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Privacy, Facebook paga 5 miliardi e promette cambiamenti radicali

di Biagio Simonetta


Maxi multa a Facebook, 5 mld dollari per caso Cambridge Analytica

3' di lettura

Lo scandalo Cambridge Analytica, che nella primavera del 2018 ha messo a dura prova la credibilità di Facebook, costa carissima al colosso di Menlo Park. Nelle ultime ore, la stessa Facebook ha ufficializzato di aver pattuito una multa da 5 miliardi di dollari con la Federal Trade Commissione, l’ente di vigilanza statunitense che si è occupato della faccenda. Si tratta della sanzione più alta mai inflitta a un'azienda per violazione della privacy dei consumatori. Quasi venti volte più pesante della multa più alta mai comminata per lo stesso motivo a livello mondiale.

Joe Simons, presidente dell'Ftc, ai margini dell’accordo ha commentato che «nonostante le ripetute promesse ai miliardi di utenti mondiali, Facebook ha danneggiato le scelte dei consumatori» e che «l’ampiezza della multa da 5 miliardi e le indicazioni di condotta sono senza precedenza nella storia della Ftc e hanno l’obiettivo non solo di punire le future violazioni, ma, cosa più importante, cambiare l’intera cultura sulla privacy di Facebook per diminuire la possibilità di nuove violazioni».

Zuckerberg cambia Facebook
Per commentare il patteggiamento record di 5 miliardi di dollari siglato con la Federal Trade Commission, il Ceo di Facebook, Marck Zuckerberg, ha scritto un lungo post sul suo profilo, nel quale ha annunciato che la sua azienda apporterà «cambiamenti strutturali notevoli su come sviluppiamo i nostri prodotti e su come gestiamo il gruppo».
«Abbiamo la responsabilità di proteggere la privacy delle persone – ha aggiunto Zuckerberg - Lavoriamo già sodo per onorare questa responsabilità ma stiamo per fissare standard completamente nuovi per il settore».

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Zuckerberg ha spiegato che tutti i dirigenti dovranno certificare che il lavoro da loro supervisionato rispetta gli impegni presi sulla privacy: «Così come abbiamo una commissione del nostro Cda che supervisiona i nostri controlli finanziari, creeremo una nuova commissione sulla privacy nel nostro board per supervisionare il nostro programma sulla privacy». Il Ceo di Menlo Park ha detto di aspettarsi «una revisione dei sistemi tecnici per documentare ogni rischio per la privacy e su come li gestiamo». E per far questo, è convinto che i nuovi impegni presi richiedano «centinaia di ingegneri e oltre mille persone in tutto il gruppo». Zuckerberg ha anche annunciato che arriverà un nuovo Privacy Officer, che si interfaccerà direttamente con il board indipendente che verrà creato. «Ci aspettiamo che ci vorrà più tempo per sviluppare nuovi prodotti andando avanti», ha detto ancora Zuckerberg. Sostenendo che gli impegni presi «vanno oltre quanto richiesto attualmente dalla legge», il Ceo ha spiegato che i cambiamenti che il gruppo si prepara a fare sono da lui sostenuti perché «credo che ridurranno il numero di errori che facciamo e ci aiuterà a garantire una protezione più forte della privacy per tutti».

L’impatto sulle finanze di Facebook
Per quanto la multa da 5 miliardi sia la più alta mai comminata per fatti legati alla privacy, l’impatto economico su Facebook non sarà da capogiro. Sicuramente 5 miliardi sono una cifra molto elevata per chiunque, ma il colosso di Menlo Park può contare su in giro d’affari che gli assicura un fatturato annuo di oltre 55miliardi di dollari all'anno e un profitto di poco al di sopra dei 22 miliardi. La multa inflitta dalla Federal Trade Commission peserà sulle finanze di Facebook qualcosa in meno dei ricavi netti di una trimestrale. Niente che possa mandare Zuckerberg e la sua azienda in rovina, insomma.

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Il caso Cambidge Analytica
È il 17 marzo 2018, quando il New York Times e The Observer scatenano il caso Cambridge Analytica. La società londinese viene accusata di aver utilizzato, in modo illegale, i dati personali di 50milioni di utenti Facebook a scopo elettorale. In poche ore Facebook annuncia, con una nota ufficiale, di aver bandito l’utilizzo della piattaforma all’azienda britannica. Ma non basta: il social network e Mark Zuckerberg finiscono immediatamente sotto accusa. Il 22 marzo Mark Zuckerberg è costretto, dagli eventi, ad intervenire in prima persona. Il Ceo di Facebook scrive un post nel quale chiede scusa per quanto successo e sottolinea che Facebook ha commesso degli errori. Il 10 aprire sempre Zuckerberg compare davanti al Congresso degli Stati Uniti. Un'audizione durante la quale emerge una linea piuttosto morbida della politica Usa nei confronti di Facebook. Il 2 maggio 2018 Cambridge Analytica dichiara bancarotta. Che fine abbiano fatto i dati degli utenti rimane, ad oggi, un mistero. L'11 maggio le azioni di Facebook tornano a respirare: il valore ritorna ad essere uguale ai giorni pre-scandalo, dopo un crollo del 30 per cento. Tutto finito, insomma. Fino a oggi, con la multa da 5 miliardi che chiude il caso, ma rimane una pietra miliare in fatto di dati personali e Internet.

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