al voto il 3 marzo

Primarie Pd: l’asticella è sopra il milione di voti, ma è timore del flop

di Andrea Gagliardi e Emilia Patta


Appello di Prodi per le primarie del Pd

3' di lettura

Basterà l’appello al voto del fondatore dell'Ulivo Romano Prodi a convincere il popolo dem a recarsi numeroso domenica ai gazebo in occasione delle primarie per scegliere il nuovo segretario? Tra pochi giorni lo sapremo. Nicola Zingaretti ha previsto il superamento della soglia psicologica del milione di voti: «Conto su una partecipazione oltre il milione», si è sbilanciato il governatore del Lazio e segretario in pectore del Pd. Maurizio Martina ha parlato addirittura di 2 milioni. Il terzo candidato, Roberto Giachetti non si è sbilanciato ma ha insistito su un successo in termini numerici.

La soglia psicologica del milione di voti
Ma non è scontato che l’ampia partecipazione ci sarà. E questo anche Zingaretti lo sa bene. Se si considera che in occasione della prima consultazione del 2007 votarono in 3,5 milioni e che da allora il trend è stato quello di un calo progressivo, fino a 1,8 milioni di elettori lo scorso anno, se si riuscisse a portare ai gazebo un milione di simpatizzanti ed elettori sarebbe già un piccolo successo. O almeno l’allontanamento dell’incubo flop.

Il nodo della campagna elettorale e lo “scambio” con il confronto tv
È anche per scongiurare il rischio dei gazebo vuoti che Zingaretti, primo in tutti i sondaggi commissionati sulle primarie, ha accettato il confronto tv odierno su Sky di cui non aveva reale necessità. In cambio, se così si può dire, il governatore del Lazio ha ottenuto dalla gestione temporanea del partito - in mano fino alla proclamazione dei risultati delle votazioni al presidente Matteo Orfini, che come molti renziani ed ex renziani appoggia Martina - lo stanziamento di altri 50mila euro, dopo i 50mila già stanziati, per la campagna elettorale dei tre candidati in queste ultime ultime ore, con l’obiettivo di pubblicizzare maggiormente l’evento.

Perché se i sondaggi in mano ai coordinatori della mozione Zingaretti lo danno tra il 58 e il 62%, quindi sopra la soglia di sicurezza del 54% necessaria ad avere la maggioranza negli organi dirigenti del partito (assemblea nazionale e direzione), la scarsa conoscenza tra i cittadini dell’evento primarie di domenica 3 marzo si riverbera sulle stime di affluenza al voto: al momento i simpatizzanti e gli elettori che si dicono sicuri di andare ai gazebo non superano il numero di 800mila. Ancora troppo lontano dalla soglia psicologica.

I precedenti ai gazebo
Difficile ad ogni modo immaginare una massiccia affluenza ai seggi se si considera che il Pd è reduce dalla batosta elettorale del 4 marzo alle politiche (con il minimo storico di 6,1 milioni di voti, pari al 18,7%), che i segnali di ripresa alle regionali di Abruzzo e Sardegna riguardano più la coalizione di centrosinistra che il Pd, e che le primarie dem hanno visto un costante e inarrestabile calo dei partecipanti. Quelle dell'aprile 2017 (svoltesi con sei mesi di anticipo a causa delle dimissioni dell'allora segretario Matteo Renzi dopo la vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016) videro la partecipazione di 1.838.938 persone.

Renzi si impose col 69,17% su Andrea Orlando e Michele Emiliano ma, rispetto alla precedente tornata, registrarono una flessione di quasi un milione di votanti. E come insegna la storia delle primarie negli Usa l'affluenza ai gazebo è direttamente proporzionale ai voti ottenuti dal partito interessato alle ultime politiche: il Pd tra il 2014 e il 2018 ha dimezzato i suoi elettori. Quindi anche un dimezzamento del numero dei partecipanti alle primarie è fisiologico.

Il record di affluenza nel 2007
L'8 dicembre 2013 alle primarie dem votarono in 2.814.881, con Renzi vincitore anche in questa occasione (gli sfidanti erano Gianni Cuperlo e Pippo Civati) con il 67,5% dei consensi. Alle politiche del 24 febbraio 2013, il Pd aveva preso 8,6 milioni di voti (25,4%). Nell'ottobre 2009 i votanti alle primarie furono ancora di più: 3.102.709. In quell'occasione a imporsi fu Pier Luigi Bersani (su Dario Franceschini e Ignazio Marino) con il 53,2%. Alle politiche dell'anno precedente (13 aprile 2008) il Pd aveva superato i 12 milioni di voti (33,18%). Ma il record di partecipazione risale alla prima edizione delle primarie (nell'ottobre 2007) che rappresentò l'atto costituente del principale partito del centrosinistra italiano. In quell'occasione furono in 3.554.169 a recarsi ai seggi. E a imporsi fu Walter Veltroni con il 75,8% dei voti. Il 9 aprile 2006, l'anno precedente, l'Ulivo (il partito “padre” del Pd) aveva preso 11,9 milioni di voti (31,3%).

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