ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI piani del retailer

Primark apre ancora a Roma: «L’e-commerce? Ci stiamo pensando»

Nella Capitale il retailer irlandese raddoppia i negozi nel giro di sette mesi. E non esclude l’avvio delle vendite online. «Vogliamo una moda sostenibile e per tutti», dice Luca Ciuffreda, Head of Sales per l’Italia. Ma è possibile la sostenibilità a prezzi bassi?

di Chiara Beghelli

4' di lettura

È Roma la nuova città preferita di Primark? Nel giro di sette mesi il colosso del fast fashion irlandese ha aperto due negozi nella Capitale: il primo a novembre 2020, 7mila metri quadri nel nuovo centro commerciale Maximo, il secondo il 1 giugno, negli spazi di quello Roma Est. Certamente sono stati ottimi i risultati dei primi mesi dell'arrivo a Roma, un’apertura che ha segnato l’espansione di Primark verso il centro-sud d'Italia dopo il debutto nel 2016: «Roma Maximo è andata ben oltre le aspettative», si legge nell'interim report diffuso il 20 aprile da Abf – Associated British Food, il gigante britannico da 14 miliardi di sterline di fatturato che controlla il retailer.

Il punto vendita di Roma rientra nel piano di otto nuove aperture in Italia previste entro i prossimi 24 mesi, e annunciati a fine marzo dall'azienda: «I successi ad Arese, Milano, Verona e Firenze ci hanno fatto decidere di spostarci verso il centro, con il primo negozio a Roma – racconta Luca Ciuffreda, Head of Sales di Primark Italia -. È stata una grande sfida, perché eravamo nel pieno della pandemia. Ora il programma di aperture proseguirà a Catania, Chieti, Caserta, a Milano in via Torino, dove avrà sede anche il nostro headquarter per l'Italia, Bologna, Torino e Venezia».

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Luca Ciuffreda, Head of Sales Primark Italia

Un anno difficile, ma in ripresa

Primark è presente in 14 Paesi, tutti in Europa tranne gli Stati Uniti, e sta per esordire anche in Repubblica Ceca. L'espansione non si è fermata nonostante la pandemia: «Un altro dato incoraggiante è che proprio nel 2020 abbiamo aperto 12 nuovi punti vendita nel mondo, dando lavoro a 2500 persone», prosegue. Certo, il Covid ha dato una spallata ai conti di Primark: il fatturato dei 390 negozi attivi nel 2021, secondo gli ultimi dati rilasciati da Abf che coprono un periodo da settembre 2020 a febbraio 2021, è stato pari a 2,232 miliardi di sterline, in calo del 40% sull'anno precedente. A perdere terreno sono stati particolarmente i negozi nelle vie dello shopping dei centri storici delle città, a causa della mancanza di turisti e di lavoratori tenuti a casa dallo smartworking.

«Il 2021 ha ancora delle criticità, senza dubbio – dice Ciuffreda -, ma abbiamo fiducia, anche tramite questo nuovo negozio, che darà lavoro a 350 persone. Abbiamo ricevuto 10mila candidature e il 60% dei nostri dipendenti hanno ritrovato un lavoro dopo averlo perso, il 20% invece è alla prima esperienza: il più giovane ha 18 anni, il più maturo 62 ed è prossimo alla pensione. Dei 130 manager del negozio la metà sono persone cresciute internamente, che hanno iniziato come retail assistant».

L’opzione e-commerce è sul tavolo

La centralità del negozio, dell'esperienza fisica dell'acquisto, è ciò che per ora tiene ancora lontana Primark dell'e-commerce. Una scelta che ha avuto indubbie ricadute negative, soprattutto rispetto ai competitor che hanno tenuto i conti con le vendite online, quando i negozi sono restati serrati per lunghi mesi: «Nel mondo digitale abbiamo molto successo, i nostri follower sono 22 milioni. La possibilità di aprire l'e-commerce è sul nostro tavolo, la stiamo esaminando. Non escludiamo nulla. Tuttavia, per noi e per i nostri clienti l'esperienza in store resta centrale: è divertente, nei negozi si può trovare tutto, la moda, con le nostre collaborazioni, gli articoli per la casa, il beauty, il tech. Offriamo wifi e aree relax e in alcuni flagship, come quello di Birmingham o della Gran Via a Madrid, abbiamo anche il bar. Insomma, il nostro focus resta il fisico, ma vagliamo sempre nuove opportunità».

Un'altra, importante novità per Primark è il recente lancio di due linee di abbigliamento realizzate con cotone sostenibile, la Primark Care, su licenza Disney, per i più piccoli, e una collezione di loungewear: di questa, realizzata in collaborazione con il produttore di filati sostenibili Recover, ogni capo è fatto con una percentuale fra il 15 e il 25% di cotone riciclato, mentre il resto è un mix di materiali che includono anche il cotone sostenibile proveniente dal Primark's Sustainable Cotton Programme. I prezzi sono sempre molto contenuti. Da “moda per tutti” a “sostenibilità per tutti”, dunque? La domanda è ricorrente fra i marchi del fast fashion: è possibile essere sostenibili producendo volumi enormi?

Obiettivo una moda sostenibile e democratica

«Per noi la moda deve essere per tutti e sostenibile - sottolinea il manager -, vogliamo aumentare l'utilizzo di prodotti riciclati e in cotone sostenibile, che significa non solo una riduzione dell’uso di acqua e pesticidi, ma anche fare formazione ed educare i coltivatori. Il nostro team di 1200 esperti conduce 3mila audit ogni anno per far sì che siano rispettati di condotta di Primark, le politiche retributive, gli standard su occupazione, salute e sicurezza. Per noi sono argomenti prioritari».

Perché Primark ha prezzi così bassi?

La politica dei prezzi di Primark è certamente uno dei suoi aspetti più interessanti e attraenti per i suoi consumatori. Che non necessariamente comprano “on budget”, ma possono anche divertirsi nel mix&match, soprattutto con le linee in licenza con Disney, Warner Bros, Netflix, Nba, vendute con molto successo anche in Italia. La formula che genera questa amazing fashion at amazing prices (il claim di Primark) è la seguente: «Lavorare con mille fabbriche esterne, condivise anche con i marchi del lusso, in 28 Paesi, e con grandi volumi. Contratti e collaborazioni decennali con i fornitori. Pochissima pubblicità. E contratti che prevedono che il produttore si deve anche occupare del packaging di un prodotto. I produttori si occupano anche del merchandising del prodotto, per cui un capo esce dalla fabbrica già pronto per essere riposto sugli scaffali, abbattendo i costi. Infine, riduciamo al minimo imballaggi e packaging, anche nell'ottica di eliminare la plastica monouso».

I piani di espansione per il resto dell’anno

Secondo la nota di Abf, nonostante la pandemia, tutti i contratti con i fornitori sono stati onorati. E parte dell'invenduto dello scorso autunno-inverno sarà nei negozi alla fine dell'anno. I piani per il resto dell'anno finanziario prevedono un rafforzamento in Europa meridionale e orientale, ma anche, nei prossimi cinque anni, negli Stati Uniti, dove è stata annunciata anche la prossima apertura di due store a New York. Un ottimo segnale non solo per quel mercato, ma per la ripresa globale del retail.

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