alle urne domenica

Primato del diritto svizzero sui trattati internazionali, referendum sovranista a Berna

di Lino Terlizzi

Il presidente svizzero Alain Berset. Il referendum di domenica è un bivio significativo per i rapporti di Berna con la Ue e con il resto del mondo (Reuters)

3' di lettura

La destra nazionalista elvetica prova nuovamente a mettere i bastoni tra le ruote dei rapporti Svizzera-Unione europea. Domenica 25 novembre nella Confederazione si vota sull’iniziativa “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri”, detta anche “Per l’autodeterminazione”. Il partito Udc, cha raccoglie il grosso degli anti Ue elvetici, la sostiene con forza. In sostanza l’iniziativa punta a stabilire in modo sistematico il rango superiore della Costituzione svizzera rispetto ai trattati internazionali. Se fosse approvata, in caso di contraddizione fra un trattato e il diritto elvetico, la Svizzera non potrebbe più applicare il trattato o riadattare le norme interne. Berna dovrebbe rinegoziare con tutti gli Stati interessati ed eventualmente denunciare il trattato.

Un’impostazione di questo tipo potrebbe rimettere in gioco molti trattati sottoscritti dalla Svizzera. Ma è abbastanza evidente, e in alcuni casi anche dichiarato dai suoi esponenti, che l’obiettivo principale dell’Udc è l’Unione europea. La fase è delicata per i rapporti tra Berna e Bruxelles. Non facendo parte dell’Ue e avendo respinto in votazione popolare nel 1992 l’entrata nello Spazio economico europeo, la Svizzera ha regolato da inizio anni Duemila le sue relazioni con Bruxelles attraverso gli Accordi bilaterali, approvati a vari stadi in Parlamento e in votazioni popolari. Il meccanismo ha funzionato sin qui in modo vantaggioso per entrambe le parti. La Ue ha chiesto però un nuovo accordo quadro con la Svizzera, per fare ordine e impedire crepe nei bilaterali. I negoziati sinora non si sono conclusi, sia perché nel frattempo è subentrata la Brexit, sia perché nella Confederazione ci sono divisioni.

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Uno dei punti caldi riguarda proprio le vertenze con l’Ue. Chi alla fine deve esprimere un giudizio? Un’ipotesi di compromesso è quella di un tribunale arbitrale, ma contro ogni compromesso si è scagliata l’Udc, che ha brandito l’iniziativa. Per la verità l’Udc ha anche raccolto firme per un no completo alla libera circolazione delle persone, altro punto caldo, su cui si voterà più avanti.

Nel 2014 l’Udc vinse di misura nella votazione che poneva alcuni limiti alla libera circolazione. Il Governo e il Parlamento elvetici trovarono poi una faticosa intesa con la Ue su questo. Con il no ai “giudici stranieri” e alla libera circolazione l’Udc tenta di far cadere i bilaterali, che aveva all’inizio accettato come alternativa all’adesione all’Ue ma che ha in seguito scomunicato. L’Ue non accetta accordi “à la carte”, dunque cancellare alcuni punti dei bilaterali significa metterli in discussione tutti.

Contro l’iniziativa dell’Udc sui “giudici stranieri” sono schierati il Governo, di cui fanno parte tutti i partiti principali compresa la stessa Udc, e il Parlamento, che ad ampia maggioranza si è pronunciato per il no. Il Governo ha ricordato che la Costituzione stabilisce già quali trattati siano sottoposti al voto del popolo e che in caso di contrasti con la volontà popolare esistono già soluzioni, comprese le modifiche di legge, per risolverli. Far saltare il meccanismo significherebbe mettere a rischio, sottolinea l’Esecutivo, trattati per i commerci, per la tutela del patrimonio culturale, per la protezione dell’ambiente, per la cooperazione di polizia (la Svizzera è nell’area Schengen), per i diritti dell’uomo e altro ancora.

Anche economiesuisse, l’associazione delle imprese elvetiche, è in campo per il no. I trattati sono fondamentali anche sul terreno economico e l’Ue rimane il partner commerciale principale della Svizzera. Un sondaggio gfs.bern/Ssr di inizio novembre dà il no al 61% e il sì al 37%, con il 2% di indecisi. Ma negli ultimi anni i sondaggi, anche in Svizzera, non sempre si sono rivelati azzeccati. La partita è di rilievo e un po’ di incertezza resta. Domenica 25 si vota anche su altri due temi, molto diversi: incentivi agli allevatori per far sì che non vengano più tagliate le corna a mucche e capre (il Governo è per il no) e controlli più stretti, anche con le cosiddette osservazioni segrete sugli assicurati, contro gli abusi ai danni delle assicurazioni sociali (il Governo è per il sì).

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