USA «PROFONDAMENTE DELUSI»

Privacy: la Corte giustizia annulla accordo sul trasferimento dati personali Ue-Usa

All’origine del procedimento c’è la denuncia dell’attivista Max Schrems per il trasferimento di suoi dati nei server Usa. La rabbia di Washington: i flussi di dati sono essenziali

di Alberto Magnani

default onloading pic
(AFP)

All’origine del procedimento c’è la denuncia dell’attivista Max Schrems per il trasferimento di suoi dati nei server Usa. La rabbia di Washington: i flussi di dati sono essenziali


2' di lettura

La Corte di giustizia europea ha dato ragione all’attivista austriaco Max Schrems e dichiarato «invalido» il cosiddetto Privacy Shield: un meccanismo concordato da Ue e Usa per inviare dati sugli utenti negli Stati Uniti, utilizzato da Facebook e altre migliaia di aziende per il trasferimento di informazioni da una sponda all’altra dell’Atlantico. Al tempo stesso, però, la Corte ha approvato un secondo meccanismo di trasferimento dati noto come «clausole contrattuali tipo», pur esigendo il rispetto di livelli adeguati di privacy.

La vittoria a metà di Schrems (e la sconfitta della Commissione)
Schrems aveva presentato un esposto contro Facebook, per chiedere di vietare il trasferimento dei suoi dati da Facebook Ireland ai server localizzati negli Usa. La Commissione gli aveva dato torto, di fatto, pubblicando una decisione (1250/2016) dove ribadiva che «l’adeguato livello di protezione» dei dati era garantito dal meccanismo del Protection Shield, entrato in vigore nel luglio di quell’anno.

Loading...

Un verdetto ora ribaltato e annullato dalla Corte di giustizia europea, assestando un nuovo colpo all’esecutivo dopo la sconfitta con Apple sul maxi-risarcimento al fisco irlandese. «Le limitazioni sulla protezione dei dati personali che emergono dalla legge domestica degli Usa sulla privacy», ha dichiarato la Corte, fanno sì che i dati dei cittadini Ue «non siano al sicuro» una volta trasferiti nei server al di là dell’Atlantico. Nel 2015, sempre su reclamo di Schrems, la Corte aveva già dichiarato invalido un meccanismo analogo al Protection Shield e ribattezzato «Safe Harbour».

L’attivista si è dichiarato soddisfatto della sentenza, anche se il tribunale lussemburghese non ha accolto tutte le sue istanze. La Corte ha confermato la legittimità dei cosiddetti Scc (standard contractual cases, ndr), un altro accordo per il trasferimento di dati dalla Ue agli Usa, validando in questo caso la decisione 87/2010 dell’esecutivo sulla materia. Se fosse arrivata una bocciatura anche in questo senso, un grosso numero di aziende statunitensi si sarebbe trovata costretta a bloccare in toto il trasferimento di informazioni tra i due Continenti.

Gli Usa: profondamente delusi da Corte Ue
La reazione degli Usa non si è fatta attendere. Washington è «profondamente delusa» dalla scelta di mettere fuori gioco il Privacy Shield, con il rischio di complicazioni per le
migliaia di aziende che ne fanno uso. Wilbur Ross, il segretario Usa al Commercio, ha dichiarato che sta «studiando la decisione per comprenderne appieno l'impatto pratico». Gli Usa, aggiunge Ross, resteranno «in stretto contatto con la Commissione Ue.Speriamo di limitare le conseguenze negative per le relazioni economiche transatlantiche pari a 7,1 trilioni di dollari che sono così vitali per i nostri rispettivi cittadini, aziende e governi».

Ross si dice preoccupato di garantire i «flussi di dati» fra le due economie. «I flussi di dati sono essenziali non solo per le aziende tecnologiche, ma anche per le aziende di ogni dimensione in ogni settore - ha detto - Man mano che le nostre economie continuano il loro recupero post-Covid-19, è fondamentale che le aziende - inclusi gli oltre 5.300 attuali partecipanti allo scudo per la privacy -, siano in grado di trasferire i dati senza interruzione, coerentemente con le forti protezioni offerte dal Privacy Shield»

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti