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Primo stop ai ricavi dell’industria

A giugno - 0,2%. Su base annua (+18%) pesa l’effetto listini ma il progresso in volume è limitato all’1,6%. Calo annuo solo per i mezzi di trasporto

di Luca Orlando

(Kzenon - stock.adobe.com)

2' di lettura

Primo stop ai ricavi dell’industria dopo cinque mesi, con un calo dello 0,2% rispetto al mese precedente. Frenata congiunturale oscurata tuttavia dal confronto annuo, che vede ancora una volta una crescita a doppia cifra, consolidando il bilancio dei primi sei mesi dell’anno: +20,6% tra gennaio e giugno.

Ad una prima lettura si potrebbe anche parlare di nuovo miracolo economico. Quando mai, in effetti, i ricavi dell’industria si erano impennati in questa misura e con tale continuità, presentando il sedicesimo mese consecutivo in crescita a doppia cifra?

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Prima lettura, quella dei dati sul fatturato dell’industria a giugno, che propone un roboante +18%, crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente che parrebbe segnalare un ottimo stato di salute della nostra manifattura. Aumento che tuttavia avviene in una fase di inflazione esplosiva, in cui i prezzi al consumo raccontano solo in parte ciò che accade a monte. Con i prezzi alla produzione, il primo livello di scambio di prodotti o componenti che ha effetto sull’industria, a lievitare a giugno di oltre il 30%.

Così, quello che in termini nominali pare un aumento monstre, si ridimensiona alquanto depurando il dato dell’effetto prezzi e guardando solo ai volumi prodotti. Volumi che crescono su base annua solo dell’1,6% (scendendo invece dell’1,6% rispetto a maggio), mentre i valori incrementano del 17,3%.

Segnali di rallentamento che arrivano come si è visto anche guardando al confronto con maggio, dove si registra un calo dello 0,2%, prima frenata dopo cinque mesi ininterrotti di rialzi.

Tra i settori, l’unica eccezione negativa riguarda i mezzi di trasporto, dove i ricavi sono in calo a causa della continua debolezza del settore auto mentre altrove si registrano solo segni più. Con valori quasi raddoppiati nelle attività correlate all’energia: +81% per le attività estrattive, +71,6% per i prodotti raffinati.

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