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Primarie Pd, guerra cifre tra le mozioni. Ecco come funzionano

di Andrea Gagliardi


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3' di lettura

A 16 giorni dall’inizio del voto nei circoli e ad un giorno dalla fine, mancano ancora i dati ufficiali - seppur parziali - delle primarie Pd. Di ufficiale c'è solo la dichiarazione di 'guerra' tra le mozioni. Celati dalla riservatezza delle fonti parlamentari, alcuni protagonisti quotidianamente producono un bollettino apertamente contestato dalle mozioni opposte. Se per alcune fonti i dati ufficiosi vedono Nicola Zingaretti saldamente in testa con il 48,4 per cento (21.976 voti su 45.398) - distaccando il segretario uscente al 33,4% (15.160 voti), Roberto Giachetti al 13,5% (6126 voti), Francesco Boccia al 3,3% (1506 voti), Dario Corallo allo 0,7% (337 voti) e Maria Saladino allo 0,6% (293 voti), per Tommaso Nannicini, responsabile nazionale della Mozione Martina, le distanze sono ben altre: Zingaretti 44,6 - Martina 40,8 - Giachetti 11,1 - Boccia 2,7 - Corallo 0,4 - Saladino 0,4.

Il regolamento
Ma come funzionano le primarie dem? Il voto nei gazebo per eleggere il nuovo segretario del Partito democratico è fissato per il 3 marzo 2019, a un anno dalla sconfitta elettorale delle Politiche del 2018. Ma la macchina del congresso è in moto già da molti mesi, seguendo le istruzioni del regolamento varato a novembre 2018. Per la quinta volta dalla nascita del PD, nel 2007, il segretario sarà scelto dando l'ultima parola agli elettori. Attraverso, però, una pre-selezione dei nomi in corsa fatta dai soli iscritti al partito.

Il voto nei circoli
I candidati sono sei, dopo il ritiro di Marco Minniti: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina, Roberto Giachetti, Francesco Boccia, Dario Corallo, Maria Saladino. Nel voto riservato ai circoli che si è aperto il 7 e si concluderà il 23 gennaio, partecipano tutti gli iscritti al partito almeno dal 2017 e che abbiano rinnovato la propria tessera nel 2018. In questa fase corrono tutti e sei i candidati. I candidati che otterranno nei circoli almeno il 15% dei voti approderanno al voto dei gazebo, oppure i primi tre a patto che abbiano preso almeno il 5% a livello nazionale.

Le primarie aperte
Per quanto riguarda invece le modalità delle primarie aperte del 3 marzo, si potrà partecipare mostrando un documento d'identità valido e il proprio certificato elettorale. Per sostenere i costi, sarà chiesto un contributo di 2 euro (gli iscritti sono esentati dal pagamento). I ragazzi tra i 16 e i 18 anni potranno anche loro partecipare alle primarie, ma prima si dovranno pre-registrare online. Stessa cosa anche per chi risiede all'estero, per i cittadini comunitari e quelli extracomunitari in possesso di un regolare permesso di soggiorno.

Il ruolo dell’Assemblea Pd
Dopo le primarie, nel giro di due settimane, viene convocata l’Assemblea nazionale. Il cui ruolo può essere decisivo o di pura ratifica. Un po' ricalcando il sistema americano, le primarie non serviranno infatti per eleggere direttamente il segretario ma i delegati che, entro dieci giorni, si riuniranno all’Assemblea Nazionale. Saranno poi i delegati, nominati in maniera proporzionale dalle liste dei vari candidati in base ai voti presi da questi, a eleggere durante l’Assemblea il nuovo segretario.

Tutto dipende da una percentuale: 50%. Se uno dei candidati la supera, incassando la maggioranza assoluta nei gazebo, l’Assemblea non deve far altro che prenderne atto e incoronarlo per 4 anni alla guida del Pd. Se nessuno degli sfidanti riesce nell’impresa, invece, diventa centrale il ruolo dell'Assemblea, che decide con un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati con più delegati al seguito. È chiaro che in questo caso sono decisivi i giochi tra le correnti interne, la capacità di tessere alleanze, soprattutto con i delegati del terzo arrivato alle primarie.


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