita nel Paese del Dragone, sono invece realizzati in loco. Ma non è solo la produzione. Prima Industrie vuole sfruttare la ri-organizzazione, realizzata qualche anno fa, della stessa distribuzione. La Cina è stata divisa in 4 grandi aree . Il Sud continua ad essere appannaggio del distributore locale che in precedenza «copriva» l’intero Paese. Poi, c’è la Cina continentale. Una zona ampia rispetto alla quale è al vaglio la creazione di un ufficio di rappresentanza. Infine il Nord (Pechino) e l’Est (Shanghai) sono gestiti dal network del gruppo. Una rete diretta che va ampliandosi (l’obiettivo è arrivare a circa 30 tecnici/venditori) ed è costituita da dipendenti dell’azienda.

ANDAMENTO STORICO DEI RICAVI

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Dall’Asia alle Americhe. Queste, nel 2016, sono cresciute in grande parte grazie all’incremento delle vendite negli Usa. Negli Stati Uniti i ricavi sono passati da 64,12 milioni nel 2015 ai 72,1 milioni dello scorso anno. L’andamento, è l’indicazione della società, dovrebbe proseguire. Cioè: l’obiettivo di Prima Industrie è continuare nell’aumento del business negli Usa. Al che, però, il risparmiatore esprime un dubbio. La Casa Bianca ha sollevato l’ipotesi della creazione di dazi all’importazione di prodotti dall’estero. Un’eventualità che può impattare l’attività di Prima Industrie. La società smorza la preoccupazione. In primis, viene ricordato, il gruppo ha due fabbriche in America. Circa il 20% dei macchinari venduti negli Stati Uniti è prodotto in loco. Quindi la mossa dei dazi avrebbe comunque effetti più limitati. Oltre a ciò, sottolinea Prima Industrie, i concorrenti del settore non sono statunitensi. Di conseguenza, nel breve periodo, la società indica che non soffrirebbe alcuna perdita di competitività. Più sul lungo periodo invece, nell’eventualità si passasse dalle parole ai fatti, il tema potrebbe affrontarsi con l’aumento della capacità produttiva locale da destinare al mercato Usa. In conclusione, dice Prima Industrie, la situazione è da considerarsi sotto controllo.

Fin qui le aree dell’Asia e dell’America: quali, invece, le prospettive nel Vecchio continente? In questa zona geografica, lo scorso anno, il gruppo ha conseguito buoni risultati. Tra le altre cose il business è stato positivo in Italia (16,2% dei ricavi consolidati), Spagna (6,7% del fatturato complessivo) e nei Paesi del Nord Europa (8,7% dei ricavi). Proprio in Finlandia poi il gruppo sposterà a Seinäjoki, ammodernando e ampliando la struttura, la fabbrica presa in dote con l’acquisizione nel 2008 di FinPower. Il nuovo impianto, il cui investimento sarà finanziato da enti locali a fronte di un affitto di 9 anni in capo a Prima Industrie, dovrebbe essere pronto a inizio del 2019.

Tutto rose e fiori nel Vecchio Continente, quindi? La situazione è più articolata. L’andamento del business non è soddisfacente in alcuni mercati. In particolare: Francia e Germania. Nel Paese teutonico, ad esempio, la presenza della società italiana è ancora limitata e l’attività ha una redditività debole. Così da un lato il gruppo va avviando la riorganizzazione del business. E dall’altro punta a raddoppiare i ricavi nel medio periodo. Quest’ultimo target, può obiettarsi, è difficile da realizzare. Prima Industrie, pur consapevole del contesto, rigetta il dubbio. In primis la sua market share locale è limitata. Inoltre: la Germania è il più importate mercato europeo di macchine utensili. Quindi lo spazio per crescere c’è e l’obiettivo è sensato. Più in generale, comunque, in Europa l’azienda da un lato punta ad incrementare e consolidare il business. E dall’altro ad intervenire su specifici mercati (per l’appunto Germania e Francia).

DINAMICA DELL’EBITDA AZIENDALE

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Detto dell’articolazione geografica della società, quali invece le dinamiche del business? Prima Industrie, va ricordato, divide la sua attività in due aree. La prima, con maggiore peso sia per fatturato che Ebitda, è la divisione Prima Power. Cioè lo sviluppo, produzione e vendita di macchine e sistemi laser per la lavorazione industriale delle lamiere: dal taglio alla saldatura fino alla foratura di componenti, sia bi che tri-dimensionali. La seconda, invece, è Prima Electro. Vale a dire: l’attività focalizzata sull’elettronica, i controlli numerici e le sorgenti laser per i prodotti del gruppo o clienti terzi.

Ebbene i ricavi di Prima Power sono passati dai 326,2 milioni (nel 2015) ai 368,67 milioni dello scorso anno. Il suo utile operativo invece si è assestato nel 2016 a 22,14 milioni (erano 14,57 nel 2015). Si tratta di una dinamica conseguente ad un cocktail di fattori. Intanto il rinnovamento del portafoglio di prodotti, tra cui il laser con sergente in fibra di proprietà. Inoltre c’è stato il descritto rafforzamento su diversi mercati (ad esempio, Cina). Poi ha aiutato (e aiuta), in particolare in Italia, l’incremento dell’automazione nell’economia. In una parola: la cosiddetta industria 4.0. Infine non deve dimenticarsi il marketing «proattivo» sostenuto anche e soprattutto dal nuovo salone espositivo e centro tecnologico di Collegno (Torino). Un’area, inaugurata nel maggio del 2016 per un esborso complessivo di circa 15 milioni, ha permesso, sottolinea l’azienda, l’incremento dell’assunzione di ordini. La media a sei mesi dell’order intake, nella seconda metà dello scorso esercizio, è andata stabilmente oltre i 100 milioni a trimestre. Il segnale, dice Prima Industrie, dell’effetto volano del salone stesso.

STORIA DEL DEBITO FINANZIARIO NETTO

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Diverso, invece, il discorso su Prima Electro. Sempre nel 2016 la divisione in oggetto ha visto i ricavi calare a 42,2 milioni e, soprattutto, l’utile operativo andare in rosso per 3,41 milioni. A fronte di questa dinamica il risparmiatore storce il naso. Certo: la crescita della redditività di Prima Power ha più che controbilanciato il calo di Prima Electro. Tuttavia la preoccupazione è che possa esserci una problematica che incide sulla profittabilità di quest’ultima. Prima Industrie rigetta il timore. Dapprima, viene indicato, si tratta dell’effetto una tantum dei minori volumi legati a una commessa nell’Oil & Gas. Un contratto dove la domanda in avvio di 2017 va migliorando rispetto ad un anno prima. Oltre a ciò, indica sempre l’azienda, ha inciso la riduzione delle vendite del laser ad anidride carbonica (CO2) non ancora bilanciata da quelle di laser fibra. A fronte di ciò il gruppo afferma, da un lato, che la dinamica del 2016 di Prima Electro è contingente e dall’altro che l’obiettivo nel 2017 è raggiungere, nella divisione, circa 50 milioni di ricavi e il break even a livello di utile netto.

Ciò detto quali, più complessivamente, le prospettive economiche del gruppo? La società conferma, al 2019, l’obiettivo di circa 500 milioni di ricavi e l’Ebitda margin al 12%.Proprio su quest’ultimo fronte, visto che la marginalità a fine 2016 era del 9%, può obiettarsi che il target sia troppo sfidante. Prima Industrie non condivide la considerazione. Dapprima già la sola rimonta di Prima Electro dovrebbe implicare un rialzo di circa 100 punti base di margine. Inoltre il portare a regime gli investimenti effettuati permetterà di sfruttare la leva operativa. Quindi, conclude l’azienda, il gruppo è in linea con gli obiettivi del 2019.

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