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Virus e privacy: a datori di lavoro e Comuni «vietato» diffondere i dati dei contagiati

Scuole, Comuni e datori di lavoro non possono far conoscere l'identità di chi è stato colpito dal virus e anche strutture sanitarie e istituti di ricerca devono fare attenzione

di Antonello Cherchi

Coronavirus: arriva app, privacy e cancellazione dati

Scuole, Comuni e datori di lavoro non possono far conoscere l'identità di chi è stato colpito dal virus e anche strutture sanitarie e istituti di ricerca devono fare attenzione


3' di lettura

Nessuna diffusione dei dati delle persone contagiate o di quelle messe in quarantena: il vincolo vale anche per le strutture sanitarie e per i Comuni. Questi ultimi, tra l’altro, devono prestare particolare attenzione nel gestire i nominativi delle persone più fragili, che in questo momento hanno bisogno di particolari aiuti. Come chi si trova in difficoltà economica e ricorre ai buoni spesa. O gli anziani soli che necessitano dei servizi, laddove sono stati attivati, come la consegna a domicilio della spesa. O ancora chi si trova in isolamento a casa e non può uscire per gettare i rifiuti e richiede il ritiro porta a porta.

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Le raccomandazioni arrivano dal Garante della privacy, che ha risposto a diversi quesiti su azioni che coinvolgono l’uso di dati personali. L’Autorità ha preso in considerazione cinque settori - sanità, enti locali, lavoro, scuola, ricerca - e ha messo a fuoco, attraverso le Faq, i principali problemi sollevati in queste settimane dalla raccolta e gestione delle informazioni che più ci appartengono. Un lavoro di chiarimento che arriva dopo le prime indicazioni di fine marzo rivolte al mondo della scuola (si veda anche Il Sole 24 Ore del 6 aprile).

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Dati particolari

Insomma, non è solo la app Immuni, di tracciamento dei contagi, a chiamare in causa la privacy. In questo periodo di emergenza, la raccolta di dati personali è particolarmente incalzante. A cominciare da quelli delle persone contagiate o che si sono sottoposte al tampone o ad altri trattamenti sanitari. Informazioni che devono essere gestite da ospedali, Comuni e Regioni, Forze di polizia, datori di lavoro. In quanto informazioni relative allo stato di salute - quelle che prima si chiamavano “sensibili” e il regolamento europeo sulla privacy ha ribattezzato “particolari” - sono tra le più delicate, da maneggiare con particolare attenzione.

Scuola, le risposte del Garante della Privacy

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Ma non sono le sole. Ci sono anche i dati di studenti e insegnanti alle prese con le videolezioni, dei lavoratori che hanno continuato ad andare in fabbrica o in ufficio o che oggi si apprestano a ritornarvi o dei passeggeri a cui viene rilevata la temperatura prima della partenza.

Lavoro, le risposte del Garante della Privacy

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Le tutele nell’emergenza

Per quanto l’eccezionalità della situazione consenta alcune deroghe al normale uso dei dati personali - concessioni permesse, in nome dell’interesse pubblico, dal regolamento europeo sulla privacy e rafforzate dalle norme nazionali emanate sulla scia dell’emergenza - le tutele fondamentali restano.

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Nelle Faq il Garante ricorda, per esempio, che il datore di lavoro non può far conoscere al resto del personale l’identità di eventuali dipendenti contagiati, così come non deve comunicarla al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Altrettanto deve dirsi per le scuole, che non sono tenute a comunicare alle famiglie degli alunni la notizia di eventuali parenti di studenti risultati positivi al virus. Spetta alle autorità sanitarie - chiarisce l’Autorità guidata da Antonello Soro -ricostruire la mappa dei contatti dei contagiati e informarne gli interessati.

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E, a proposito di comunicazione da parte delle strutture sanitarie, il Garante dà il via libera perché gli ospedali o altre realtà mediche attivino un servizio di call center per informare i parenti dei ricoverati da coronavirus, così come ritiene legittimo che possano dare indicazioni via mail a chi è in isolamento domiciliare.

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