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Priolo, decreto del governo per l’amministrazione fiduciaria

L’ipotesi è seguire il modello della raffineria tedesca Rosneft: non si tratta di una vera e propria nazionalizzazione

di Carmine Fotina

Priolo, vertice al Mimit per salvare le raffinerie

3' di lettura

Avanza l’idea di salvare la raffineria di Priolo con un passaggio temporaneo sotto la gestione statale. Non una vera nazionalizzazione, secondo quanto si è ricostruito al momento da fonti coinvolte, ma un procedimento simile a quello adottato dalla Germania per le raffinerie Rosneft.

Una norma potrebbe approdare al consiglio dei ministri forse già il 30 novembre, o a quello della settimana successiva, con la possibile forma del decreto legge. Ci sono comunque ancora valutazioni dei ministeri coinvolti: Imprese e made in Italy, Ambiente e sicurezza energetica oltre all’Economia che mantiene una certa prudenza. La soluzione è complessa, tecnicamente si tratterebbe di una forzatura giuridica ma in un eventuale confronto con la Commissione il governo potrebbe far valere appunto il precedente tedesco dell’amministrazione fiduciaria. A questo si ispira un emendamento del senatore siciliano Antonio Nicita (Pd), preparato per il Dl Aiuti quater, ma il cui schema di massima potrebbe coincidere almeno nelle linee principali con l’intervento che il governo studia d’urgenza.

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Isab, proprietaria di due raffinerie nel cuore della zona industriale di Siracusa, fa capo alla russa Lukoil e rischia di chiudere stretta nella tenaglia tra il mancato credito delle banche, che temono sanzioni indirette, e l’embargo del petrolio russo da raffinare che scatta il 5 dicembre.

La strada della nazionalizzazione

Al momento la nazionalizzazione, cioè l’acquisizione diretta del pacchetto di controllo societario da parte dello Stato italiano, sembra una strada molto ardita. Si lavorerebbe invece, mutuando la legge tedesca sulla sicurezza energetica, innanzitutto, come in Germania, ad estendere l’attuale campo di applicazione del «golden power», cioè i poteri speciali da parte del governo, per applicarli ad atti e delibere anche diversi e precedenti a un’operazione di cessione.

Rilevanza strategica nazionale

Poi, laddove sia dimostrato che è a rischio la continuità operativa, gli impianti, considerati un’infrastruttura critica di rilevanza strategica nazionale, potrebbero essere sottoposti a un regime di amministrazione fiduciaria temporanea (ad esempio la proposta di Nicita prevederebbe 6 mesi prorogabili al massimo fino a un anno). In sostanza, l’ipotesi normativa prevede una sorta di commissariamento statale a tempo. Durante questo periodo la proprietà potrebbe continuare a valutare eventuali offerte di cessione, che sono in questa fase caldeggiate dal governo: contatti, anche mediati da advisor, sarebbero in corso ma occorre tempo per valutarne la praticabilità.

Non solo Priolo

Un imprevedibile intreccio di scadenze e di urgenze, ereditate dal precedente governo, impone in questi giorni scelte radicali al ministero delle Imprese e del made in Italy e al ministero dell’Economia. Non solo per il futuro di Priolo. Il 30 novembre dovrebbero essere in programma nuovi contatti tra i ministeri coinvolti e gli azionisti di Acciaierie d’Italia (ex Ilva), cioè ArcelorMittal e in rappresentanza del governo Invitalia, controllata del Tesoro. Siamo alle ultimissime battute per definire le posizioni in vista dell’assemblea prevista per il 2 dicembre. Il governo spinge per portare lo Stato in maggioranza in Acciaierie holding, anticipando quindi rispetto a maggio 2024 la salita di Invitalia dal 38% al 60%, come condizione, oltre al cambio della governance, per liberare l’aumento di capitale da 1 miliardo previsto dal Dl Aiuti bis. In alternativa l’esecutivo vorrebbe un intervento pari passu del socio privato.

ArcelorMittal tiene il punto, sulla base dell’accordo firmato lo scorso maggio che ha rinviato al 2024 il cambio della maggioranza. Sullo sfondo, fonti politiche fanno filtrare l’intenzione dello Stato di andare al contenzioso se necessario, anche se potrebbe essere soprattutto un modo per accrescere la leva negoziale.

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