primi COLLOQUI CON I PARTITI

Governo, Conte accetta con riserva: «Priorità alla manovra». Salvini: il 19 ottobre in piazza

«Mi metterò subito all'opera per una manovra che contrasti l'aumento dell'Iva, tuteli i risparmiatori, dia una solida prospettiva di crescita e sviluppo sociale», annuncia il premier incaricato Giuseppe Conte. Che ha avviato subito le consultazioni con le forze politiche. Salvini: il 19 ottobre in piazza

di Nicola Barone


Conte: «Voglio un paese in cui tutti paghino le tasse, ma meno»

6' di lettura

Primi passi per il Conte bis. Al Quirinale il premier dimissionario ha ricevuto dal presidente della Repubblica l’incarico di formare un nuovo governo in base all’intesa politica manifestata nelle consultazioni da Cinque Stelle e Pd. Giorni tormentati di negoziati fra i partiti e nei partiti stessi aprono il campo alla fase di definizione della squadra e del programma, un lavoro che verrà condotto dal professore in prima persona, laddove non mancano problemi irrisolti come il ruolo per Luigi Di Maio e l'incognita del voto sulla piattaforma Rousseau. Sciolti questi nodi, verrà sciolta la riserva. Al centro delle prime consultazioni del premier incaricato anche il ruolo dei piccoli partiti, decisivi per la tenuta della maggioranza al Senato.

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«Oggi stesso avvierò le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari», annuncia Conte. «Siamo agli albori di una nuova legislatura europea e dobbiamo recuperare il tempo perduto per consentire all'Italia il ruolo da protagonista che merita. Il Paese ha l'esigenza di procedere speditamente». È tempo di una «stagione riformatrice, di rilancio, di speranze, che offra al paese certezze». Gli incontri con i gruppi parlamentari si svolgeranno in due giorni nella Sala dei Busti della Camera: oggi i presidenti delle Camere e le forze politiche minori: Autonomie, Sogno Italia, Psi e LeU.

Il bilancio dei colloqui, a fine giornata, vede la Svp (Autonomie) orientata all'astensione sul Conte bis e il voto favorevole del Psi (un senatore, Nencini) e dell'Union valdostane. +Europa tace al momento, divisa tra la "mozione" Bonino, contraria all'alleanza Pd-M5S e quella Tabacci, favorevole. Si schiera con Conte anche Leu, e siccome i piccoli partiti saranno decisivi per la sopravvivenza del governo (al Senato, in particolare) Articolo 1 o Sinistra Italiana alla fine potrebbero anche portare a casa un ministero. Domani sarà la volta dei partiti maggiori, nell'ordine: FdI, Lega, FI, Pd, e M5S. Nella delelgazione, fa sapere il Carroccio, non ci sarà Salvini (forse per evitare imbarazzi dopo gli attacchi arrivati da Conte al momento delle sue "comunicazioni" al Senato del 20 agosto).

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Nelle intezioni del premier incaricato c'è «un Paese migliore, un Paese che abbia infrastrutture sicure, reti efficienti, che si alimenti con energie rinnovabili, che valorizzi i beni comuni, che integri stabilmente nella propria agenda politica il benessere ecosostenibile, che rimuova diseguaglianze di ogni tipo». Ancora, «un Paese di riferimento nella protezione delle persone con disabilità, che non lasci che i giovani si disperdano con esperienze all'esterno ma che sia un Paese attraente per giovani che sono all'estero, che veda un Mezzogiorno rigoglioso. Un Paese nel quale la pubblica amministrazione non sia permeabile alla corruzione, un Paese con una giustizia più equa ed efficiente dove le tasse le paghino tutti, ma proprio tutti, ma le paghino meno».

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Come detto, uno dei nodi da sciogliere sono i tempi del voto su Rousseau della base pentastellata. «Quando faremo la consultazione è ancora presto per dirlo. Oggi inizia il percorso del presidente incaricato e vediamo ora quali sono i tempi che ci darà Conte», spiega cauto il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli. Il capogruppo alla Camera, Francesco D'Uva, ricorda che al Movimento «non interessano le poltrone» ma «vuole dare continuità ad un progetto che è stato interrotto: un progetto che guarda caso riguarda anche il taglio dei parlamentari», rilanciando così una delle priorità dei 5 Stelle. Apertura anche all'abolizione dei decreti sicurezza, partendo dai rilievi del capo dello Stato, «che sicuramente non possono essere ignorati».

Rimane da capire anche quale piega prenderà la contesa per i vice a Palazzo Chigi. Come alternativa alla necessità di indicarne due, contestata dai democratici, non è escluso che il capo del governo scelga alla fine di puntare esclusivamente su di un solo sottosegretario alla presidenza del Consiglio. A complicare le cose, l'intervento a sorpresa di Beppe Grillo per un governo fatto di ministri competenti con i politici relegati in secondo piano. A Luigi Di Maio non sono andate giù le accuse legate a interessi personali nella partita e a riprova viene citata l'offerta della Lega, respinta, per una sua premiership. «Adesso dobbiamo mettere al centro le persone e i loro problemi. Impostiamo un metodo di lavoro per rimettere al centro i cittadini e stamani siamo qui, alla Camera, proprio per questo. Grazie ai capigruppo, ai capicommissione, a ogni singolo eletto, a tutti gli attivisti che stanno investendo tempo ed energie per continuare a realizzare il nostro programma di governo», scrive il capo politico del M5S su Facebook.

Intanto su tutta la stampa internazionale rimbalzano le notizie in arrivo dall'Italia. Per il Wall Street Journal il patto impedirà, almeno per ora, la crescita di Matteo Salvini e della sua Lega apertamente sovranista, «un partito fedelmente anti europeo che sino a inizio mese governava con in 5 Stelle in una coalizione precaria». Dalla prospettiva del leader del Lega «questo governo nasce a Bruxelles per far fuori quel rompipalle di Salvini. E queste parole sono disgustosamente chiare». In una diretta Facebook il ministro dell'Interno tuona contro l'intesa fra ex alleati e democratici. «Oggi guarda caso parla l'ex commissario tedesco Oettinger e dice che Bruxelles è pronta a fare qualsiasi cosa per far nascere questo governo e ricompensarlo. Quelli che ci hanno sempre richiamato all'ordine sulla legge Fornero e quant'altro». L'attacco è frontale e vedrà nell'appuntamento annuale di Pontida un primo momento simbolico di protesta leghista in chiave di opposizione. Poi «il 19 ottobre penso a una grande giornata di orgoglio italiano».

«Conte è il primo iscritto al Partito democratico. Ora ci si trova ad avere il presidente della Repubblica che arriva dal Partito democratico, il presidente del Consiglio che ha ammesso di aver votato Partito democratico e magari avranno anche il vicepresidente. Si legge Conte, si scrive Monti», attacca Salvini. E il Viminale rende nota una lettera di stima al nostro ministro dell'Interno del premier ungherese e leader dei sovranisti europei Viktor Orban: «Non dimenticheremo mai che sei stato il primo leader europeo occidentale a voler fermare il flusso dei migranti illegali» .

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Nel presentare il via libera del Pd mercoledì al Quirinale il segretario Nicola Zingaretti ha posto in primo piano un programma che evidenzi una «chiara discontinuità delle ricette economiche in chiave redistributiva e di equità sociale». Nel tavolo di confronto fra i capigruppo dei due partiti sono stati già abbozzate le convergenze a partire dalla cornice generale rappresentata dal rispetto delle regole condivise a livello europeo. Al di là della questione della sterilizzazione dell'Iva, su cui entrambi concordano, è dato per scontato un impegno, già in legge di Bilancio, per il taglio del cuneo fiscale. «Una revisione delle concessioni pubbliche, non solo quella di Autostrade, ci trova perfettamente d'accordo. Non c'è alcuna timidezza su questo» assicura il capogruppo dem alla Camera ed ex ministro delle
Infrastrutture Graziano Delrio conversando con i giornalisti in Transatlantico. «L'obiettivo è una maggiore protezione dei beni pubblici».

Con il M5S «ci sono punti in comune» ma anche «alcune situazioni che vanno risolte, per esempio le modalità di riduzione della pressione fiscale e la giustizia», sintetizza lavicesegretaria dem Paola De Micheli, reduce da un pomeriggio di confronto al Nazareno con lo stato maggiore Pd. «Contiamo che nelle consultazioni - conclude - il presidente Conte, ascoltando le nostre ragioni, si faccia portatore delle questioni programmatiche che solleviamo per arrivate a un buon esito, ma non vi nascondo alcune divergenze e differenze su cui lavorare nei prossimi giorni». Da risolvere, ad esempio, le divergenze sul Fisco: il Pd chiede il taglio dei cuneo fiscale a favore dei lavoratori.

Il Pd, riferisce a Radiocor la senatrice Annamaria Parente, che fa parte del tavolo dem su lavoro e welfare istituito per lavorare al programma del nuovo governo propone un taglio "progressivo" da 15 miliardi di euro in tre anni già nella prossima manovra. «Al posto di una flat tax iniqua, aiutiamo lavoratori e imprese e incentiviamo l'occupazione, una logica continuazione degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato degli under 35», spiega Parente. Sia Pd che M5S fanno notare che la priorità della legge bilancio 2020 resta comunque lo stop all'aumento dell'Iva.

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