Interventi

Privacy, salute e ripresa delle attività sociali e produttive: il bilanciamento efficace che serve

Analizzando le azioni dei paesi dove il contagio è stato efficacemente contenuto e quelle che pensano di mettere in campo altri paesi, si capisce che la tecnologia è la chiave per realizzare soluzioni che integrino sistema sanitario, forze dell'ordine e istituzioni

di Massimo Proverbio

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(EPA)

Analizzando le azioni dei paesi dove il contagio è stato efficacemente contenuto e quelle che pensano di mettere in campo altri paesi, si capisce che la tecnologia è la chiave per realizzare soluzioni che integrino sistema sanitario, forze dell'ordine e istituzioni


5' di lettura

L'emergenza posta dal Covid-19 ci ha costretti a limitare al minimo le attività economiche per salvaguardare la salute dei cittadini.

Lo “shutdown” prescritto dalla presidenza del Consiglio dei ministri ha consentito di ridurre la propagazione del virus, limitando le pressioni sul sistema sanitario nazionale che è così in grado di salvare più vite, sia dei contagiati sia di chi ne ha bisogno per altre patologie.

Il prolungarsi della chiusura delle attività produttive ha però come conseguenza l'indebolimento di un paese fragile che rischia di non essere in grado di sostenere il sistema di stato sociale (welfare) a cui siamo abituati.

La scelta fatta è sicuramente giusta e opportuna, ma ora è necessario anche studiare e pianificare l'uscita da questa situazione e instaurare una “nuova normalità”.

LE TRAIETTORIE DEI PAESI
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Il ritorno alla normalità potrebbe essere raggiunto nel momento in cui la contagiosità di Covid-19 si interrompesse, come è successo alla SARS in passato, o venissero identificate cure efficaci o ancor meglio un vaccino, ma i tempi non sono prevedibili e abbiamo bisogno di risposte immediate.

Ad esempio, a Wuhan, dopo quasi due mesi dalla messa in quarantena totale e dopo un mese e mezzo di chiusura completa delle fabbriche, la Cina sta provando a riaprire gradualmente le attività.

Il Governo ha sicuramente fatto un percorso condivisibile avviando la ricerca di soluzioni tecnologiche per affrontare il problema (è in corso un bando gara a cui si sono candidate ben più di 300 società), ma la tecnologia è solo un aiuto a scelte politiche che si devono fare ora e subito.

Analizzando le azioni dei paesi dove il contagio è stato efficacemente contenuto e quelle che pensano di mettere in campo altri paesi, inclusi i nostri vicini europei, si capisce che la tecnologia è la chiave per realizzare soluzioni che integrino sistema sanitario, forze dell'ordine e istituzioni.

Attraverso la tecnologia è possibile mettere in atto rapidamente e in modo capillare le azioni decise da sanitari, forze dell'ordine, tecnici e politici.
Ad esempio, il governo di Hong Kong ha imposto, per le persone positive o in arrivo da altri paesi, l'obbligo di quarantena che è controllato attraverso sistemi di geolocalizzazione (nel caso specifico WhatsApp).

La Cina richiede un “self check” sanitario che, in base allo stato di salute dichiarato ed alle località visitate, consente ai singoli diversi gradi di libertà di movimento. Sempre in Cina il controllo della mobilità delle persone è realizzato con sistemi di riconoscimento facciale integrati con le telecamere di controllo. Le autorità di polizia hanno accesso a queste informazioni per verificare il rispetto delle disposizioni. Il sistema sanitario, sempre tramite la tecnologia, può sciogliere le riserve e dare libertà di movimento al cittadino o intervenire.

Il governo sudcoreano e quello israeliano hanno realizzato soluzioni di tracciatura degli spostamenti delle persone. Quando una persona risulta affetta da Covid-19 le autorità possono risalire ai contatti stretti che questa persona ha avuto con altri, consentendo di intervenire in modo tempestivo sui potenziali “infetti” ad esempio effettuando tamponi in modo mirato o almeno predisponendo per tali soggetti la quarantena.

SOLUZIONI (APP) ADOTTATE PER FRONTEGGIARE COVID-19
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Negli ultimi giorni anche la Regione Lombardia ha lanciato l'app “allertaLOM” per tracciare l'andamento del virus chiedendo ai cittadini di compilare, su base volontaria e in forma anonima, un apposito questionario “Covid-19”. Nei giorni successivi allo shutdown erano stati usati i dati delle celle telefoniche (es Tim, Vodafone, …) per capire la mobilità delle persone all'interno della Regione.

Risulta chiaro però, anche dagli esempi illustrati, che la tecnologia rappresenta un supporto per un modello gestionale della crisi chiaro e univoco che integri forze dell'ordine, sistema sanitario, autorità e cittadini.

Definire il modello di gestione del Covid-19 non è complesso, ma comporta la valutazione di cosa è realizzabile (es. quanti tamponi si riescono a fare) e di scelte politiche (es. quale bilanciamento si vuole avere tra efficacia della soluzione e privacy).

Le variabili sono molte: la tracciatura delle persone può essere volontaria o obbligatoria, si può limitare il più possibile l'utilizzo dei dati o farne un uso il più esteso possibile. Le conseguenze sulla efficacia della soluzione e sui tempi entro cui una soluzione ha effetto sono evidenti .

Più siamo disposti a condividere i nostri dati e rivedere le regole della privacy, cosa che per altro anche la Germania, come riportato da Der Spiegel, sta valutando, più la riapertura del sistema produttivo e il nostro ritorno alla normalità saranno probabili e veloci.

Ricordiamoci che molti di noi danno costantemente il consenso all'utilizzo dei propri dati per avere notizie o avere accesso a servizi voluttuari (es Facebook, Houseparty, … e i fornitori di servizi “gratuiti” sanno tutto di noi). Come possa non essere opportuno cedere gli stessi dati per il bene comune della Nazione? Sarà necessario ritornare sui temi legati alla privacy, ma ad emergenza indirizzata.

Il non compiere una scelta subito rischia di rendere vani tutti i sacrifici finora fatti. Rischiamo infatti che, sotto la pressione della crisi e delle esigenze economiche, si riaprano le attività produttive senza avere un modello di contenimento del contagio; in quel caso, la riapertura potrebbe essere solo temporanea e portare in tempi brevi ad una nuova crisi.

Il Governo sta ponendo massima attenzione all'evoluzione della situazione di emergenza, anche grazie ai diversi gruppi di lavoro istituiti dal ministro per l'Innovazione, Paola Pisano, in accordo con il ministero della Salute.

Nell'agenda delle priorità alcuni punti hanno particolare rilievo:
1. Definizione delle politiche di “uscita dello shutdown” (livello di privacy; adesione obbligatoria /volontaria, se volontaria riapre solo chi aderisce o tutti; quali dati usare, chi li custodisce e chi ne ha accesso, con che ruolo del Garante della Privacy, etc..) valutandone la effettiva fattibilità e le implicazioni
2. Pianificazione di un modello di riapertura (quali attività – es Cantieristica - quali modalità operative, quale profilo del personale, con che tempistiche in dipendenza della evoluzione dei contagi)
3. Nomina di un responsabile per la messa in opera di quanto sopra
4. Creazione di processi e i sistemi a supporto (infrastrutture, persone, sistemi, enti da coinvolgere, modalità di distribuzione ai singoli, comunicazione/formazione ecc.)

Il confronto con le realtà internazionali è certamente utile nell'ottica di “adottare” soluzioni già sperimentate, ponendo come obiettivo di fondo il bilanciamento tra privacy, salute e ripresa delle attività sociali e produttive.

ESEMPI DI SOLUZIONI PER LA TRACCIATURA
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La diffusione di una APP di tracciatura è uno dei passi da compiere in fretta ma deve essere una soluzione coerente con le scelte fatte in merito alle modalità di riconoscimento dei contagiati e dei potenziali contagi (es numero di tamponi gestibili, affidabilità dei questionari digitali a complemento, controllo dell'isolamento in quarantena, etc.).

Inoltre, deve essere anche il presupposto per ottenere una base dati ampia e affidabile per gli studi sulla propagazione del contagio. La tracciatura può essere fatta salvaguardando molto la privacy (es QR Code) ma l'obbligatorietà deve essere misurata a fronte dell'efficacia di una probabile adozione diffusa (oltre 80%) di una soluzione volontaria.
Per realizzare tutto ciò è probabilmente necessaria una regia unitaria e forte, con decisioni rapide.

* Chief IT, Digital & Innovation Officer Intesa Sanpaolo

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