congiuntura

Primi nove mesi 2018 positivi per l’oreficeria italiana, cresciuta del 4%

di Giulia Crivelli


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3' di lettura

Per avere il quadro completo occorre aspettare i dati dell’interno 2018, ma il quadro che emerge dall’analisi dei primi nove mesi resta comunque positivo per l’oreficeria e bigiotteria italiana. A fronte in particolare dello scenario economico e manifatturiero italiano nel suo complesso, che fa fatica a mantenere segni positivi. Secondo i dati Istat, la produzione e il fatturato del settore dell’oreficeria e bigiotteria sono rimasti in crescita, rispettivamente del 6,1% e del 4%, dopo gli ottimi ritmi registrati nel 2017. I valori delle esportazioni, invece, hanno vistosamente rallentato, complice anche la dinamica del cambio e quella delle quotazioni dei preziosi: nella media del periodo gennaio-settembre, le vendite estere sono calate in valore del 3,8% per l’aggregato che include anche la bigiotteria e del 4,7% per i gioielli in metalli preziosi. Tutti i principali mercati di sbocco evidenziano una contrazione dei valori, con dati significativamente negativi, in particolare, per gli Emirati Arabi Uniti (-18,7% la variazione tendenziale dell'export in valore nei primi nove mesi) e per la Francia (-12,5%), protagonista lo scorso anno di un boom significativo. La diminuzione dei valori esportati è diffusa anche sui territori, con una calo dei tre principali distretti Valenza, Arezzo e Vicenza (nella foto, l’attice Alicia Vikander con un collier Bulgari, che nel distretto di Valenza ha uno stabilimento modello).

È l’aggiornamento della Sintesi quantitativa del settore orafo italiano, frutto della collaborazione tra Club degli Orafi Italia e Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, che da tempo hanno dato vita a questo rapporto congiunto per condividere le rispettive conoscenze sul settore, in un caso basate sull’esperienza di chi da anni sta sul mercato, nell’altro sul patrimonio informativo di un centro di ricerca specializzato sull'analisi quantitativa di una pluralità di settori.

Secondo Stefania Trenti, della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, «il quadro che emerge dalle informazioni dei primi nove mesi evidenzia una tendenza al rallentamento, in parte fisiologica dopo l’exploit del 2017. Da sottolineare, inoltre, come una parte del calo dei valori esportati dipenda dall'andamento dei prezzi e del cambio: l'export in quantità è infatti cresciuto in modo significativo (+24,4% per i gioielli in preziosi nei primi nove mesi). Nel 2019 la tendenza al rallentamento potrebbe accentuarsi, sulla scia dell'andamento atteso nelle economia mature. Gli spazi di crescita internazionale rimarranno comunque elevati per il made in Italy del gioiello che, con 4 miliardi di euro di attivo nel 2017, contribuisce in modo significativo al saldo di commercio estero italiano». Per Gabriele Aprea, presidente del Club degli Orafi Italia, «il calo dell’export dei gioielli preziosi è collegato in parte alla riduzione del prezzo dell’oro, e in parte al calo della domanda in alcuni dei principali mercati di sbocco, quali Emirati Arabi Uniti e Hong Kong». Tra i mercati strategici che, dopo l’accelerazione del 2017, hanno rallentato ci sono gli Stati Uniti. «In un contesto di possibile contrazione della domanda internazionale di gioielleria preziosa, il made in Italy del gioiello – sottolinea Aprea – deve difendere la propria quota di mercato erodendo spazio agli altri paesi produttori. Sfida non facile ma percorribile grazie agli investimenti effettuati da molte aziende italiane in tecnologia, innovazione di processo, progettazione organizzativa. Forti di un heritage e di un expertise di assoluto rispetto, dobbiamo guardare al futuro con fiducia nelle nostre capacità, impegnandoci al massimo e preservando l' entusiasmo, la determinazione e la positività, tipiche delle pmi familiari che rappresentano la gran parte del made in Italy del gioiello.»

Segnali positivi per il settore erano arrivati anche da VicenzaOro, la fiera che si tiene due volte all’anno in uno dei tre principali distretti orafi del nostro Paese. VicenzaOro January si era chiuso il 23 gennaio con presenze dall’estero (60% del totale) in forte crescita. Stati Uniti e Cina hanno confermato la performance del 2018 e trend positivi sono venuti anche dall’Europa: il trittico Germania Svizzera Austria ha segnato un +12% delle presenze, il Regno Unito l’11,7%, la Francia il 10,5% e la Spagna il 9,6%. Anche il Nord Europa è cresciuto del 10,5%.

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