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Prima della Scala: doppia ovazione per l’opera e per il presidente Mattarella. «Debutto» per Meloni

Successo pieno per il Boris Godunov di Modest Musorgskij promosso da 13 minuti di applausi.

di Stefano Biolchini

Scala Milano, standing ovation per Mattarella: ‘Grazie presidente’

4' di lettura

Applausi all’inizio e scrosciante battimani di 13 minuti alla fine. Si è conclusa così la prima di Sant’Ambrogio. Era cominciata con il tutti in piedi e numerosi evviva. Una lunga ovazione di ben 5 minuti accoglie il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dando il la alla serata inaugurale della Stagione d’Opera al Teatro alla Scala, con il Boris Godunov di Modest Musorgskij nella sua prima versione (1869) e per la direzione, ed è la sua nona prima, del maestro Riccardo Chailly. Alla regia Kasper Holten mentre Ildar Abdrazakov è il protagonista (è stato davvero supremo, va detto fin da principio!).

Il presidente, con al fianco la figlia Laura dall’eleganza compostamente chic, è stato accolto dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dal governatore lombardo Attilio Fontana e dal sovrintendente Dominique Meyer che ha commentato: “E’ un sollievo” l’annuncio di Regione Lombardia che, contrariamente a quanto detto a fine novembre, non taglierà il contributo alla Scala per l’anno in corso”.

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Il palco reale di questa prima è particolarmente affollato, vista la presenza - dallo stile “blu di paillettes” impeccabile - della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in cui onore è stato eseguito l’Inno alla gioia di Beethoven subito dopo l’Inno di Mameli, oltre che del presidente del Senato, Ignazio La Russa, e della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

I Vip alla Scala

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“Conosce la mia posizione in tema di conflitto in Ucraina, ma penso che la cultura sia un’altra cosa e penso che non bisogna fare l’errore di mescolare dimensioni che sono diverse” ha detto, rispondendo a una domanda sulle polemiche per la scelta di un titolo russo per inaugurare la stagione a Scala. “Noi non ce l’abbiamo col popolo russo, con la storia russa, noi ce l’abbiamo con scelte di chi - ha aggiunto - politicamente ha deciso di invadere una nazione sovrana. È una cosa diversa, secondo me è giusto mantenere le due dimensioni” ha ribadito la premier, alquanto impacciata ed emozionata alla prova dei fotografi per il debutto milanese, ma determinata nel piglio alla prova dei commenti, con la calca dei giornalisti d’intorno, tra i flash scomposti dei fotografi ed un servizio d’ordine particolarmente opprimente. E ancora tra gli ospiti i ministri Gennaro Sangiuliano, Anna Maria Bernini, Adolfo Urso ed Elisabetta Casellati. Il palco, come un condominio davvero affollato, con la compagine “romana” di governo che ha dato prova di voler presenziare come non mai. Intanto il sottosegretario Vittorio Sgarbi, lontano dal teatro, polemizzava sul sovrintendente straniero: ma la sua eco qui era stancamente ripetuta e lontana.

Giudizio

Tornando al centro del tema, ovvero agli artisti protagonisti dell’Opera, merita assolutamente di essere evidenziato il declamato stupefacente di Abradzakov. Bravo, bravo, voce piena. Ineccepibile per fraseggio e non solo. Ottima prova. Dmitry Golovnin è un Grigorij da manuale. Nella cupezza dei toni, Pimen emoziona. Il coro, alle prese con un’opera così complessa, stavolta ha faticato. La regia ha convinto, non proprio tutti come sempre, ma ha convinto, pur peccando di didascalico . E ancora, ma era cosa nota, i costumi sono semplicemente strepitosi. La direzione di Riccardo Chailly è filologicamente al massimo della resa, cupa e austera d’inizio, raddolcita, più fluida e sentita nella seconda parte, come il primo Boris imponeva, con un’orchestra mai prevaricante e una direzione che ha saputo valorizzare il meglio di ogni interprete. Ma anche questa non è una novità, Chailly alla nona prova ancora un drammaturgicamente cum laude. La sua scelta è stata più che vincente, con buona pace delle proteste: guerra a parte, i russi non sono la politica aggressiva dei loro leader scellerati, e la cultura russa è un mondo complesso e pienamente europeo. Boris Godunov, d’altronde, è un’opera imprescindibile, anche per Milano, e Chailly e gli artisti e le maestranze della Scala ne sono stati interpreti superbi. Evviva!

Scala, la prima del “Godunov” con Mattarella e Meloni

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Infine gli ospiti in sala

Quella che passerà come una serata glamour in tono minore, nonostante la folta presenza di politici, ha visto sfilare come da tradizione i protagonisti dell'imprenditoria meneghina e non solo, tra cui il presidente di Banca Intesa San Paolo Gian Maria Gros-Pietro, Francesco Starace, ad di Enel, Emma Marcegaglia, presidente e ad di Marcegaglia Holding, Diana Bracco, ad dell’omonimo Gruppo, Luca Palermo, ad di Fiera Milano, il finanziere Davide Serra, Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, Corrado Passera, numero uno di Illimity . Numerosi quest'anno anche gli esponenti del mondo del cinema: il regista Luca Guadagnino e gli attori Stefano Accorsi, Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco, l’attrice Rocío Muñoz Morales - “la più ammirata della serata” . Per il mondo della cultura l'editore Luca Formenton, il CEO di Adelphi Roberto Colaianni, il Sovrintendete della Pinacoteca di Brera James Bradburne, gli architetti Stefano Boeri, presidente della Triennale, Mario Botta e Italo Rota.

La vernice sui muri del teatro

Fuori le contestazioni lontane. In mattinata lo scempio della vernice sui muri del Piermarini: colori prontamente rimossi dalla facciata, nel pomeriggio non ve ne era già più traccia. Resta da capire quanto questo tipo di protesta, per temi importanti e sacrosanti come la tutela dell’ambiente, abbia senso, quando a farne le spese è il meglio dell’umana produzione, ovvero quel che di più lontano l’uomo ha saputo creare dall’imbarbarimento nefasto dello stupro alla terra e ai suoi ecosistemi.


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