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Primo giorno senza la Ue, Londra è nell’era post-Brexit

«Ora siamo liberi»: toni trionfalistici a Downing Street, rammarico a Bruxelles: «Ci mancherete». Al confine pochi gli intoppi con il fraffico attutito da festività e pandemia

di Nicol degli Innocenti

Brexit: i rintocchi del Big Ben che "dicono addio" all'Europa

4' di lettura

Benvenuti nel 2021: così Boris Johnson ha augurato buon anno ai cittadini britannici. Il 1° gennaio è stato non solo l’inizio di un nuovo anno ma anche di una nuova era per la Gran Bretagna, come ha sottolineato il premier nel suo messaggio alla nazione. Il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea dopo 47 anni.

«È un momento incredibile per il nostro Paese, il trampolino per il rilancio nazionale - ha declamato Johnson - Abbiamo la libertà nelle nostre mani e sta a noi utilizzarla al meglio».

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A Downing Street il tono è di rivincita, soddisfazione, perfino trionfo. La Gran Bretagna è ora «libera di fare le cose diversamente dalla Ue e, se necessario, meglio della Ue», ha detto il premier.

A Bruxelles invece il sollievo per la fine di quattro anni di difficili negoziati è temperato da un senso di rammarico e perfino rimpianto. «Ci mancherete», ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Meno indulgente il presidente francese Emmanuel Macron, che ha dichiarato che la scelta di lasciare la Ue è stata «figlia di molte bugie e false promesse». Una critica non troppo implicita a Johnson, ex leader della campagna contro la Ue in vista del referendum del 2016 e oggi premier che ancora insiste che Brexit rappresenta il migliore di tutti i mondi possibili per la Gran Bretagna.

Partenza “soft”

La prima giornata di “piena indipendenza” è passata senza problemi. Non ci sono stati intoppi ai confini, grazie soprattutto al traffico lieve in un giorno di vacanza. A Dover le code di migliaia di camion di due settimane fa si sono volatilizzate, ma potrebbero formarsi di nuovo appena finita la pausa natalizia.

L’accordo commerciale tra Londra e Bruxelles infatti ha eliminato tariffe e quote, ma ha introdotto un gran numero di barriere non tariffarie come dichiarazioni doganali, licenze speciali, formalità e certificazioni, test di conformità e controlli, che si prevede rallenteranno le procedure alle frontiere.

La Gran Bretagna ha sospeso l’introduzione dei controlli sulle merci in arrivo dalla Ue per sei mesi, con una mossa unilaterale che la Ue non ha ricambiato. I controlli sui camion in arrivo dal Regno Unito sono iniziati ieri come previsto.

La fine della libertà di circolazione, fortemente voluta da Londra, ha portato a limiti ai movimenti anche in Inghilterra. I camion non possono entrare nel Kent, la contea di Dover, senza un permesso speciale di accesso che dura solo 24 ore. Chi viene fermato senza deve pagare una multa di 300 sterline ed è costretto a tornare indietro.

Intesa su Gibilterra

Un’intesa in extremis, raggiunta poche ore prima della fine dell’anno, ha facilitato la soluzione di un altro confine problematico: quello tra Spagna e Gibilterra.

Dopo secoli di tensioni tra Londra e Madrid sul “territorio britannico d’oltremare”, i due governi hanno concordato che Gibilterra farà parte dell’area Schengen per permettere al confine di restare aperto.

Non ci saranno controlli alla frontiera tra Gibilterra e Spagna, ma solo al porto o all’aeroporto per chi arriva dall’estero. L’intesa facilita la vita dei cittadini del territorio, il 96% dei quali aveva votato a favore di restare nella Ue nel referendum del 2016, ma che non risolve la questione della sovranità britannica su Gibilterra, che la Spagna disputa.

Conclusa Brexit e disinnescata la mina Gibilterra, Johnson può essere soddisfatto. Il premier però sa di dover affrontare molte sfide quest’anno. La più urgente e difficile è l’epidemia, che secondo lo stesso ministro della Sanità è «fuori controllo». Il Paese è in lockdown, i morti aumentano a un ritmo di quasi mille al giorno mentre i nuovi contagi quotidiani superano i 55mila. L’obiettivo di effettuare vaccinazioni di massa potrebbe scontrarsi con i ritardi nei rifornimenti e i problemi logistici di distribuzione e somministrazione.

La tentazione scozzese

Un altro problema all’orizzonte è il desiderio della Scozia di tornare europea, anche scegliendo l’indipendenza da Londra. L’eloquente messaggio della premier Nicola Sturgeon ieri è stato: «La Scozia tornerà presto, Europa. Lasciate accese le luci».

La leader dell’Snp, il partito nazionalista, conta sul previsto trionfo alle elezioni per il rinnovo del Parlamento di Holyrood in maggio per chiedere un secondo referendum sull’indipendenza. Brexit, fortemente osteggiata da due terzi degli scozzesi, ha dato nuovo impeto al movimento separatista.

Il confine irlandese

L’altra parte dolente del Regno Unito è l’Irlanda del Nord, che resta parte del mercato unico e dell’unione doganale e quindi nell’orbita Ue per evitare il ritorno a un confine interno sull’isola.

Nonostante le promesse di Johnson di tutelare a ogni costo l’integrità del Regno Unito, da ieri c’è di fatto un confine nel mare d’Irlanda.

L’obbligo di presentare una dichiarazione doganale e certificati sanitari per i prodotti che arrivano dalla Gran Bretagna è stato sospeso per tre mesi per evitare problemi, ma i controlli scatteranno il primo aprile.

Il governo britannico ha minimizzato l’impatto del nuovo regime, ma il ministro degli Esteri irlandese ha dichiarato che i cambiamenti saranno «profondi e fondamentali». Secondo Simon Coveney gli scambi tra le due isole, che valgono 80 miliardi di euro all’anno, «saranno soggetti a controlli e dichiarazioni, burocrazia e scartoffie, costi e ritardi».

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