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Principi e princìpi: tre motivi di mangement per valorizzare i secondi

Occorre prevenire le situazioni di difficoltà ricorrendo a fondamenta solide e a progetti valoriali radicati per affrontare le molte sfide di oggi

di Costanza Biasibetti *

(vege - Fotolia)

4' di lettura

Mi sento come se tutto mi stesse sfuggendo di mano. Le notizie dal mondo ci svolazzano attorno come mosche fastidiose: alcune le cacciamo con la mano (per poi vederle tornare dopo poco all’attacco), altre le osserviamo attentamente in attesa che ci offrano il momento giusto per una cinquina. Attorno a noi, svolazzano quotidianamente mosche enormi, grandi quanto draghi: minacce nucleari, crisi energetiche, assurde guerre che usano un assurdo vocabolario bellico (assurdamente invariato dopo tutti questi anni di chiari insuccessi).

Tra tutte queste mosche nere, alcune mosche bianche (che non pungono) svolazzano attirando meno sguardi di quanti ne meriterebbero. Penso alle scelte sostenibili delle aziende che decidono di non risparmiare sul futuro, ai passi avanti che la Global Inclusion sta portando con sè nei contesti professionali, culturali e sociali, penso alla morte di vecchiaia della Regina Elisabetta II, la sovrana più longeva del secolo.

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Non che sia una “bella” notizia, anzi tutt’altro, ma di certo non inattesa e di certo non (troppo) traumatica: uno stuolo di prìncipi e principesse, la corte del Commonwealth e centinaia di sovrani e capi di Stato, provenienti da ogni parte del mondo, ha accompagnato il feretro della Regina in un lungo, discreto e pacifico saluto. Le immagini di quell’omaggio così sincero mi sembravano provenire in diretta da una di quelle palle di vetro piene d’acqua in cui agiti la neve: un mondo altro in cui, almeno per poco, sono taciuti le bombe e gli spari sui confini.

Cosa può entrare nella palla di vetro? Dove trovare uno spazio franco in cui analizzare le mosche che ci ronzano intorno selezionando con cura quelle da cui guardarsi e quelle da allontanare? Princeps, il principe, è letteralmente “colui che viene per primo”. Aggiungo io: colui che ha la visuale per vedere senza ostacoli davanti, che può e deve ponderare il futuro, perchè il futuro è nelle sue mani.

Se ci siamo sentiti anche noi in corteo con il nostro dolore distaccato per la perdita di Elisabetta, abbiamo il diritto e il dovere di sentirci prìncipi del nostro futuro, di quello del nostro team e della nostra organizzazione, di quello della nostra famiglia. Spetta a noi sfruttare la palla di vetro per considerare, valutare, ponderare e poi prendere con consapevolezza scelte che aprono orizzonti sul futuro, che spaccano quella palla e ci riportano alla realtà.

Una realtà fatta (anche) di mosche, con le quali funziona un solo tipo di repellente: custodire dei princìpi in cui crediamo fermamente. Prendiamoci - allora - un tempo per ripartire, per stilare il nostro personale elenco dei valori e per dare uno sprint di energia al nostro domani.

1) Il caffè verde e le filiere brevi: David Brussa, CSO di Illy Caffè, ha raccontato ai microfoni del podcast Italic, le scelte di sostenibilità della propria azienda. In particolare, ha parlato del “caffè verde” e cioè del caffè non ancora tostato, quello che si raccoglie dalla pianta nelle coltivazioni di caffè di Africa e Sudamerica. La sostenibilità inizia lì: va al principio, all’origine, ci invita a considerare filiere più brevi per avere maggior visuale su prodotti e servizi che stiamo scegliendo. Qual è il caffè verde all'interno dei nostri progetti? Da dove vogliamo iniziare per non perdere mai le fila di ciò che stiamo coltivando, giorno dopo giorno?

2) Sprint e fondamenta: parliamo di inizi, partenze e sprint. Chi parte per primo, non è detto che arrivi primo alla meta. Ma chi parte con un buon inizio, pensato e calibrato, sicuramente arriva alla meta con successo. Chi inizia bene un progetto, chi fonda una start up, chi brevetta un’idea modellata e plasmata dopo anni di tentativi, lo deve fare consapevole che si tratta delle fondamenta dell'architettura del futuro. E che su questo non si può risparmiare. Ci sono dei progetti su cui partiamo già scarichi? Ripartiamo. Ci sono invece degli aspetti da ripensare perchè non ci ricordiamo neppure come e perchè siano iniziati? Ripensiamoci.

3) La serie migliore: “Con questa serie tv devi portare pazienza la prima stagione, ma poi la seconda…”. Ma perchè dobbiamo portare pazienza? Perchè i nostri clienti devono portare pazienza? Perchè non possiamo partire dall’incipit con uno storytelling accattivante e coinvolgente, e soprattutto credibile? Qual è la versione migliore di noi stessi? Individuiamola. E partiamo da lì con la nostra prima serie. Se quella già iniziata non ci convince, chiudiamola e ripartiamo. Sarà una produzione di maggior qualità, successo e (per noi) motivo di orgoglio.

Ma tutte le cose che iniziano, prima o dopo proseguono. Se vi sentite già fuori dalla palla di vetro, nel mezzo di un progetto in corsa, pieno di sviluppi, mosche bianche e nere, e se sentite che le cose vi stanno un poco sfuggendo di mano, non temete. I princìpi non stanno solo all'inizio. E i prìncipi non sono solo quelli che vengono per primi nel corteo del re, ma quelli che vengono per primi a sentire le notizie e coloro che devono per primi prendere una posizione di principio. Quelli che devono fare il primo passo, gestire la contingenza, organizzare la flotta.

Siamo chiamati ad essere manager principi, nel prevenire le situazioni di difficoltà ricorrendo a fondamenta solide e a progetti valoriali radicati. Ma anche nel saper affrontare le sfide (molteplici) del mondo in cui siamo immersi, scacciando meno mosche possibili, cercando magari di farle amiche. Chi ben comincia è un prìncipe. E chi ben continua l’opera, lo fa su princìpi radicati per un futuro che non sfugge dalle mani e non è chiuso in una sfera di vetro.

* Consulente di Newton Spa


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