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Prima volta al mondo, l’alleanza tra Car-T e depurazione del sangue vince la leucemia

All'ospedale Bambino Gesù di Roma, sperimentata con successo l’associazione per contrastare gli effetti collaterali dell’immunoterapia

di Francesca Cerati


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2' di lettura

Per la prima volta al mondo una terapia sperimentata dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma(Opbg), e che consiste nella depurazione del sangue del paziente (aferesi), ha contrastato gli effetti collaterali infiammatori e potenzialmente letali della immunoterapia Cart-T.

Le terapie plasmaferetiche sono già impiegate in ambiti critici come la sepsi (causa di una morte su cinque nel mondo) e la chirurgia d’urgenza, per contenere la risposta infiammatoria incontrollata, e ora si prospetta l’utilizzo anche per contenere le complicanze dell’immunoterapia.

Allo stato attuale, la terapia con cellule Car-T rappresenta la nuova e avanzata frontiera per il trattamento dei tumori del sangue refrattari alla chemioterapia. Nel 25% dei pazienti trattati - sia in ambito pediatrico, sia in ambito adulto - si sviluppano però gravi effetti collaterali, la cosiddetta Cytokine release syndrome (Crs)caratterizzata, analogamente a quanto avviene nei pazienti settici, da una risposta infiammatoria incontrollata e potenzialmente letale.

Sino ad oggi, questa grave sindrome è stata trattata con farmaci che non sempre riescono a controllare lo stato infiammatorio, oltre a sopprimere il sistema immunitario e aumentando il rischio di infezione grave.

Il team del Bambin Gesù ha deciso quindi - in questo caso così grave - di ricorrere alla terapia aferetica, con l’obiettivo di depurare il sangue del paziente nella maniera più efficace e rapida possibile. La depurazione del sangue ha consentito di ridurre drasticamente i valori delle citochine, i mediatori dell’infiammazione e della sepsi, sino a livelli di equilibrio impensabili con le attuali terapie farmacologiche, tutto questo senza compromettere il sistema immunitario.

Lo studio - pubblicato su Critical Care Explorations - attesta che il paziente è stato salvato e dimesso dalla terapia intensiva, dopo 15 giorni.

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