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Priolo, Urso (Mimit): soluzione del governo entro metà dicembre

Tre le strade percorribili per salvare le raffinerie Isab Lukoil: copertura Sace per nuove linee di credito, richiesta all’Ue di deroga all’embargo per il petrolio russo, acquisizione

di Sara Deganello

Priolo, vertice al Mimit per salvare le raffinerie

5' di lettura

«Abbiamo preso l’impegno a rivederci entro metà dicembre con delle soluzioni che noi pensiamo di poter mettere in campo per quella data». Lo ha affermato il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, al termine dell’incontro sulla raffineria Isab Lukoil di Siracusa al Mimit insieme al ministreo dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin, ai rappresentanti delle istituzioni locali e alle parti sociali. «L’impianto di Priolo è un asset strategico per la nostro sistema produttivo per la nostra filiera industriale del settore chimico in modo specifico e quindi è un interesse nazionale», ha detto Urso.

Il ministro ha spiegato quali sono le strade percorribili: «La prima via è quella ulteriore confronto con il sistema bancario, per capire se innalzando il livello di copertura Sace, le banche sono disponibili a finanziare l’investimento». Altra ipotesi è una «strada che dobbiamo percorrere in sede europea, per capire se è possibile utilizzare gli stessi strumenti concessi da altri paesi europei che si sono trovati nelle stesse condizioni», in particolare la deroga all’embargo. Infine «ove ci fossero investitori che intendono rilevare l’impianto, noi garantiremmo un livello di prescrizione, che lo strumento golden power consente quando si tratta di asset strategici» a patto che vengano mantenuti «i livelli occupazionali, produttivi e gli investimenti per la salvaguardia dell’ambientale».

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Renato Schifani, presidente della regione Sicilia presente all’incontro, ha aggiunto di giudicare «opportuna l’iniziativa del ministro di interloquire con Abi, con l’intera associazione bancaria italiana».

I sindacati

«Non abbiamo ricevuto alcuna garanzia concreta per mantenere la continuità produttiva e quindi occupazionale della raffineria. I ministri hanno preso l'impegno di riconvocare il tavolo in tempi strettissimi vista la volontà di percorrere ogni strada», hanno commentato i Cgil nazionale, Filctem Cgil, Fiom Cgil al termine dei lavori: «Chiediamo al Governo, non solo ai ministeri, di agire in tempi strettissimi su tutti i livelli, compreso il confronto europeo, e di usare tutti gli strumenti nazionali, a partire dalla golden power e dalla garanzia Sace necessaria per assicurare le linee di credito. Da questo punto di vista è grave l'assenza del sistema bancario al tavolo di questa mattina».

La manifestazione

Il 18 novembre è stato anche il giorno della mobilitazione generale. «Chiediamo l’intervento di Sace! Chiediamo la nazionalizzazione» e «Il tempo è finito! Adesso lo stato faccia da garante. I lavoratori Isab» sono alcuni degli striscioni arrivati a Roma con una delegazione dei circa 10mila lavoratori del gruppo di Priolo e dell’indotto siracusano. «Auspichiamo che attraverso Sace il governo possa dare continuità lavorativa a tutto l’indotto», ha detto un lavoratore, occupato nel gruppo da 20 anni. Altrimenti «sarebbe una catastrofe, una bomba lavorativa e sociale per tutto il territorio».

Il 5 dicembre

Il 5 dicembre è la data in cui scatta l'embargo contro il petrolio russo deciso dall'Ue. Da quel giorno resteranno a secco le raffinerie Isab di Priolo, nel cuore dell'area industriale siracusana, controllate dalla svizzera Litasco, che fa a sua volta capo alla russa Lukoil. Andranno verso lo spegnimento, con oltre mille dipendenti a casa, più i duemila circa dell'indotto: in diecimila se si considera l'intero polo che, vista l'interconnessione delle aziende dell'area, sono a rischio. Un colpo mortale per l'industria in Sicilia, come continuano a denunciare imprenditori, sindacati, politici.

L’incontro Urso-Schifani

L'8 novembre il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha incontrato il presidente della Regione siciliana Renato Schifani, concordando sulla strategicità degli impianti Isab e sulla necessità di assicurarne la continuità produttiva. Il ministro aveva appurato la disponibilità di Sace a intervenire ove richiesto, proprio in vista della convocazione di un tavolo con l'azienda, le parti sociali e gli enti locali il prossimo 18 novembre: all'incontro romano sono andati in 42 al capezzale dell'Isab. Per lo stesso giorno Cgil, Cisl e Uil Siracusa hanno proclamato lo sciopero generale di tutte le categorie impegnate nell'area industriale. Diverse migliaia di persone hanno partecipato al corteo a sostegno dell’area industriale.

A Siracusa, diverse miglia di persone partecipano al corteo promosso da Cgil e Uil a sostegno dell'aera industriale di Priolo e, in particolare, della vertenza Lukoil (Ansa)

La “comfort letter” del governo

Urso aveva già ribadito un intervento in tempo utile. Il primo, da parte del governo, è stato l'emissione, il 28 ottobre, di una comfort letter che ha attestato che Isab, Lukoil Italia, Litasco e Public Joint Stock Company Oil Company Lukoil non sono sottoposte a sanzioni. L'obiettivo era quello di rassicurare i fornitori, soprattutto le banche, ma nulla si è mosso. Le linee di credito bancario verso l'impianto siciliano sono state interrotte allo scoppio della guerra in Ucraina: comportamento tecnicamente definito overcompliance. Isab ha potuto operare finora solo grazie alle forniture russe. Senza nuovo credito, non riesce a comprare greggio da altri Paesi.

I crediti garantiti da Sace

La comfort letter ha preso forma dopo il tavolo al Mise del 17 ottobre con i rappresentanti dell'azienda, di Intesa Sanpaolo, UniCredit e Sace, in cui si è parlato anche di un eventuale credito garantito dallo Stato. A quella data, Intesa aveva già costituito una task force dedicata e con UniCredit rimaneva in attesa di un business plan aggiornato. Sace concordava sulla «necessità di una due diligence e sulla nomina di un advisor legale che segua le questioni legate alle sanzioni». Soddisfatte queste richieste entro il 21 ottobre, si è parlato di una garanzia «efficace per la metà del mese di dicembre». In quel caso, Isab ha lamentato una «limitata operatività fino a marzo 2023» e dal Mise la risposta è stata: l'azienda dovrebbe utilizzare le risorse finanziarie proprie o della controllante Litasco, senza effettuare distribuzioni di dividendi.

Come è riportato nel verbale di incontro al Mise tra le parti del 2 agosto, ai vertici di Isab che avevano richiamato le misure al sostegno della liquidità del Decreto Aiuti, il Mef aveva precisato che «sollevano in misura parziale – tra il 70% ed il 90% – gli istituti rispetto al requisito patrimoniale per i finanziamenti erogati. Non si tratta invece di assunzione di rischio per Sace: il rischio di solvibilità di Isab rimane al 100% in capo agli istituti». Si può dunque intuire la prudenza delle banche.

La via dell’acquisizione

La strada dell'acquisizione è una possibilità. Al Sole 24 Ore risulta che sia stata contattata EY, che non ha commentato, per studiare la valorizzazione degli asset. A Priolo arrivano regolarmente offerte di interesse da più parti del mondo. In particolare, nelle ultime settimane, ne risultano arrivate quattro, una italiana e altre dal Medio Oriente. Ma, al momento, senza la volontà necessaria per chiudere subito l'operazione. Così l'unico contatto serio è stato col fondo Usa Crossbridge Energy Parners. Ma, come ha riportato il Financial Times, la Lukoil avrebbe rifiutato l'offerta. In vista del 5 dicembre, la via si fa sempre più stretta e l'intervento promesso del governo si riduce a pochissime opzioni. La nazionalizzazione, per esempio.

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