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Prisa vola in Borsa dopo l’ingresso di Vivendi nel capitale

Prisa è il big per eccellenza dell’editoria in Spagna, con El Pais, il primo quotidiano del Paese. Per il gruppo francese l'operazione non è molto rilevante dal punto di vista finanziario, ma lo è molto da quello strategico

di Giuliana Licini

(Reuters)

3' di lettura

Prisa decolla alla Borsa di Madrid dopo l’annuncio dell’entrata nel capitale di Vivendi con una quota del 7,6%.Il titolo della Promotora de Informaciones, questo il nome ufficiale sul listino, è arrivata a guadagnare anche più del 13%. La spedizione spagnola di Vivendi non sembra, invece, trovare grande seguito tra gli investitori alla Borsa di Parigi, dove il titolo della media company transalpina è in calo. L’operazione, di cui non è stato reso noto il costo, non appare particolarmente rilevante dal punto di vista finanziario, visto che sulla base della capitalizzazione di Prisa alla chiusura di ieri (664,7 milioni di euro), l’investimento per Vivendi è stimabile in poco più di 50 milioni. Dal punto di vista strategico, la rilevanza dell’iniziativa del gruppo francese nello scacchiere dei media europei, è considerevole, soprattutto tenendo conto che si tratta di un’operazione ‘cross-border’.

A vendere a Vivendi – stando ai rumour – sarebbe stata la holding Rucandio della famiglia Polanco, titolare proprio del 7,6%. Prisa è il big per eccellenza dell’editoria in Spagna, con El Pais, il primo quotidiano del Paese, As, il secondo quotidiano sportivo e Cinco Dias, il secondo quotidiano finanziario. Al gruppo fanno capo anche ElHuffPost, S Moda, MeriStation (specializzata nei videogiochi) e Planeta Futuro. Con le sue pubblicazioni e le sue controllate Prisa è presente in 24 Paesi (in America Latina soprattutto), in Francia è azionista di Le Monde con il 20% e ha anche una forte presenza nel settore dei libri di testo e degli strumenti scolastici con Santillana. Il gruppo, tuttavia, è in perdita da alcuni anni. Nel 2019 il rosso è stato di 182,3 milioni, sia pure in miglioramento rispetto alla perdita di 269 milioni del 2018, con un fatturato di 1,09 miliardi. Nei primi nove mesi del 2020 il gruppo ha risentito pesantemente dell’impatto del Covid-19: l’Ebitda è dimezzato a 82 milioni e il risultato netto è negativo per 209 milioni, con un debito in aumento a 1,1 miliardi. In Prisa, d’altro canto, Vivendi si ritroverà in compagnia di Amber Capital, che è il principale azionista del gruppo spagnolo con il 29,8%. Il fondo attivista britannico di Joseph Oughourlian è al fianco di Vivendi nell’offensiva su Lagardere, di cui sono i primi azionisti, in contrasto con Arnaud Lagardere sulla gestione e la governance del gruppo. Anche Lagardere è un big dell’editoria, con marchi quali Hachette e Larousse e i giornali quali Elle, Paris Match e Le Journale de Dimanche. Vivendi, dal canto suo, è proprietaria della casa editrice francese Editis, oltre a controllare la tv Canal+, Havas, Universal Group Music, i video giochi di Gameloft (ed essere la prima azionista di Telecom Italia e la seconda azionista di Mediaset).

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Il gruppo francese sottolinea che l’acquisto della quota in Prisa rientra nella sua strategia di diventare “un leader globale” nel settore dei contenuti, dei media e della comunicazione, ampliando il suo accesso ai mercati di lingua spagnola, incluso quello ispanico negli Usa. Il gruppo in Spagna controlla la società di produzione tv Bambu Producciones e uno dei principli studios di produzione di video giochi. “La strategia di Vivendi ha sinergie molto chiare” con quelle indicate da Prisa, e “l’investimento di Vivendi va a sostegno dei futuri sviluppi”, del gruppo spagnolo, è la sottolineatura che giunge da Parigi. Il mercato resta, dunque in attesa, degli sviluppi.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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